Shure Demise riscrive la storia della Paris Marathon, Crippa incanta sotto l’Arco di Trionfo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non è stata soltanto la vittoria di Yeman Crippa, quella che resterà negli annali dell’atletica italiana, a segnare la 49ª edizione della Schneider Electric Marathon de Paris. C’è stato un altro pezzo di storia, forse meno raccontato ma altrettanto impressionante, che arriva dal fronte femminile: quello di Shure Demise. L’etiope, infatti, ha letteralmente polverizzato il record della corsa, fermando il cronometro a 2 ore, 18 minuti e 34 secondi. Un tempo che non solo le è valso il gradino più alto del podio, ma che ha migliorato il precedente primato della gara di oltre un minuto, un margine notevole su una distanza così lunga e competitiva. La sua è stata una prestazione in solitaria, quella di un’atleta che ha fatto della velocità un’arma letale, distaccando con decisione le rivali negli ultimi chilometri e diventando la seconda donna nella storia della manifestazione a infrangere la barriera delle 2h20. Un’impresa che acquista un sapore ancora più speciale, considerando che per lei si è trattato del rientro in gara dopo una pausa per maternità.

Il dominio etiope e la chiusura sotto le 2h20

Se Demise ha viaggiato su ritmi stratosferici, il suo successo è stato ampiamente sostenuto dalla scorta di lusso delle compagne di nazionalità. Il podio femminile, infatti, ha assunto una connotazione prettamente africana, ma con una netta prevalenza delle atlete etiopi. Alle spalle di Demise, a completare il quadro d’onore, si sono piazzate Misgane Alemayehu (seconda con 2h19:08) e la keniana Magdalyne Masai (terza con 2h19:17). A dare ulteriore prova della profondità del movimento etiope, ci ha pensato Enatnesh Alamrew Tirusew, giunta quarta con un crono di 2h19:18. Quattro atlete, tutte sotto le 2 ore e 20 minuti: un dato statistico che racconta di una gara femminile giocata su ritmi forsennati fin dai primi passaggi, una vera e propria “corsa a eliminazione” ad altissima velocità. Le prime quattro della classifica hanno infatti dimostrato una condizione di forma straordinaria, trasformando le strade di Parigi in un laboratorio a cielo aperto per la maratona moderna.

Yeman Crippa, un italiano nella storia

Se la cronaca rosa è stata monopolizzata dalla furia di Demise, sul fronte maschile a rubare la scena – e il cuore degli appassionati – ci ha pensato Yeman Crippa. L’azzurro ha infranto un muro che sembrava invalicabile da quasi un quarto di secolo: nessun italiano, prima di lui, aveva mai vinto la maratona nella capitale francese. Con il tempo di 2h05:18, Crippa ha siglato il suo primato personale, cancellando il precedente limite di 2h06:06 e issandosi al secondo posto tra le migliori prestazioni italiane di sempre, alle spalle del record nazionale di Iliass Aouani. Per trovare un europeo capace di trionfare su questo tracciato, bisogna tornare indietro fino al 2002, quando fu il francese Benoit Zwierzchiewski a tagliare per primo il traguardo. La gara dell’azzurro è stata un capolavoro di pazienza e potenza: rimasto nel gruppone di testa per gran parte del percorso, Crippa ha piazzato l’allungo decisivo quando mancavano ormai pochi chilometri, precisamente nel tratto in pavé in leggera discesa all’interno del Bois de Boulogne, staccando l’etiope Bayelign Teshager (2h05:23) e il keniano Sila Kiptoo (2h05:28).

L’analisi di una vittoria costruita nei dettagli

A differenza di altre cadute di rendimento che lo avevano tradito nelle maratone precedenti, Crippa ha mostrato una maturità tattica inedita. La sua gestione delle energie è stata esemplare, come testimoniano i passaggi intermedi: un parziale alla mezza maratona di 1h03:14 e un impressionante negative split nella seconda parte di corsa, chiusa in 1h02:04. “La mia carriera da maratoneta inizia oggi”, avrebbe raccontato al traguardo, un’affermazione che assume un peso specifico notevole se si considera il suo passato fatto di ritiri e crisi fisiche oltre il trentesimo chilometro. Questa volta, invece, è stato proprio nel finale, quando gli avversari hanno accusato il colpo, che l’azzurro delle Fiamme Oro ha saputo trovare la reazione giusta, scrollandosi di dosso i fantasmi delle precedenti esperienze sulla distanza. Con quasi 60mila partecipanti al via e un livello di concorrenza altissimo, quello di Parigi si conferma un palcoscenico mondiale dove l’Italia, grazie a Crippa, ha finalmente potuto iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro.

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