Crippa vince a Parigi e infrange il tabù della maratona italiana
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Redazione Sport
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La domenica che ha restituito all’Italia due medaglie europee di marcia – con Francesco Fortunato e poi l’altra – ne ha regalata un’altra, forse più inattesa, sulle strade asfaltate della capitale francese. È l’Italia che conosce la fatica, quella dei muscoli in ossidazione e del respiro che diventa preghiera, a scrivere la pagina più bella della lunga distanza: Yeman Crippa, trent’anni compiuti a Trento ma con un’infanzia etiope alle spalle, è diventato il primo italiano a vincere la maratona di Parigi. Un’impresa che mancava da ventidue anni a un europeo, da quando nel 2002 s’impose il francese Zwierzchiewski, e che adesso porta il nome di un ragazzo di cinquantadue chili capace di correre i 42,195 chilometri in 2h05’18’’.
La domanda che si ripeteva: “sono un maratoneta?”
Prima di ieri, Yeman – Yemaneberhan per l’anagrafe, “il braccio destro di Dio” in amarico – si era interrogato a lungo su quella vocazione. Solo a febbraio, nonostante il record italiano alla mezza maratona di Napoli (59’01”), aveva confidato gli ultimi dubbi sulla gestione di quel romanzo di formazione che è la maratona, scritto però con i guantoni da pugile. Ieri la risposta è stata fragorosa: non solo ha vinto, non solo è diventato il secondo azzurro più veloce di sempre, ma ha rispettato fino in fondo il cerimoniale parigino. Al traguardo di Avenue Foch ha aspettato l’ultimo dei sessantamila runner, un gesto che racconta più di ogni dichiarazione il suo rapporto con questa disciplina.
Dall’orfanotrofio in Etiopia al primato in pista
Crippa è partito dalle corse campestri, convocato ai Mondiali già a sedici anni, e si è poi trasformato in uno specialista di pregio sulla pista. Non è un caso che sia lui il primatista italiano dei 10.000 metri: quella velocità di base, unita a una maturazione tattica mai scontata, gli ha permesso di gestire la maratona di Parigi senza crollare negli ultimi chilometri. Lui che sognava il calcio da bambino, prima di finire in un orfanotrofio in Etiopia e poi venire adottato dal Trentino, ha trovato nella corsa su strada una nuova dimensione. “A Parigi ho corso la maratona perfetta”, ha detto al traguardo, ricordando che in molti gli ripetevano: “non fa per te”.
Cinquantamila battiti e un cerimoniale rispettato
La stagione europea delle grandi maratone urbane è ormai al suo culmine, e quella di Parigi – che richiama sessantamila partecipanti da ogni parte del mondo – resta una delle più affascinanti. C’è qualcosa di magnetico in quei 42 chilometri che attraversano le capitali come un filo invisibile di emozioni, disciplina e bellezza architettonica. Crippa ieri ha saputo dosare la foga del mezzofondista puro e la pazienza del maratoneta di lungo corso. Non ha ceduto alla tentazione di forzare, ha aspettato il momento, e quando è scattato nessuno è riuscito a riprenderlo. Ora quel feeling tanto cercato – “sento di essere un maratoneta” – non è più una speranza ma un fatto scritto nel bronzo della classifica.




