Yeman Crippa vince la maratona di Parigi e firma la seconda prestazione italiana di sempre
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Redazione Sport
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Nella città che aveva assistito al suo anonimo venticinquesimo posto olimpico del 2024, Yeman Crippa ha trasformato l’asfalto parigino in un palcoscenico di rivalsa assoluta. L’azzurro, nato in Etiopia e cresciuto sportivamente in Trentino, ha vinto la maratona di Parigi con il tempo di 2h05’18”, un crono che rappresenta non solo il suo primato personale ma anche la seconda prestazione italiana di sempre su questa distanza. Davanti a lui, nella speciale classifica nazionale, soltanto Iliass Aouani, capace di fermare le lancette a 2h04’26” il 1° marzo 2026 alla maratona di Tokyo: un riferimento che Crippa ha potuto accarezzare idealmente nel corso di una gara perfetta, costruita con pazienza e conclusa da un allungo folgorante.
L’impresa sotto l’Arco di Trionfo
Quel traguardo che fino a ieri sembrava proibito per un podista europeo – e figurarsi per un italiano – è stato infranto da Crippa con una lucidità tattica rara. Nessun atleta del nostro paese aveva mai conquistato l’oro ai piedi dell’Arco di Trionfo, e l’ultimo europeo a riuscirci, occorre ricordarlo, aveva vinto ben ventiquattro anni fa. Il corridore azzurro ha invece sovvertito ogni pronostico, lasciandosi alle spalle un drappello di favoriti africani di altissimo livello: l’etiope Bayelign Teshager (2h05’23), il keniano Sila Kiptoo (2h05’28) e il campione di Gibuti Mohamed Ismail (2h05’38). Una superiorità, quella di Crippa, che non ha lasciato spazio a interpretazioni: è stato il migliore sul percorso più iconico della Ville Lumière, quello stesso che nel 2024 aveva accolto la gara olimpica senza regalargli particolari soddisfazioni.
Dall’orfanotrofio al primato italiano
La sua storia, d’altronde, porta con sé una traiettoria insolita: sognava il calcio, si è ritrovato a dominare l’asfalto. Crippa è stato il primo italiano a vincere la maratona di Parigi, e lo ha fatto con un’intelligenza di gara che ha messo in difficoltà persino gli atleti abituati alle alture dell’Africa orientale. Il suo passato in un orfanotrofio etiope, prima dell’adozione e del trasferimento in Trentino, non è mai stato un peso ma piuttosto la radice di una resilienza che oggi ha un tempo e un luogo precisi: 2 ore, 5 minuti e 18 secondi, sotto la luce di Parigi. La famiglia che lo ha cresciuto – dal cuore grande, dicono – ha visto ieri materializzarsi un sogno che nessun connazionale aveva mai nemmeno sfiorato.
La maratona europea si scopre ancora competitiva
In Europa, dove la stagione delle grandi maratone cittadine è ormai entrata nel vivo, la vittoria di Crippa riaccende un dibattito silenzioso sulla presunta inferiorità dei fondisti bianchi nei 42 chilometri. Lui, che di bianco ha solo la maglia azzurra, ha dimostrato che il talento non elegge domicilio in un continente né in una scuola di provenienza. E lo ha fatto senza forzature, dosando lo sforzo su quel filo invisibile di emozioni e disciplina che attraversa le capitali del Vecchio Continente. La sua prestazione resterà negli archivi come un unicum: primo italiano a Parigi, secondo italiano di sempre dietro al solo Aouani, e per giunta con un distacco minimo – poco più di cinquanta secondi – dal primato nazionale assoluto.




