Borse europee a fine 2025, Milano brilla con le banche e supera il 30%

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Archiviando l’ultima seduta dell’anno con un ulteriore balzo dell’1,19%, Piazza Affari ha suggellato un esercizio straordinario, il 2025, che verrà ricordato per la vigorosa risalita dei listini e per il ritrovato dinamismo degli investitori. Un percorso, quello dell’azionario italiano, che dal primo gennaio ha accumulato un guadagno complessivo superiore alla soglia del 30%, un dato che – è bene sottolinearlo – non riflette un mero ottimismo ma una solida crescita della capitalizzazione di borsa, salita a 1.042 miliardi di euro e pari ormai al 47,2% del prodotto interno lordo nazionale. Il Ftse Mib, il principale indice milanese, ha chiuso i mercati a 44.944 punti, dopo aver toccato i massimi da gennaio 2001, e registra un rialzo annuale del 31,5%: una performance che colloca Milano al secondo posto in Europa, subito dopo la piazza di Madrid il cui Ibex ha messo a segno un impressionante +50,4%.

Il motore bancario e i temi macro

A trainare in modo così deciso il listino sono state, in modo quasi preponderante, le società del comparto creditizio, il cui indice settoriale ha archiviato un rialzo del 65,7% su base annua. Titoli come Unicredit e Monte dei Paschi di Siena, quest’ultimo rimbalzato del 2,63% solo nell’ultima giornata di negoziazione, hanno beneficiato di un contesto macroeconomico che, dopo le strette monetarie, ha visto un allentamento delle politiche delle banche centrali. Lo scenario internazionale, segnato dalla prosecuzione del conflitto in Ucraina, ha parallelamente favorito anche i titoli legati alla difesa, che insieme a quelli finanziari hanno rappresentato i driver principali degli acquisti. Non è un caso, del resto, se tra le grandi capitalizzazioni uno dei migliori performer annuali sia stato Fincantieri, gruppo cantieristico con un solido portafoglio ordini militari.

Il contesto globale e i dati americani

Il quadro di forte espansione delle borse, che ha coinvolto in misura diversa le principali piazze continentali, si è inserito in un panorama economico globale dai segnali contrastanti. Oltreoceano, dove Donald Trump è tornato alla guida della Casa Bianca, i dati relativi alle vendite al dettaglio – misurate dal Redbook – hanno mostrato una tenuta robusta, con una crescita del 7,6% nell’ultima settimana di dicembre. Un dato che, se da un lato alimenta la fiducia nella resistenza dei consumi, dall’altro viene osservato con attenzione per le sue implicazioni inflazionistiche. Il mercato immobiliare statunitense, invece, ha fornito segnali più deboli: l’indice Case-Shiller dei prezzi delle abitazioni ha infatti registrato un’ulteriore flessione dello 0,2% nel mese di ottobre, continuando una lieve tendenza al ribasso.

Le performance dei singoli titoli

All’interno del paniere del Ftse Mib, accanto ai colossi bancari, si sono distinti altri valori emblematici. Tim, ad esempio, ha praticamente raddoppiato il suo valore nel corso dell’anno, in un rimbalzo che gli investitori attendevano da tempo. Unicredit, oltre a essere tra i principali propulsori dell’indice, si è confermata la società con la maggiore capitalizzazione di mercato a Piazza Affari, un primato che sottolinea il peso decisivo del settore per le sorti dell’intero listino. Queste dinamiche settoriali, nel loro insieme, hanno disegnato un anno di borsa atipico, dominato da settori ciclici e da aziende esposte a quelle tematiche – geopolitiche e monetarie – che hanno maggiormente influenzato le scelte di portafoglio a livello internazionale.

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