Il lago d’Averno a Pozzuoli si tinge di rosso magenta, colpa delle alghe e non del bradisismo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nelle ultime ore, il lago d’Averno, lo specchio d’acqua di origine vulcanica situato nel comune di Pozzuoli, nel Napoletano, ha ripreso a tingersi di un colore insolito che vira deciso verso le tonalità del magenta e del rosa acceso. Le immagini, girate nella mattinata di giovedì 26 febbraio con l’ausilio di un drone e diffuse successivamente, mostrano l’intera superficie del bacino trasformata in una sorta di tavolozza cromatica surreale, un fenomeno che immancabilmente attira l’attenzione di residenti e visitatori, finendo puntualmente per diventare virale sui social network. La suggestione, va detto immediatamente per fugare ogni facile allarmismo, non ha alcuna correlazione diretta con la sismicità dell’area flegrea o con i più complessi fenomeni bradisismici che caratterizzano quel territorio; l’origine è puramente biologica e legata all’ecosistema del lago stesso.

A determinare questa particolare pigmentazione delle acque, come spiegano i tecnici e come si apprende dalle ricostruzioni degli esperti del settore, è la massiccia proliferazione di specifiche microalghe, le quali popolano copiosamente il lago e producono naturalmente pigmenti di colore rosato per proteggersi, verosimilmente, dalle radiazioni solari in condizioni ambientali estreme. La loro fioritura, infatti, non è casuale ma viene innescata da una combinazione di fattori, distinti o concomitanti, che alterano l’equilibrio chimico-fisico del bacino: l’innalzamento delle temperature, che accelera il metabolismo di questi microrganismi, la diminuzione dell’ossigeno disciolto nell’acqua e una modifica, anche minima, della composizione chimica delle acque, arricchita naturalmente da minerali di origine vulcanica.

Un fenomeno periodico che nulla ha a che vedere con l’attività vulcanica

Questa colorazione rossastra, sebbene spettacolare e a tratti persino inquietante per chi la osserva senza conoscerne i presupposti, rappresenta in realtà un appuntamento quasi fisso per il lago d’Averno, un cratere riempitosi d’acqua millenni or sono e che i Romani, suggestivamente, identificavano come uno degli ingressi all’Ade. Il fenomeno si ripete periodicamente, specialmente quando le condizioni climatiche e ambientali creano il terreno fertile per lo sviluppo di queste particolari alghe, che nulla hanno a che spartire con la tettonica o con i movimenti del magma. Gli stessi fattori scatenanti — il calo dell’ossigenazione e la variazione della salinità o di altri parametri chimici — sono stati osservati e documentati in altri specchi d’acqua nel mondo, come il lago Hillier in Australia, dimostrando come si tratti di un processo naturale studiato dalla scienza.

Le tre condizioni che favoriscono la proliferazione delle microalghe

Analizzando nel dettaglio i meccanismi che portano l’acqua a tingersi di rosso, gli specialisti individuano tre cause principali, le quali possono agire singolarmente o in sinergia tra loro. In primo luogo, l’aumento delle temperature, fattore stagionale ma anche climatico di più ampia scala, favorisce indubbiamente la crescita e l’attività metabolica dei cianobatteri e delle microalghe responsabili della pigmentazione. In secondo luogo, la riduzione dei livelli di ossigeno disciolto, che può verificarsi per motivi legati alla stratificazione termica del lago o alla scarsa circolazione idrica, seleziona le specie maggiormente resistenti, come appunto quelle che producono pigmenti rossastri. In terzo luogo, la modifica della composizione chimica, influenzata dalle esalazioni vulcaniche sottomarine e dai minerali presenti nel sottosuolo, fornisce a questi organismi estremofili i nutrienti specifici di cui necessitano per proliferare in modo così vistoso.

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