Distributori comunali, dove il carburante può costare meno

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I distributori comunali stanno attirando attenzione in alcune zone d’Italia perché possono mantenere attivo il servizio anche dove una normale stazione di rifornimento rischia di chiudere e, in determinati casi, offrire carburante con un ricarico molto contenuto. Il fenomeno riguarda soprattutto piccoli centri e aree montane, dove la scarsa redditività può rendere difficile la presenza di un gestore privato. Quando non si trova un nuovo operatore, il Comune può intervenire direttamente per evitare la chiusura dell’impianto. L’assenza dell’obiettivo di realizzare profitti elevati può riflettersi sul prezzo finale di benzina e diesel, con una differenza che diventa particolarmente interessante in una fase segnata dall’aumento dei costi dei carburanti.

Distributori comunali e aree interne senza stazioni di servizio

Il problema della presenza dei distributori emerge con particolare evidenza nelle aree interne. Nelle Marche, secondo i dati dell’Osservaprezzi Carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy citati da Confartigianato Imprese Macerata, 25 degli 80 Comuni marchigiani classificati sul sito come aree interne non dispongono di alcun distributore di carburante. Altri 29 Comuni ne hanno invece uno soltanto, una situazione che rende evidente quanto il servizio possa essere limitato in diversi territori. Complessivamente risultano presenti 109 impianti, concentrati in larga parte nei Comuni più vicini alle aree centrali oppure nei territori maggiormente abitati, mentre le zone più periferiche possono trovarsi con una disponibilità molto più ridotta.

Sui dati è intervenuto anche Giorgio Menichelli, segretario generale di Confartigianato Macerata Ascoli Fermo, richiamando l’importanza di garantire i servizi per sostenere le imprese. I numeri diffusi mostrano infatti una distribuzione molto disomogenea degli impianti: in una parte consistente dei Comuni delle aree interne marchigiane il distributore manca del tutto oppure è presente con una sola stazione. È proprio in situazioni di questo tipo che il distributore comunale può diventare una soluzione quando l’unico impianto locale rischia di chiudere perché non sufficientemente redditizio. Se nessun gestore privato subentra, l’amministrazione può assumere un ruolo diretto per mantenere disponibile il rifornimento di benzina e diesel.

Valle Castellana vende benzina e diesel quasi al prezzo di costo

Un esempio arriva da Valle Castellana, nel Teramano, un territorio con circa ottocento abitanti distribuiti in quasi quaranta frazioni. Di fronte al problema del caro-vita, il Comune ha preso in gestione l’unico distributore di benzina e diesel del paese e ha iniziato a vendere il carburante quasi al prezzo di costo. La scelta consente di mantenere operativo un servizio che, in un piccolo centro, può essere difficile sostenere secondo le normali logiche di redditività. In questo caso il vantaggio non riguarda soltanto la presenza della stazione di servizio, ma anche il prezzo applicato agli erogatori, grazie a un ricarico più contenuto rispetto a quello che può essere praticato nella rete tradizionale.

A Valle Castellana il risparmio indicato arriva a sfiorare i 20 centesimi al litro rispetto alla rete tradizionale. Il dato mette in evidenza l’effetto che può avere una gestione comunale quando l’obiettivo principale è mantenere aperto il distributore senza puntare a profitti elevati sulla vendita del carburante. Il modello nasce quindi da una necessità concreta dei piccoli centri, soprattutto quando l’unico impianto disponibile non trova un nuovo gestore privato. In questi territori l’intervento del Comune permette di continuare a garantire il rifornimento e, come mostra il caso del centro teramano, può tradursi anche in prezzi di benzina e diesel inferiori rispetto a quelli praticati altrove.

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