La “benzina del sindaco” come strumento contro lo spopolamento: i casi di Polia e Valle Castellana
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Mentre il caro-carburanti continua a gravare sui bilanci di famiglie e imprese, in alcune aree interne d'Italia si sta facendo strada un modello alternativo e complementare alle logiche del mercato: il distributore di carburante a gestione comunale, ribattezzato dalla cronaca come la “benzina del sindaco”. Un'ipotesi che, al di là dell'effetto immediato sul prezzo alla pompa, si sta rivelando una risposta concreta alla desertificazione dei servizi e allo spopolamento che affligge i piccoli borghi.
Il progetto di Polia: un servizio contro il caro-vita
Dal cuore del Vibonese, il piccolo centro di Polia ha recentemente annunciato l'avvio dell'iter per realizzare la prima stazione di rifornimento comunale del territorio. L'iniziativa, presentata dall'Amministrazione comunale, nasce da una duplice esigenza: colmare l'assenza di un distributore nel paese, che costringeva residenti e lavoratori a spostarsi fuori dal territorio per fare rifornimento, e provare a contenere i rincari che hanno reso il pieno un vero e proprio salasso.
Secondo le prime stime, la “benzina del sindaco” potrebbe garantire un risparmio di circa 20 centesimi al litro rispetto ai prezzi medi di mercato. L'obiettivo dichiarato dall'ente non è il profitto, ma offrire un servizio essenziale, con l'Amministrazione che ha parlato di un “gesto di reale vicinanza” alla comunità per contrastare il peso del caro-vita. Restano da completare gli iter burocratici e autorizzativi, ma il Comune ha assicurato che si procederà a ritmo serrato per arrivare al primo rifornimento.
Il caso virtuoso di Valle Castellana
A dimostrare che questo modello non è solo un'aspirazione, ma una realtà funzionante, è il caso ormai nazionale del Comune di Valle Castellana, in provincia di Teramo. Dal 2022, l'amministrazione guidata dal sindaco Camillo D'Angelo ha rilevato l'unico distributore della zona, destinato alla chiusura, e lo gestisce direttamente in modalità self-service.
Il meccanismo è semplice: il municipio acquista il carburante e lo rivende a un prezzo che copre unicamente i costi vivi di manutenzione ed energia, azzerando il margine di profitto tipico dei grandi marchi petroliferi. Con questa strategia, attualmente la benzina viene venduta a circa 1,75 euro al litro e il gasolio a 1,88 euro, con un risparmio che si traduce in circa 8 euro in meno su un pieno per un'utilitaria.
L'iniziativa ha avuto un impatto notevole, attirando automobilisti anche da fuori provincia e contribuendo a rivitalizzare, seppur in minima parte, l'economia locale.
La battaglia politica nelle Marche
Il tema dei distributori comunali è approdato anche in Consiglio regionale delle Marche, dove il consigliere del Pd Fabrizio Cesetti ha depositato un'interpellanza per sollecitare la Giunta su politiche di investimento mirate. Cesetti ha lanciato l'allarme: nelle aree interne della regione, un Comune su tre è ormai privo di una stazione di rifornimento, un fenomeno che definisce l'ennesimo impoverimento dei territori montani e pedemontani, dopo lo smantellamento degli sportelli bancari e i tagli di Poste Italiane.
Per il consigliere, la presenza di una pompa di benzina nei centri con meno di mille abitanti non rappresenta una semplice attività commerciale, ma un servizio pubblico indispensabile per arginare l'isolamento e lo spopolamento. A sostegno della sua tesi, Cesetti cita le esperienze virtuose di vari Comuni marchigiani, tra cui Monte San Martino, Force, Montedinove, Castignano e Ripatransone, che hanno già scelto la via della gestione diretta o della salvaguardia dell'impianto locale.
Una proposta per il futuro
Per scongiurare il fallimento di queste iniziative e sostenerne la nascita di nuove, Cesetti ha proposto l'istituzione di un Fondo regionale dedicato, da inserire già nella manovra di bilancio 2027-2029, per sostenere l'acquisizione, la realizzazione e la gestione delle stazioni di servizio nei piccoli Comuni.
Una richiesta che mira a dare un supporto strutturale ai sindaci, spesso lasciati soli ad affrontare i costi operativi e i rischi gestionali di un impianto, come dimostrano alcuni recenti casi di cessione a privati per mancanza di sostenibilità finanziaria. L'obiettivo, conclude Cesetti, è che la Regione comprenda come garantire una rete di rifornimento nell'entroterra non sia un costo, ma un investimento essenziale per restituire pari dignità a tutte le aree del territorio.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
