Smettere di fumare, la citisina diventa rimborsabile: 25 giorni di terapia per dire addio alle sigarette

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il fiore giallo del maggiociondolo, una pianta ornamentale diffusa in Europa, nasconde nelle sue bacche un principio attivo in grado di competere con la nicotina a livello cerebrale. È la citisina, un alcaloide naturale che da oggi, per i fumatori italiani che decidono di intraprendere un percorso nei centri antifumo, diventa accessibile senza barriere economiche. L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha infatti dato il via libera definitivo alla rimborsabilità del farmaco industriale (commercializzato con il nome Recigar) con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, un passaggio che lo inserisce a tutti gli effetti nei Livelli Essenziali di Assistenza. Per i circa 12,5 milioni di tabagisti del Paese, molti dei quali hanno già fallito tentativi precedenti di disassuefazione, si apre così una strada terapeutica che unisce origine naturale, protocollo strutturato e un profilo di sicurezza che lo rende adatto anche a pazienti fragili.

Un antagonista naturale che inganna il cervello

La citisina agisce con un meccanismo farmacologico definito “agonista parziale” sui recettori nicotinici dell’acetilcolina, gli stessi che la nicotina prende d’assalto quando si accende una sigaretta. Legandosi a questi recettori, la molecola fa due cose simultaneamente: da un lato occupa il posto, impedendo alla nicotina di produrre il consueto picco di gratificazione, dall’altro rilascia una quantità modesta di dopamina – il neurotrasmettitore del piacere – sufficiente a tenere a bada i sintomi dell’astinenza, come irritabilità, ansia e insonnia, senza però generare una nuova dipendenza. È una sorta di inganno farmacologico che priva la sigaretta del suo potere di rinforzo positivo mentre accompagna il paziente fuori dalla spirale della dipendenza. Il risultato, come dimostrato da uno studio italiano condotto dall’Istituto Nazionale dei Tumori, è che a distanza di un anno dalla terapia la percentuale di chi riesce ad abbandonare definitivamente le “bionde” tocca il 40%, contro un misero 7-10% di chi prova a smettere senza alcun supporto farmacologico.

Venticinque giorni di scaletta obbligata

Il trattamento segue un calendario preciso e immodificabile, pensato per accompagnare il paziente passo dopo passo. La durata è di 25 giorni, con un dosaggio che parte da un’assunzione frequente (fino a sei capsule al giorno nei primi tre giorni) per ridursi gradualmente man mano che il si abitua all’assenza della nicotina. Il protocollo prevede che il paziente smetta completamente di fumare entro il quinto giorno dall’inizio dell’assunzione: un traguardo ritenuto fondamentale dagli specialisti, perché segna il passaggio dalla riduzione controllata all’astinenza totale. Se il tentativo fallisce, la terapia va sospesa; si può riprovare solo dopo due o tre mesi. In passato questo principio attivo era disponibile solo come preparato galenico, allestito in farmacia su prescrizione, oppure rimborsato esclusivamente per pazienti già affetti da patologie respiratorie croniche come la Bpco. Ora, invece, può essere prescritto gratuitamente anche a fumatori sani, purché inquadrati all’interno di un percorso seguito da uno specialista.

Accesso vincolato ai centri antifumo e un profilo di sicurezza consolidato

L’accesso al farmaco rimborsato non è però libero. La delibera dell’Aifa vincola la prescrizione gratuita ai medici operanti nei centri antifumo – circa 110 strutture distribuite sul territorio nazionale – dove al paziente viene garantito non solo il farmaco, ma anche un supporto comportamentale essenziale per il successo della disassuefazione. Questo aspetto, se da un lato garantisce la qualità del percorso, dall’altro rappresenta un potenziale collo di bottiglia: ogni anno solo una piccola frazione dei fumatori accede a questi centri, una criticità che rischia di limitare l’impatto di una misura pensata per essere universale. Sul fronte della sicurezza, la citisina vanta un’assenza di interazioni farmacologiche note, il che la rende una scelta privilegiata per quei pazienti che, magari per patologie cardiovascolari o metaboliche, sono già costretti ad assumere più farmaci. Gli effetti collaterali, quando compaiono, sono generalmente lievi e transitori: nausea, disturbi del sonno o secchezza delle fauci, spesso confondibili con i sintomi dell’astinenza stessa.

Numeri e strategie di sanità pubblica

La decisione di inserire questo principio attivo nel prontuario del Servizio sanitario nazionale arriva in un contesto epidemiologico preciso. Il tabagismo in Italia provoca ogni anno oltre 90.000 morti – una cifra che supera di gran lunga il totale di alcol, droghe e incidenti stradali messi insieme – e genera un costo sociale e sanitario stimato in più di 26 miliardi di euro l’anno. In questo quadro, rendere disponibile un trattamento efficace come la citisina (già inserita tra i farmaci essenziali dall’Organizzazione mondiale della sanità nel 2025) rappresenta per gli esperti una misura di costo-efficacia elevata, che trasforma un investimento in prevenzione in un risparmio futuro per il sistema. Non si tratta di una cura miracolosa, ma di uno strumento in più – affiancato a cerotti, gomme alla nicotina e altri farmaci – per trasformare quella che spesso è una battaglia di volontà in un percorso clinico guidato.

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