Treviglio, pedalava con papà e zio: muore a 33 anni travolto da un automobilista ubriaco
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Redazione Interno
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La provincia di Bergamo, con le sue strade che si snodano tra campi e insediamenti industriali, è stata ancora una volta teatro di una tragedia annunciata, quella che nessuno vorrebbe mai raccontare ma che i numeri dell’incidentalità continuano a rendere inevitabile. Mercoledì 9 aprile, lungo la provinciale 141 che collega Treviglio a Pontirolo Nuovo, un uomo di 48 anni alla guida di un’Alfa Romeo Giulia ha trasformato una gita in bicicletta in un massacro. Tre gli uomini coinvolti, legati da vincoli di sangue: Flavio Leoni, 33 anni, il padre Mauro, 65 anni, residente a Ranica, e lo zio Amanzio, di 69. Un terzetto compatto che pedalava in gruppo, forse per una consuetudine consolidata, forse per il semplice piacere di condividere l’asfalto, quando un sorpasso azzardato – eseguito ad alta velocità in prossimità di una curva – ha spezzato tutto.
Secondo le prime ricostruzioni della polizia locale, l’automobilista avrebbe perso il controllo del mezzo urtando il guardrail; da lì un rimbalzo, poi una controsterzata disperata per rientrare in carreggiata, ma il veicolo, invece di raddrizzarsi, è partito dritto “come un siluro” addosso ai tre ciclisti. La dinamica, ancora in fase di approfondimento, restituisce l’idea della violenza inaudita dell’impatto: scarpe, borracce, pezzi di ruote e caschetti sono volati in aria, e con loro i corpi. Flavio, che pure è stato soccorso d’urgenza, si è spento poche ore più tardi in ospedale; lo zio Amanzio lotta ancora tra la vita e la morte, ricoverato al Civile di Brescia dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico delicato, e la sua prognosi resta riservata. Il padre Mauro, pur ferito, è stato giudicato fuori pericolo.
Un tasso alcolemico da coma etilico, sei volte il limite
Ciò che trasforma questo ennesimo schianto in un caso giudiziario esemplare – e per questo lo si racconta – è il dato emerso dagli accertamenti sul conducente dell’Alfa Giulia. L’uomo, 48 anni, residente nella zona, è stato sottoposto all’alcol test e ha fornito un tasso di 3,2 grammi per litro. Un valore che rasenta il coma etilico, considerando che il limite legale per la guida è fissato a 0,5 g/l. Di fatto, era ubriaco marcio. Non un semplice “sforamento”, ma una condizione di alterazione psico-fisica totale, tale da rendere qualsiasi manovra – figuriamoci un sorpasso in curva – un atto di palese, volontaria incoscienza. L’automobilista è stato sottoposto a fermo, e la Procura di Bergamo ha aperto un fascicolo per omicidio stradale aggravato, reato che prevede pene severe soprattutto in presenza di un tasso alcolemico così elevato.
Flavio Leoni, il 33enne che viveva a Parigi e tornava per le strade di casa
Flavio Leoni, la vittima, non era un volto qualunque. Viveva da tempo a Parigi, dove lavorava per la Caisse des Dépôts, uno dei principali istituti finanziari pubblici francesi. Il suo ruolo, indicato come “Responsabile comunicazione, formazione professionale e competenze”, raccontava di un professionista affermato, di un trentenne che aveva scelto l’estero per costruirsi un futuro. Ma tornava spesso nella Bergamasca, quella terra d’origine che non si cancella con il passaporto. Proprio in una di quelle visite, in compagnia del padre e dello zio, è finito sotto una macchina guidata da chi avrebbe dovuto essere a casa, o in un bar, o dovunque, purché non al volante. La sua età – 33 anni, come riportato nei primi articoli e poi corretta in alcuni resoconti che parlavano di 34 – non fa che acuire il senso di una vita interrotta, di un rientro che doveva essere affettuoso e si è trasformato in una dichiarazione di morte.
La provinciale 141, il sorpasso e il campo dove si è fermata l’auto
L’incidente è avvenuto nella frazione Geromina di Treviglio, in via Canonica. Dopo aver travolto i tre ciclisti, l’Alfa Romeo ha proseguito la sua corsa fuori controllo terminando la carambola in un campo adiacente. I rilievi della polizia locale si stanno concentrando sulle tracce di frenata, sullo stato del guardrail e sulla velocità tenuta dal conducente al momento del sorpasso. Elementi che serviranno al consulente tecnico del pm per ricostruire i secondi fatali: quanto era lunga la visuale in curva, se i ciclisti procedevano in fila o affiancati, se c’era spazio sufficiente per un sorpasso in sicurezza. Domande retoriche, in fondo, perché con 3,2 grammi di alcol nel sangue nessuna risposta potrà mai restituire una giustizia piena. Solo l’accertamento delle responsabilità penali.




