Al congresso Sidemast i dermatologi chiedono le nuove tecnologie nei Lea

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il 99° Congresso nazionale della Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse, in programma da oggi fino al 24 aprile al Palacongressi di Rimini, segna un passaggio cruciale per una disciplina che, come poche altre, sta vivendo una trasformazione radicale grazie all’innovazione tecnologica e farmacologica. L’appello che sale dalla kermesse romagnola – dal titolo “Innovazione e Ricerca: il Futuro della Dermatologia” – è diretto alla politica e ai decisori del Servizio Sanitario Nazionale: le nuove frontiere rappresentate dall’intelligenza artificiale applicata alla diagnosi precoce, dalla medicina personalizzata e dalle terapie biologiche non possono rimanere confinate nei centri d’eccellenza, ma vanno inserite a pieno titolo nei Livelli Essenziali di Assistenza, per garantire a tutti i pazienti un accesso equo e tempestivo.

Dall’intelligenza artificiale alla total body photography, il futuro è già realtà

Non si tratta di prospettive lontane. Algoritmi capaci di analizzare lesioni cutanee con una precisione sempre maggiore, strumenti come la total body photography – che permette un monitoraggio fotografico completo della superficie rea – e la microscopia confocale, una tecnica non invasiva che “guarda” dentro la pelle come fosse un bisturi virtuale, sono già operativi secondo le linee guida europee e italiane. Eppure, come sottolineato dai presidenti del congresso, Maria Concetta Fargnoli e Paolo Amerio, esiste una frattura profonda tra la dermatologia ospedaliera e quella territoriale. “Se sul territorio non posso utilizzare strumenti innovativi – ha spiegato il presidente Sidemast, Giovanni Pellacani – posso anche studiarli ai congressi, ma non acquisirò mai la piena competenza sul loro utilizzo”. Una contraddizione che finisce per limitare la crescita professionale e, soprattutto, per generare disuguaglianze nell’accesso alle cure più efficaci.

Il nodo dei Lea e la riorganizzazione delle cure

Attualmente, la total body photography e la microscopia confocale rappresentano un paradosso: sono raccomandate dalla scienza per la diagnosi precoce del melanoma e di altre neoplasie, ma non essendo incluse nei Lea, molte aziende sanitarie faticano a finanziare l’acquisto di apparecchiature il cui costo è tutto sommato contenuto – si parla di investimenti tra i 50 e i 100 mila euro. Un esborso che, a fronte di studi che ne dimostrano il risparmio in termini di salute e di costi sociali, viene ancora percepito come un lusso piuttosto che come una necessità. Oltre alle tecnologie, i dermatologi chiedono una riorganizzazione profonda del modello assistenziale. La separazione troppo marcata tra ospedale e territorio non solo frena l’innovazione, ma rischia di spingere i professionisti verso il settore privato, più flessibile e remunerativo, impoverendo le strutture pubbliche.

Tra terapie biologiche e digitali, una disciplina sempre più centrale

La dermatologia italiana si trova, oggi, a dover rispondere a una domanda di salute in costante crescita. L’alta prevalenza delle patologie cutanee, che spaziano dalle malattie infiammatorie croniche come la psoriasi alla dermatite atopica fino ai tumori della pelle, impone un ripensamento delle priorità. Le terapie biologiche e le piccole molecole hanno rivoluzionato la prognosi di malattie un tempo invalidanti, ma la loro gestione richiede competenze specifiche e un’integrazione perfetta tra chi prescrive (l’ospedale) e chi segue il paziente nel lungo periodo (il territorio). Da qui la richiesta di investire anche sulla telemedicina e sull’intelligenza artificiale come supporto al medico, strumenti che potrebbero alleggerire le liste d’attesa e migliorare l’appropriatezza prescrittiva. La quattro giorni riminese si preannuncia quindi come un laboratorio di proposte concrete, in attesa che la politica raccolga un testimone che, almeno sulla carta, nessuno vuole più lasciare cadere.

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