Scuola di seduzione, Verdone torna al cinema dopo la serie tv e porta De Laurentiis sul red carpet napoletano

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   È bastata una prima, quella tenutasi al Cinema Metropolitan di Napoli, per restituire alla cronaca mondana e culturale l’incontro tra due mondi apparentemente distanti ma legati da un filo produttivo solido: quello di Carlo Verdone, regista e attore di ritorno al lungometraggio, e quello di Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli e produttore cinematografico. Tra i volti noti accorsi per la proiezione di “Scuola di seduzione” – il film che segna la fine di un’attesa di sei anni per il cinema del regista romano – non poteva mancare il patron della Filmauro, la casa di produzione che, insieme al fratello Luigi, ha sostenuto il progetto. La sua presenza, del resto, non è solo un dettaglio mondano: è la certificazione di un ritorno, seppur con i crismi della distribuzione in streaming, alla narrazione corale che Verdone aveva temporaneamente accantonato per dedicarsi alla serialità di “Vita da Carlo”.

La serata napoletana, quindi, non si configura soltanto come un evento promozionale, ma come la cartina di tornasole di una transizione. Perché se Verdone ha svelato a chi gli chiedeva conto dell’assenza della sala che il prossimo film sarà destinato al grande schermo, “Scuola di seduzione” – in arrivo il primo aprile su Paramount+ – rappresenta oggi il frutto di quella che lui stesso ha definito una sfida psicologica non indifferente. Dopo quattro stagioni in cui ha avuto modo di dilatare i tempi narrativi, il regista confessa di essersi interrogato sulla propria capacità di condensare storie, personaggi e pathos nei canonici “novantacinque minuti” che la forma film impone. Un dubbio, questo, legittimo per chi torna al mestiere dopo aver attraversato le praterie della serialità, ma che sul set è stato placato, a suo dire, dalla presenza di un cast che definisce “splendido” e da una macchina organizzativa ritrovata.

Il film, che Verdone descrive come una rappresentazione della “fragilità della società”, mette in scena sei personaggi – interpretati da Lino Guanciale, Vittoria Puccini, Beatrice Arnera, Euridice Axen, Romano Reggiani e lo stesso Verdone – accomunati da insicurezze affettive. A fare da collante, il personaggio della love coach interpretato da Karla Sofía Gascón, l’attrice spagnola che l’anno scorso ha raccolto consensi e una nomination all’Oscar per “Emilia Pérez”. L’incontro con Gascón, nato dalla volontà di De Laurentiis durante un festival a Ischia, ha rappresentato per Verdone un valore aggiunto: un’attrice capace di portare sullo schermo quella complessità emotiva che lui cerca di raccontare quando parla di uomini “inadeguati” e di un mondo in cui, come ha avuto modo di spiegare in conferenza, si fa fatica a distinguere il bene dal male.

La sala, lo streaming e la polemica sui fondi pubblici

L’uscita di “Scuola di seduzione” direttamente su Paramount+ senza passare per il circuito delle sale ha inevitabilmente riacceso il dibattito – caro a Verdone – sul rapporto tra l’industria cinematografica e le piattaforme. E se l’attore romano si è affrettato a rassicurare i puristi annunciando che il suo prossimo lavoro tornerà a vivere l’esperienza della sala, il vero contrappunto polemico è arrivato proprio dal produttore Aurelio De Laurentiis. Approfittando della ribalta, il patron del Napoli ha infatti indirizzato una bordata durissima al ministro della Cultura, Alessandro Giuli, scagliandosi contro la gestione dei fondi pubblici destinati al settore.

Le parole di De Laurentiis, riportate in serata, non lasciano spazio a fraintesi: “Bisognerebbe fare un po’ di scuola di seduzione a Giuli per le cazzate che ha commesso al ministero”. Con un attacco diretto, il produttore ha sostenuto che quando si hanno a disposizione risorse ingenti come i 650 milioni annui, se non si è in grado di suddividerle per competenze differenziate, “è meglio non fare il ministro”. La sua invettiva, ascoltata anche dai cronisti presenti al Metropolitan, ha toccato un nervo scoperto del sistema: secondo De Laurentiis, il cinema italiano “molto spesso ha rubato i soldi pubblici” e manca un confronto strutturato con i veri professionisti del settore, quelli che “sanno fare questo mestiere”. Una critica che arriva mentre il comparto audiovisivo cerca di stabilizzare le nuove regole del tax credit e mentre le piattaforme consolidano il loro ruolo di produttori e distributori.

Un ritorno alla coralità tra nuove insicurezze e vecchie malinconie

Se la polemica politica e gestionale ha occupato ampio spazio nelle cronache della serata, il cuore del lavoro di Verdone rimane saldamente ancorato alla sua poetica. Il regista, che con “Scuola di seduzione” torna a raccontare l’Italia attraverso le sue nevrosi, ha spiegato di aver voluto costruire un’opera “delicata” in cui il suo personaggio fosse “uno dei tanti”, con lo stesso numero di battute degli altri attori. Una scelta, questa, che evidenzia la volontà di allontanarsi dal protagonismo assoluto della serie tv per abbracciare nuovamente la narrazione corale, quella che gli ha permesso di firmare alcune delle sue commedie più amate.

L’ispirazione per la sceneggiatura, firmata con Pasquale Plastino e Luca Mastrogiovanni, nasce da un articolo del Guardian che documentava il fenomeno delle “scuole di seduzione” in Inghilterra, un business fiorito sull’onda delle insicurezze maschili e femminili nell’era dei social e delle relazioni liquide. Nel film, queste fragilità si declinano in forme diverse: c’è il cinquantenne (Guanciale) ancora legato alla figura materna, la donna resa invisibile dal matrimonio (Puccini), l’influencer in cerca di guru fasulli (Arnera) e la libraia che si crede portatrice di sfortuna (Axen). Verdone, che nei giorni precedenti aveva confidato ai giornalisti di Sky TG24 le sue apprensioni sul mantenimento dei tempi, sembra aver trovato nella diversità di questi registri la chiave per ricucire il suo rapporto con la messa in scena cinematografica.

Il cast, le attese e una distribuzione che guarda al futuro

Il film, prodotto dalla Filmauro, si inserisce in un accordo quadro siglato ai tempi del Covid che ha garantito continuità al lavoro di Verdone prima con la serie “Vita da Carlo” e ora con questo lungometraggio. Accanto ai protagonisti principali, il cast si arricchisce di volti noti del panorama italiano e internazionale: da Elisa Di Eusanio a Irene Girotti, fino a Jacopo Garfagnoli e Pia Lanciotti, tutti chiamati a comporre il mosaico di una società che Verdone, con la consueta “melancomicità”, ha voluto rappresentare nei suoi aspetti più fragili. Karla Sofía Gascón, reduce dal successo di Cannes, ha definito l’esperienza italiana un “ritorno a casa”, rievocando i suoi trascorsi lavorativi in Rai e Mediaset negli anni Novanta.

Per gli spettatori, l’appuntamento è fissato per il primo aprile sulla piattaforma Paramount+, visibile su Sky Glass, Sky Q e tramite app su Now Smart Stick. Una scelta distributiva che, se da un lato sottrae al pubblico il rito collettivo della sala, dall’altro garantisce al regista la possibilità di raggiungere quella platea ampia che la serialità televisiva gli aveva restituito negli ultimi anni. In attesa del prossimo film – quello sì, promette Verdone, destinato a tornare “al cinema” – “Scuola di seduzione” si presenta come un capitolo di transizione e, al tempo stesso, come un manifesto della sua capacità di intercettare le contraddizioni contemporanee, dalla dipendenza dagli algoritmi sentimentali alla ricerca, spesso disperata, di una guida per orientarsi nelle relazioni.

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