Tisg, slitta al 25 settembre l’approvazione del bilancio 2025 mentre il cantiere naviga nella tempesta della crisi
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Redazione Economia
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The Italian Sea Group ha ufficialmente rimodulato i tempi della propria rendicontazione finanziaria, spostando l’approvazione del bilancio relativo all’esercizio chiuso al 31 dicembre 2025 al prossimo 25 settembre. La decisione, comunicata al mercato e che riguarda l’operatore globale della nautica di lusso quotato su Euronext Milan, giunge in un contesto aziendale reso particolarmente complesso dalle recenti turbolenze che hanno investito il cantiere di Marina di Carrara. La modifica del calendario degli eventi societari per l’anno in corso, si legge in una nota della società, si è resa necessaria per consentire il completamento delle attività di predisposizione del progetto di bilancio di esercizio e del bilancio consolidato: un rinvio tecnico, questo, che riflette la profondità delle verifiche straordinarie in corso.
Un’estate di fuoco tra costi extra budget e il ricorso alla composizione negoziata
La vicenda che ha spinto Tisg in acque agitate ha radici profonde, emerse con chiarezza già a marzo quando il gruppo – guidato dal primo azionista e amministratore delegato Giovanni Costantino – ha deciso di imboccare la strada della composizione negoziata della crisi. La procedura, avviata il 16 marzo attraverso l’istanza per la nomina di un esperto indipendente (incarico accettato da Enrico Terzani, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Firenze), rappresenta lo strumento legale scelto per ottenere la protezione del patrimonio dalle iniziative dei creditori, assicurando al contempo la continuità aziendale. In parallelo, l’azienda ha richiesto l’applicazione di misure protettive provvisoriamente efficaci dal 13 marzo, in attesa della conferma da parte del Tribunale di Firenze.
A monte di questa decisione, che di fatto gela le azioni esecutive dei creditori aprendo un tavolo di trattativa assistita, c’è l’emersione di una crisi finanziaria innescata da significativi costi extra budget. Secondo quanto ricostruito dalla stessa società e oggetto di una due diligence forensic affidata a Kpmg, il superamento delle spese previste per le singole commesse sarebbe stato reso possibile da un sistema messo in atto da un gruppo di soggetti – tra cui, secondo le prime risultanze, alcune figure apicali – per scavalcare i blocchi al budget autorizzato. La crisi di liquidità conseguente è stata tamponata a febbraio con un finanziamento soci da 25 milioni di euro erogato dalla holding di riferimento di Giovanni Costantino, necessario anche per far fronte a un ritardo di otto giorni nel pagamento delle retribuzioni ai dipendenti.
L’impatto sui cantieri e il perimetro delle verifiche interne
All’interno degli stabilimenti di Marina di Carrara, La Spezia e Terni – senza dimenticare l’hub produttivo in Turchia – l’attività industriale prosegue, almeno per quanto riguarda l’avanzamento delle commesse in portafoglio. La società ha più volte ribadito, anche nel corso degli incontri tenutisi in Prefettura a Massa Carrara, l’intenzione di salvaguardare i livelli occupazionali, escludendo il ricorso alla cassa integrazione per i circa 500 dipendenti diretti, pur in assenza di analoghe garanzie per l’indotto che conta circa 1.500 lavoratori.
La due diligence affidata a Kpmg, che dovrà quantificare con precisione l’entità degli extra costi e definire il perimetro delle responsabilità individuali, ha avuto un impatto diretto anche sugli assetti di governo societario. Il presidente del gruppo, il vicepresidente e una consigliera hanno rassegnato le dimissioni nel corso di marzo, aprendo una fase di ridefinizione della governance in piena emergenza. A rendere più tesa la situazione si sono aggiunte le segnalazioni pervenute dal Collegio Sindacale e dalla società di revisione Bdo, che avevano già sollevato dubbi sulla solidità finanziaria, concedendo all’organo amministrativo un termine di dieci giorni per riferire sulle iniziative intraprese.
Uno scenario di mercato in affanno tra dazi e ritardi nelle consegne
Se le vicende interne hanno accelerato il ricorso alla composizione negoziata, il contesto esterno non ha certo aiutato a mantenere la rotta. L’orizzonte macroeconomico per il settore della nautica di lusso si è fatto progressivamente più grigio, con le politiche protezionistiche annunciate dall’amministrazione statunitense – dove Donald Trump è tornato alla Casa Bianca – che hanno introdotto nuovi dazi all’importazione, allungando i tempi di negoziazione, in particolare per i contratti relativi agli yacht di maggiori dimensioni. Queste tensioni geopolitiche, combinate con un rallentamento fisiologico del mercato, hanno già inciso sui conti del primo semestre 2025, quando il gruppo aveva registrato un calo dei ricavi dell’1,4% e una contrazione del 58% dell’utile netto, un dato quest’ultimo influenzato anche dalla mancata ripetizione della plusvalenza straordinaria realizzata l’anno precedente per la cessione del cantiere di Viareggio.
In questo quadro, la decisione di posticipare l’approvazione del bilancio al 25 settembre assume il valore di un passaggio obbligato per permettere ai revisori e ai consulenti di completare un’analisi accurata, nella consapevolezza che la rendicontazione dovrà tenere conto non solo dei costi extra budget già emersi ma anche delle valutazioni di continuità aziendale legate all’esito della procedura di composizione negoziata. Intanto, l’assemblea degli azionisti è stata convocata per il 27 aprile per deliberare sulla rideterminazione del numero dei componenti del consiglio di amministrazione e per procedere alla nomina di un sindaco supplente, interventi necessari a ricomporre gli organi sociali dopo le recenti uscite di scena.




