Daraxonrasib, la svolta della Fda per il tumore al pancreas metastatico: sopravvivenza raddoppiata
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Redazione Salute
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La Food and Drug Administration statunitense ha concesso l'approvazione definitiva al daraxonrasib, un inibitore orale della proteina RAS(ON) sviluppato da Revolution Medicines e commercializzato con il nome di Rasonque, destinato al trattamento di pazienti adulti affetti da adenocarcinoma duttale pancreatico in stadio metastatico che abbiano già ricevuto almeno una precedente linea di terapia sistemica o che non siano candidabili a regimi chemioterapici multipli.
Un via libera che arriva con oltre sei mesi di anticipo rispetto alla data prevista per la decisione finale, un segnale inequivocabile dell'urgenza terapeutica e dell'impatto clinico di questo farmaco su una neoplasia storicamente considerata tra le più refrattarie e letali, come testimoniato anche dalla standing ovation che accolse i primi dati dello studio di fase 3 RASolute 302 al congresso dell'American Society of Clinical Oncology dello scorso maggio.
I dati dello studio RASolute 302: sopravvivenza e risposta tumorale
L'approvazione si fonda sui risultati dello studio randomizzato di fase 3 RASolute 302, che ha arruolato 500 pazienti con malattia metastatica precedentemente trattata in 59 centri distribuiti in sei paesi, confrontando il daraxonrasib, somministrato per via orale una volta al giorno alla dose di 300 mg, con la chemioterapia standard scelta dallo sperimentatore.
Nella popolazione complessiva dello studio, i pazienti trattati con l'inibitore hanno ottenuto una sopravvivenza mediana di 13,2 mesi contro i 6,7 mesi del gruppo chemioterapico, riducendo il rischio di morte del 60% con un hazard ratio di 0,40, un dato che, come è stato osservato, rappresenta un risultato senza precedenti nella ricerca clinica su questa patologia.
Il beneficio è risultato ancora più marcato nella popolazione con mutazione del gene RAS G12, presente in oltre il 90% dei casi, dove la sopravvivenza mediana è stata di 13,2 mesi rispetto a 6,6 mesi per la chemioterapia e il tasso di sopravvivenza a 12 mesi ha raggiunto il 53,3% contro il 18,7%.
Parallelamente, la sopravvivenza libera da progressione, valutata mediante revisione centrale indipendente in cieco, è stata più che raddoppiata, passando da 3,5 a 7,3 mesi nei pazienti con mutazione RAS G12, mentre il tasso di risposta obiettiva confermata è risultato del 33,2% nel gruppo daraxonrasib contro l'11,8% del gruppo chemioterapico.
Un nuovo meccanismo d'azione per un bersaglio "non aggredibile"
L'importanza di questo traguardo risiede anche nella peculiarità del meccanismo d'azione del farmaco, che si discosta radicalmente dagli approcci precedenti e che per decenni aveva reso la proteina RAS un bersaglio considerato "non aggredibile" dalla farmacologia convenzionale.
Il daraxonrasib appartiene a una nuova classe di inibitori noti come RAS(ON) tri-complex, che agiscono legandosi alla proteina ciclofilina A, una chaperona presente in tutte le cellule umane, per formare un complesso che va poi a interagire con la forma attiva, legata al GTP, di RAS.
Questa strategia consente di bloccare a monte la via di segnalazione oncogenica, a differenza dei precedenti inibitori RAS(OFF), come sotorasib e adagrasib, che si limitavano a colpire la mutazione G12C, una variante piuttosto rara nel tumore del pancreas, e che non erano in grado di inibire la forma attiva della proteina, lasciando aperta la possibilità di riattivazione del segnale.
La capacità di bersagliare in modo multiselettivo diverse mutazioni di RAS, incluse G12D, G12V e G13, che insieme rappresentano la stragrande maggioranza delle alterazioni riscontrate nei pazienti con adenocarcinoma pancreatico, rende il daraxonrasib uno strumento terapeutico potenzialmente efficace per una fetta molto ampia di pazienti.
Profilo di sicurezza e qualità della vita dei pazienti
Oltre all'efficacia senza precedenti, il daraxonrasib ha mostrato un profilo di sicurezza gestibile e, per certi versi, più favorevole rispetto alla chemioterapia tradizionale, con una percentuale di sospensioni del trattamento per eventi avversi pari all'1,2% contro l'11,2% nel braccio chemioterapico. Gli effetti collaterali più comunemente riportati includono rash cutaneo, diarrea, stomatite, nausea e affaticamento, con un'incidenza di eventi di grado 3 o superiore del 61,8% contro il 69,6% dei pazienti trattati con chemioterapia.
Un aspetto di particolare rilievo emerso dai dati dello studio è il significativo miglioramento nella qualità della vita riferita dai pazienti: il daraxonrasib ha infatti ritardato in modo statisticamente significativo il deterioramento del dolore correlato al cancro e dello stato di salute globale, con un tempo mediano alla comparsa del peggioramento del dolore di 9,2 mesi contro i 3,8 mesi del gruppo di controllo.
L'approvazione, che segue la designazione come Breakthrough Therapy e Orphan Drug e la revisione prioritaria da parte dell'ente regolatorio, rappresenta quindi un punto di svolta epocale per l'oncologia pancreatica, una malattia che colpisce ogni anno circa 65.000 persone negli Stati Uniti e che riserva una prognosi infausta, con un tasso di sopravvivenza a 5 anni per le forme metastatiche attestato intorno al 3%.
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