Il daraxonrasib raddoppia la sopravvivenza nel tumore al pancreas: i dati dello studio Rasolute

Il daraxonrasib raddoppia la sopravvivenza nel tumore al pancreas: i dati dello studio Rasolute
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SALUTE

Redazione Salute Redazione Salute   -   Sconfiggere il carcinoma pancreatico, almeno nelle sue fasi più avanzate, è da sempre una sfida che l’oncologia fatica a vincere: ogni anno, solo in Italia, si registrano circa quindicimila decessi causati da una neoplasia che, nonostante i progressi della ricerca, continua a mostrarsi particolarmente aggressiva e refrattaria ai trattamenti tradizionali.

Tuttavia, il congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco) del 2026 ha segnato un punto di svolta storico, presentando i dati definitivi dello studio di fase 3 denominato Rasolute 302; una sperimentazione clinica che ha testato l’efficacia del daraxonrasib, una molecola innovativa assunta per via orale, in pazienti già sottoposti a precedenti linee di chemioterapia per la forma metastatica della malattia.

I numeri emersi dalla ricerca, pubblicati contestualmente sul "New England Journal of Medicine", sono talmente netti da far parlare gli esperti di un "cambiamento di paradigma" o, per usare le parole di alcuni commentatori, di un vero e proprio "grand slam" contro uno dei tumori più temuti.

Lo studio Rasolute 302 e l'efficacia senza precedenti

Lo studio Rasolute 302 ha arruolato cinquecento pazienti affetti da adenocarcinoma duttale pancreatico metastatico, coinvolgendo cinquantanove centri in Nord America, Europa e Asia; l’obiettivo era confrontare la nuova terapia orale (somministrata in compresse da 300 mg) con la chemioterapia standard scelta dallo sperimentatore come trattamento di seconda linea.

I risultati hanno dimostrato che il daraxonrasib non solo migliora la qualità della vita, riducendo il dolore e la fatica fisica, ma interviene direttamente sul meccanismo molecolare alla base della malattia, bloccando le proteine Ras responsabili della proliferazione incontrollata delle cellule malate.

Nello specifico, nei pazienti trattati con il farmaco sperimentale si è osservata una sopravvivenza mediana complessiva di 13,2 mesi, contro i soli 6,7 mesi registrati nel gruppo sottoposto alla chemioterapia tradizionale; un dato, quest’ultimo, che rappresenta un raddoppio effettivo del tempo di vita, con una riduzione del rischio di morte pari al 60%.

Ancora più rilevante è il dato sulla sopravvivenza libera da progressione: chi assumeva il daraxonrasib ha visto il cancro arrestarsi per una mediana di 7,2 mesi, mentre nel gruppo di controllo il tempo si fermava a 3,6 mesi.

Come agisce il daraxonrasib: la svolta della "colla molecolare"

Ciò che rende unico questo approccio terapeutico, a differenza delle chemioteropie classiche che agiscono in modo aspecifico, è la sua capacità di colpire il "motore" genetico del tumore: oltre il 90% dei tumori del pancreas presenta mutazioni del gene Kras, un interruttore che, se bloccato correttamente, può fermare la crescita delle cellule maligne senza danneggiare eccessivamente quelle sane.

Il daraxonrasib è un inibitore multiselettivo che funziona come una "colla molecolare": si lega a una proteina chiamata ciclofilina A, formando un complesso che aderisce alla proteina Ras mutata, neutralizzandola anche nelle sue conformazioni più difficili da raggiungere, laddove altri farmaci avevano fallito.

Questo meccanismo spiega perché il farmaco abbia dimostrato un’efficacia sorprendente anche nei pazienti senza una mutazione identificata, segnando una svolta rispetto al passato quando le terapie mirate fallivano a causa dell’elevata eterogeneità genetica del carcinoma pancreatico.

Secondo quanto riportato dai ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute, che hanno coordinato lo studio, i pazienti trattati hanno riportato una riduzione soggettiva del dolore già entro una o due settimane dall’inizio della terapia, un segnale clinico precoce che gli oncologi non avevano mai osservato prima con tale intensità in questo specifico setting di malattia.

Profilo di sicurezza e impatto sulla qualità della vita

Se i dati di efficacia sono straordinari, non si può ignorare il profilo di tollerabilità del nuovo composto: un aspetto, questo, spesso determinante nella scelta della terapia per pazienti già provati dalla malattia e dalle precedenti cure. Nel trial, gli eventi avversi di grado 3 o superiore si sono verificati nel 61,8% dei casi nel gruppo trattato con la pillola, contro il 69,6% del gruppo chemioterapia.

Tuttavia, ciò che più conta in termini pratici è che l’interruzione definitiva del trattamento a causa degli effetti collaterali è avvenuta solo nell’1,2% dei pazienti in cura con daraxonrasib, mentre nel braccio di controllo questa percentuale è schizzata all’11,2%.

Gli effetti indesiderati più comuni associati alla nuova molecola sono stati rash cutaneo, infiammazioni del cavo orale (stomatite), nausea e diarrea; una sintomatologia certamente fastidiosa, ma che i medici considerano gestibile e ben lontana dalla neuropatia periferica o dalla mielosoppressione severa tipiche della chemioterapia tradizionale.

Inoltre, i questionari sulla qualità della vita hanno rivelato che i pazienti trattati con il farmaco sperimentale hanno mantenuto uno stato di benessere globale e una capacità di svolgere le attività quotidiane significativamente più a lungo rispetto a quelli che ricevevano la chemioterapia, suggerendo che il beneficio non è solo statistico, ma tangibile nella vita reale.

La comunità scientifica internazionale, riunita a Chicago per l’Asco, ha accolto questi dati con grande entusiasmo: molti oncologi intervistati hanno dichiarato che mai nella loro carriera avevano visto un vantaggio così netto in una neoplasia storicamente resistente come questa.

Sebbene non si possa ancora parlare di guarigione – e i ricercatori stessi invitano alla cautela – il daraxonrasib rappresenta una svolta epocale: è la prima volta che un inibitore della famiglia Ras ottiene risultati così positivi in uno studio di fase 3 randomizzato, spianando la strada a una possibile approvazione entro l’anno da parte delle agenzie regolatorie.

Nel frattempo, l’azienda produttrice Revolution Medicines ha già avviato un programma di accesso allargato (expanded access) per permettere ai pazienti eleggibili di ricevere il farmaco gratuitamente in attesa del via libera definitivo, mentre sono già in corso studi per testare questa molecola anche come possibile terapia di prima linea.

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