Mistero sulla morte di Diana Canevarolo, trovata agonizzante nel cortile di casa
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Redazione Interno
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Un silenzio carico di interrogativi grava sull'abitazione di via Zara, a Torri di Quartesolo, dove gli investigatori cercano di ricostruire l’ultima, tragica notte di Diana Canevarolo. La donna, che aveva 49 anni e lavorava come impiegata in un’azienda di pulizie, è stata rinvenuta in fin di vita all’alba di giovedì scorso, priva di sensi e con una grave lesione al capo, nel cortile condominiale dove risiedeva insieme al compagno e al figlio diciannovenne. Quest’ultimo, dopo aver dato l’allarme, ha visto i soccorsi tentare invano di rianimare la donna, poi trasportata d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale San Bortolo di Vicenza. Le sue condizioni, sin dal primo esame, non hanno lasciato spazio a speranze, precipitando verso l’esito che i medici hanno dovuto constatare dopo un’osservazione clinica di sei ore e la dichiarazione di morte cerebrale.
Il lavoro della polizia e le ipotesi aperte
Mentre la Procura di Vicenza, che ha già disposto l’autopsia sul della vittima, procede nel suo lavoro, gli agenti setacciano con meticolosa attenzione ogni possibile traccia. Il sequestro dell’appartamento, un provvedimento cautelare ormai d’obbligo in simili circostanze, mira a preservare ogni potenziale elemento utile, mentre l’esame del telefono cellulare potrebbe rivelare contatti o movimenti precedenti la tragedia. Parallelamente, una delle attività investigative più intense si concentra sulla visione del materiale registrato dalle telecamere di sorveglianza della zona, di cui qualcuna, stando alle prime ricognizioni, avrebbe potuto inquadrare l’area interessata. Gli inquirenti, i quali devono ancora stabilire con certezza la dinamica dell’evento, non escludono alcuna pista, mantenendo aperte tutte le ipotesi finché i risultati dell’esame autoptico e le perizie tecniche non offriranno un quadro più definito.
L’autopsia per fare luce sulla dinamica
Saranno proprio gli accertamenti medico-legali, infatti, a fornire le indicazioni più concrete su quanto realmente accaduto nella notte tra mercoledì e giovedì. L’autopsia, affidata al servizio di medicina legale, ha il compito cruciale di determinare la natura e l’entità esatta del trauma cranico riportato dalla Canevarolo, chiarendo se esso sia riconducibile a una caduta accidentale, magari da una considerevole altezza, o a un atto di violenza. I periti dovranno valutare, tra l’altro, l’angolazione del colpo e la possibile presenza di altre lesioni, anche di lieve entità, che possano ricondurre a una colluttazione o a un tentativo di difesa. Un’analisi, questa, che si intreccerà inevitabilmente con i reperti eventualmente rinvenuti dagli investigatori nell’appartamento o nelle immediate vicinanze, costruendo un mosaico i cui tasselli sono ancora sparsi e dal significato ambiguo.
Il dolore privato e il percorso giudiziario
Al di là delle indagini, resta lo strazio di una famiglia improvvisamente spezzata, con il figlio e il compagno chiamati ora a confrontarsi non solo con un lutto inatteso e violento, ma anche con le procedure di un’inchiesta che li vede coinvolti nel ruolo di testimoni principali. Il loro contributo, del resto, si è rivelato fin da subito essenziale per fissare la linea temporale degli eventi e per descrivere le abitudini e lo stato d’animo della donna nelle ore precedenti. Il magistrato che coordina le indagini, acquisiti gli esiti degli esami, valuterà i successivi passi da compiere, i quali potranno andare dall’archiviazione del caso, qualora emergesse un incidente, all’iscrizione di nome o nomi nel registro degli indagati, qualora invece i dati deponessero per una responsabilità penale. Una strada, quest’ultima, che aprirebbe un nuovo e doloroso capitolo in una vicenda già segnata dalla tragedia.




