Atalanta-Napoli, la furia di Manna: “Gol annullato, è imbarazzante. Il Var cosa ci sta a fare?”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il fischio finale del signor Chiffi allo stadio di Bergamo ha scatenato un vespaio di polemiche destinato a tenere banco per l’intera settimana, con il direttore sportivo del Napoli, Giovanni Manna, che ha letteralmente perso le staffe ai microfoni delle emittenti televisive presenti nel post-partita. La sconfitta per due a uno maturata sul campo dell’Atalanta, va detto, pesa come un macigno sulla classifica degli azzurri, ma a far traboccare il vaso è stata una decisione arbitrale specifica: l’annullamento della rete del possibile due a zero firmata da Gutierrez. Un’azione, quella contestata, sviluppatasi al rientro dagli spogliatoi e che avrebbe potuto cambiare l’intera fisionomia del match, se non fosse che l’arbitro ha ravvisato un presunto fallo di Hojlund ai danni di Hien nel cuore dell’area di rigore. Una chiamata, quest’ultima, che ha sollevato un coro unanime di proteste in casa partenopea, con Manna che non ha usato mezzi termini per descrivere il proprio sconcerto.

Intervenuto prima per le interviste a caldo e poi, al posto di Antonio Conte rimasto negli spogliatoi, per un’analisi più approfondita della gara, il dirigente ha incentrato la propria arringa sull’episodio clou. “Questa cosa è incommentabile”, ha esordito il ds ai microfoni di Dazn, come raccolto da diverse testate presenti nell’intervista esclusiva -4-7. Il suo ragionamento, articolato con una certa veemenza, partiva dall’assenza di un contatto effettivo tra i due calciatori: Hojlund, a suo dire, non avrebbe commesso alcun fallo, e pertanto la rete avrebbe dovuto essere regolarmente convalidata. La domanda che Manna ha ripetuto più e più volte, quasi come un mantra, riguardava l’operato della sala Var: “Cosa ci sta a fare il Var se non interviene per correggere un errore così plateale?”, si è chiesto retoricamente, sottolineando come la decisione del direttore di gara fosse incomprensibile proprio perché priva di qualsiasi fondamento oggettivo -2-9.

Dalla ricostruzione fornita dal dirigente, emergeva un malcontento che va ben oltre il singolo episodio, radicandosi in una stagione costellata, a suo avviso, da torti arbitrali ripetuti. Manna ha citato, seppur velocemente, precedenti come la gara di Torino o quella con il Verona, quasi a voler tracciare una linea di continuità in un atteggiamento arbitrale che definiva penalizzante per la sua squadra. Il tono, va precisato, non era quello di una semplice lamentela, ma di una denuncia accorata: “Non vogliamo passare per coglioni”, ha sbottato in un passaggio dell’intervista ripreso da diversi organi di informazione, parole che testimoniano il clima di tensione e frustrazione respirato all’interno del club -7-9. Secondo Manna, l’annullamento di un gol in una piazza difficile come Bergamo, con il punteggio ancora sullo zero a uno in favore della sua squadra, rappresenta una “vergogna” e un “paradosso” che rischia di compromettere un’intera stagione -4-7.

Hien difende la decisione: “Hojlund mi ha trattenuto, per me è fallo”

Sul fronte opposto, naturalmente, la lettura dell’accaduto non poteva che essere diametralmente opposta, e a fornire la versione dei fatti in casa Atalanta ci ha pensato il diretto interessato, il difensore svedese Isak Hien. Intervistato a sua volta nel dopogara, il centrale nerazzurro ha respinto al mittente le accuse di simulazione, fornendo una ricostruzione dettagliata del contatto con l’attaccante danese. “Secondo me è fallo”, ha esordito Hien, spiegando di aver rivisto le immagini e di essersi fatto un’idea chiara della dinamica -3. La sua tesi si basava su un concetto semplice: Hojlund lo avrebbe trattenuto per un braccio, impedendogli di giocare il pallone che, altrimenti, sarebbe stato facilmente intercettabile. “Io ero davanti a lui”, ha continuato il difensore, “e se non vado a terra, quella palla la prendo io. È calcio, qualcuno può dirti che non è fallo, ma per me lo è” -3-8.

La versione di Hien, sebbene di parte, introduceva un elemento di complessità in una vicenda che, altrimenti, potrebbe apparire come una mera cospirazione ai danni degli ospiti. Il difensore, infatti, non si è limitato a difendere la decisione arbitrale, ma ha anche offerto uno spaccato del duello tattico contro un avversario di indubbio valore come Hojlund, definito un attaccante completo capace di attaccare la profondità e venire incontro al pallone. Un duello, quello tra i due, che ha caratterizzato buona parte della gara e che si è riacceso proprio in quell’episodio cruciale. Va notato, per completezza di cronaca, che nelle prime battute dell’intervista Hien era incorso in una piccola imprecisione, correggendosi poi in diretta: un lapsus che, sui social, è stato cavalcato da chi cerca conferme alla tesi del complotto, ma che nulla toglie alla sostanza della sua testimonianza -8.

La gioia di Palladino: “Nessuno credeva in noi, grande lavoro coronato”

In un clima così rovente, dominato dalle polemiche, la vittoria dell’Atalanta rischiava di passare in secondo piano, ma mister Raffaele Palladino ha tenuto a ribadire il valore del successo ottenuto dai suoi ragazzi. Intervenuto ai microfoni di Sky Sport nel post-gara, l’allenatore della Dea ha parlato di una prova di carattere e di maturità, frutto di un percorso di crescita iniziato lontano da Bergamo. “Oggi viene coronato un grande lavoro partito da Napoli”, ha dichiarato Palladino, riallacciandosi idealmente a una costruzione iniziata in un’altra piazza e ora giunta a maturazione sotto le sue cure -1. Un’affermazione, la sua, che sembrava voler allontanare l’attenzione dalle polemiche arbitrali per concentrarla esclusivamente sui meriti sportivi della sua squadra.

Il tecnico, nel suo intervento, ha voluto sottolineare la scarsa fiducia che circondava il gruppo all’inizio dell’avventura, per poi esaltare la consapevolezza ritrovata: “Nessuno credeva in noi, oggi abbiamo grande consapevolezza dei nostri mezzi. Stiamo facendo qualcosa di importante e straordinario” -1. Parole che suonano come una rivendicazione personale e collettiva, in una stagione che vede l’Atalanta lottare su più fronti. La sfida con il Napoli, giunta alla ventiseiesima giornata, rappresentava un crocevia fondamentale per le ambizioni europee di entrambe le compagini, e i tre punti conquistati consentono ai nerazzurri di mantenere il passo delle prime della classe, nonostante le difficoltà e le assenze che pure hanno caratterizzato le ultime settimane -6.

Il nodo arbitrale: due visioni a confronto

Al di là delle parole e delle passioni del post-partita, resta sul tappeto una questione tecnica non di poco conto, quella relativa all’interpretazione del contatto tra Hojlund e Hien. Da un lato, la rabbia di Manna e del presidente Edo De Laurentiis, che hanno gridato allo scandalo parlando di calcio “rotto” da decisioni incomprensibili -7; dall’altro, la serafica sicurezza di Hien, che nell’intervento del danese vede un chiaro fallo da ostruzione. Una divergenza di opinioni, questa, che difficilmente troverà una sintesi, ma che mette in luce i limiti di un sistema che, nonostante la tecnologia, continua a lasciare spazio all’interpretazione soggettiva del singolo uomo in campo. La domanda, a questo punto, è se l’arbitro Chiffi abbia fischiato con cognizione di causa o se, al contrario, abbia visto un fantasma. La moviola, nelle sue innumerevoli repliche, offre immagini che ciascuna tifoseria interpreta a proprio favore, in un dibattito destinato a rimanere aperto.

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