Caso Lavitola, la procura di Roma indaga sull’intervista di Ranucci al giornale dello Zimbabwe
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Redazione Interno
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La Procura di Roma ha messo nel mirino un’intervista rilasciata da Sigfrido Ranucci a un giornale dello Zimbabwe, pubblicata lo scorso 5 luglio e successivamente rimossa dal sito della testata. Il colloquio, avvenuto con un giornalista del quotidiano The Standard, riguarda il mercato dei carbon credit e coinvolge alcuni imprenditori italiani che sostenevano di essere stati truffati da un socio locale.
L’episodio è finito al centro dell’inchiesta sull’attentato organizzato davanti all’abitazione di Ranucci, un caso che vede Valter Lavitola indagato per avere inscenato un falso agguato; proprio Lavitola, secondo gli atti, avrebbe suggerito o comunque favorito il contatto con il giornalista africano, inoltrando il contenuto dell’intervista all’allora conduttore di Report.
Una mail e un’intervista diventano centrali nelle indagini
Il fascicolo, coordinato dalla procura capitolina, si è arricchito di un elemento considerato rilevante: una email datata 29 giugno 2026, con la quale Ranucci inviò a Lavitola i materiali preparatori e i contenuti dell’intervista destinata al The Standard. La pubblicazione, avvenuta il 5 luglio, fu poi rimossa senza che fossero chiari i motivi della cancellazione, ma il testo era già stato indicizzato e in parte divulgato.
Secondo quanto emerso, Ranucci stava indagando sul caso dei carbon credit, un meccanismo di compensazione delle emissioni che in Zimbabwe aveva attirato investimenti da parte di un gruppo di imprenditori italiani; questi ultimi avevano denunciato di essere stati vittime di una truffa orchestrata da un socio locale, che sarebbe stato in precedenza legato a Lavitola.
La procura intende ora verificare il livello di consapevolezza che Ranucci aveva già prima di rilasciare l’intervista, in particolare per quanto riguarda le difficoltà economiche che gli investitori stavano attraversando e il ruolo che Lavitola poteva aver giocato nelle dinamiche locali.
La Procura accende i riflettori sugli affari africani di Lavitola
Lo scambio di email tra Ranucci e Lavitola non si limita a gettare luce sulla genesi dell’intervista, ma spinge gli inquirenti a esplorare un terreno finora solo sfiorato: gli interessi economici dell’ex collaboratore di Report in Africa, e più precisamente in Zimbabwe. Il caso carbon credit, con i suoi risvolti finanziari e le accuse di truffa sollevate dagli imprenditori italiani, si intreccia così con le vicende giudiziarie che hanno portato alla scoperta del falso attentato di Torvaianica.
Mentre gli investigatori cercano di ricostruire i flussi di denaro e i rapporti tra Lavitola e il socio locale finito al centro delle denunce, la procura ha manifestato l’intenzione di sentire come testimone il giornalista zimbabwese che curò l’intervista, ritenendo che possa fornire elementi utili a chiarire non solo i contenuti del colloquio, ma anche le pressioni o le sollecitazioni ricevute prima e dopo la pubblicazione.
Il contesto giudiziario e le altre piste
L’inchiesta sul presunto attentato a Ranucci ha già registrato diversi sviluppi, tra cui l’arresto di Lavitola e la sua successiva detenzione, durante la quale si sarebbe verificato un episodio di violenza in carcere che la difesa ha prontamente smentito. La procura, però, non si è fermata alla ricostruzione della dinamica dell’agguato simulato e sta allargando il raggio d’azione per comprendere se l’intera vicenda nasconda anche moventi legati a contrasti economici maturati nei paesi africani.
L’attenzione si concentra ora sul periodo precedente all’intervista, per accertare se le informazioni in possesso di Ranucci potessero essere state influenzate o pilotate da Lavitola, e se l’ex conduttore di Report fosse a conoscenza di dettagli che avrebbero potuto mettere in pericolo la sua incolumità.
Tra le ipotesi degli inquirenti c’è anche quella che la messa in scena dell’attentato possa essere stata orchestrata per distogliere l’attenzione da altre questioni, forse proprio quelle relative ai business italiani in Zimbabwe, un paese dove i crediti di carbonio rappresentano un mercato in crescita ma anche un terreno fertile per speculazioni e frodi.
Le nuove verifiche della procura e l’intervista rimossa
La decisione di acquisire ufficialmente il testo dell’intervista, nonostante la sua rimozione dal web, rappresenta un passo significativo per la procura, che intende confrontare le dichiarazioni rese da Ranucci al giornale africano con quanto già emerso dalle intercettazioni e dagli altri atti investigativi. La testimonianza del giornalista dello Zimbabwe, se sarà possibile ascoltarlo, potrebbe offrire un punto di vista esterno sulle modalità con cui fu organizzato il colloquio e sui contatti intercorsi tra la redazione del The Standard e Lavitola.
Nel frattempo, il fascicolo continua a crescere, alimentato da nuovi accertamenti sui movimenti bancari e societari che legano alcuni degli imprenditori italiani al mercato dei carbon credit, un settore in cui le normative internazionali si intrecciano con le fragilità dei sistemi giudiziari locali. Per gli inquirenti, ricostruire la filiera dell’intervista significa anche capire se dietro il falso attentato si celi un tentativo di occultare o deviare le indagini su affari ben più concreti di una bomba inesplosa.
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