Super El Niño storico, il riscaldamento del Pacifico supera i 3°C: l'81% di probabilità di un evento eccezionale

Super El Niño storico, il riscaldamento del Pacifico supera i 3°C: l'81% di probabilità di un evento eccezionale
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I principali centri internazionali di previsione climatica, con ogni nuovo aggiornamento dei modelli matematici, rafforzano lo scenario che ormai viene definito come quello di un Super El Niño destinato a entrare nei libri di storia. La coerenza senza precedenti tra le diverse proiezioni, unita al dato ormai incontrovertibile del riscaldamento record dell'Oceano Pacifico equatoriale, ha spinto gli esperti a rivedere al rialzo le stime di intensità per il biennio in corso.

Le anomalie termiche, che al 19 luglio 2026 interessano un'area vastissima del Pacifico, mostrano picchi di temperatura superficiale del mare superiori di oltre 3°C rispetto ai valori medi stagionali, un segnale che, secondo i ricercatori della NOAA, non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche sulla portata del fenomeno.

La conferma degli enti internazionali e i numeri del fenomeno

A corroborare il quadro allarmante è arrivata prima la nota ufficiale dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), agenzia delle Nazioni Unite, che ha certificato il rapido e deciso sviluppo delle condizioni di El Niño nel Pacifico centrale e orientale. Subito dopo, il NOAA, l'Agenzia federale statunitense per l'oceano e l'atmosfera, ha diffuso l'aggiornamento mensile dei suoi modelli statistici e dinamici, confermando il progressivo rafforzamento dell'anomalia termica.

Secondo l'ultimo bollettino, esiste attualmente l'81% di probabilità che l'evento in corso raggiunga un'intensità eccezionale entro la fine del 2026, posizionandosi di fatto tra i più forti mai registrati da quando esistono misurazioni strumentali affidabili, ovvero dalla seconda metà del Novecento a oggi.

La percentuale, in lieve ma costante crescita rispetto ai mesi scorsi, rappresenta un valore inedito per il periodo di previsione, consolidando la tesi che non siamo di fronte a un semplice episodio di riscaldamento, ma a una vera e propria riorganizzazione degli equilibri termici dell'oceano.

Un'onda anomala che travolgerà le meteorologie di tutto il mondo

L'impatto di un Super El Niño di questa portata, come spiegano i climatologi, non si limita certo alla sola regione del Pacifico equatoriale; piuttosto, l'enorme quantità di calore rilasciata nell'atmosfera modifica le correnti a getto e le circolazioni atmosferiche su scala planetaria, ridisegnando letteralmente la mappa delle precipitazioni e delle temperature ai quattro angoli del globo.

Le proiezioni indicano che il Sud-est asiatico e l'Australia potrebbero andare incontro a siccità severe e ondate di caldo eccezionali, mentre la costa occidentale del Sudamerica, in particolare l'area tra Ecuador e Perù, dovrà fare i conti con piogge torrenziali, alluvioni e frane, in un crescendo di eventi meteorologici estremi che metterà a dura prova le infrastrutture e le popolazioni locali.

Per quanto riguarda il Nord America, l'effetto tipico di questi eventi si traduce solitamente in un inverno più mite e umido lungo la fascia meridionale e costiera, mentre le conseguenze per l'Europa e l'Italia, seppur mediate dalla distanza geografica, si manifesteranno attraverso alterazioni del pattern circolatorio atlantico, con inverni che potrebbero rivelarsi più piovosi e perturbati su alcune aree del Mediterraneo e un'estate successiva probabilmente caratterizzata da ondate di calore africane di notevole intensità.

Ripercussioni economiche tra agricoltura, materie prime ed energia

Al di là delle ovvie ricadute ambientali e sociali, il timore che cresce tra gli analisti finanziari riguarda l'impatto dirompente che un fenomeno di questa entità potrebbe avere sui mercati globali delle materie prime, già provati dagli squilibri degli ultimi anni.

Dan Leonard, direttore delle previsioni per gli Stati Uniti presso Metdesk, intervenendo al programma «Morning Call» della Cnbc, ha sottolineato come diversi comparti potrebbero subire scossoni violenti; la siccità in Estremo Oriente e in Sudamerica, ad esempio, rischia di compromettere i raccolti di caffè, cacao e soia, generando un'impennata dei prezzi che si riverbererebbe immediatamente sulle catene di approvvigionamento globali.

Allo stesso modo, il rame e gli altri metalli industriali, la cui estrazione e logistica dipendono da condizioni meteorologiche stabili, potrebbero vedere aumentare i costi di produzione e trasporto. In uno scenario controintuitivo, invece, il mercato del gas naturale potrebbe beneficiare di un inverno più mite sulle coste atlantiche del Nord America e in Europa, riducendo la domanda di riscaldamento e, di conseguenza, esercitando una pressione al ribasso sulle quotazioni, un effetto che però non basterebbe a compensare le turbolenze negli altri settori agricoli e minerari.

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