Il documentario "Melania" da record negli Usa, un ritratto intimo e discusso della first lady
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il film dedicato a Melania Trump, una produzione Amazon Mgm diretta da Brett Ratner, ha incassato oltre 8 milioni di dollari nel suo weekend di esordio sul suolo americano, cifra che ne segna il miglior debutto per un documentario nell’ultimo decennio. Un risultato economico notevole, raggiunto nonostante le aspre critiche di parte della stampa anglosassone, la quale ha definito l’opera, della durata di circa due ore, come un progetto interminabile e sostanzialmente propagandistico. La pellicola, il cui budget di produzione sarebbe stato considerevole, si propone come un racconto in prima persona, guidato dalla stessa voce fuori campo dell’ex modella slovena, che conduce lo spettatore attraverso i venti giorni precedenti il secondo insediamento del marito Donald Trump, attuale presidente degli Stati Uniti.
Un dietro le quitte fatto di dettagli
Il fulcro narrativo, stando alle recensioni e alle anticipazioni, non verte su questioni di politica o di relazioni internazionali, bensì si concentra meticolosamente su aspetti pratici e apparentemente quotidiani della vita di una first lady in attesa della cerimonia. La telecamera, infatti, la segue mentre seleziona il tessuto per un cappotto, controlla la lunghezza perfetta di un abito o approva i progetti per una cena di stato, senza tralasciare i momenti in cui sfoglia cataloghi d’arredo per la camera del figlio Barron. Questa scelta registica, che alcuni hanno definito uno stile enigmatico ispirato a registi come David Lynch, punta a costruire un’aura di intimità e riserbo, caratteristiche spesso associate al personaggio pubblico di Melania Trump, il quale viene dipinto attraverso una palette cromatica dominata dal nero, con sporadiche concessioni al color cammello.
Il successo oltre le polemiche
La fortuna al botteghino sembra, in ogni caso, aver sorpassato il giudizio artistico negativo espresso da molti commentatori. La vasta copertura mediatica, sia essa positiva o negativa, ha di fatto alimentato la curiosità del pubblico, trasformando la pellicola in un evento cinematografico. La produzione stessa ha preferito presentare l’opera non semplicemente come un documentario, bensì come “una esperienza creativa”, sottolineando forse la volontà di distaccarsi dai canoni tradizionali del genere biografico-documentaristico. La scelta del regista, figura a sua volta al centro di controversie passate, ha ulteriormente contribuito a polarizzare il dibattito prima ancora dell’uscita, generando un’attenzione che si è rivelata proficua in termini di incassi.
Un ritratto che divide
Mentre le cifre parlano chiaro, delineando un indubbio successo commerciale, il contenuto del film continua a suscitare reazioni contrastanti. Da un lato, c’è chi vi legge un ritratto autentico e volutamente introspettivo di una figura pubblica che ha sempre custodito la propria sfera privata; dall’altro, viene bollato come un’operazione di immagine lunga e autocelebrativa, attenta più ai dettagli superficiali che alla sostanza del ruolo ricoperto. La narrazione, volutamente minimalista e incentrata su gesti ordinari, lascia poco spazio a qualsiasi approfondimento di tipo politico o sociale, optando per una rappresentazione che alcuni definirebbero oleografica e altri semplicemente rispettosa della riservatezza del soggetto. Resta il fatto che, al di là delle polemiche, il pubblico americano ha risposto numeroso, decretando il record d’incassi e ponendo "Melania" sotto i riflettori della cronaca culturale e non solo.




