L’Esrb mette in guardia dai rischi sistemici: la guerra logora bilanci di famiglie, imprese e banche
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Redazione Economia
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Il consiglio generale dell’European Systemic Risk Board, l’autorità di vigilanza dell’Unione europea sui pericoli che minacciano la stabilità finanziaria, si è riunito il 31 marzo sotto la presidenza di Christine Lagarde. E dal vertice è emerso un quadro tutt’altro che rassicurante: i rischi sistemici sono in aumento. La guerra, quella che da mesi infiamma il Medio Oriente e che si intreccia con il conflitto in Ucraina, potrebbe arrivare a colpire l’Europa attraverso due canali distinti ma complementari – il canale economico e quello finanziario –, mettendo sotto stress i bilanci di quattro soggetti chiave: aziende, famiglie, banche e Stati.
L’economia reale sotto pressione per energia cara e incertezza prolungata
Il primo fronte, quello dell’economia reale, appare il più immediato. Secondo la nota diffusa dall’Esrb, un periodo prolungato di conflitto intenso – aggravato da un’incertezza ormai strutturale e da prezzi dell’energia persistentemente elevati – rischia di tradursi in uno stress diffuso sui bilanci domestici e imprenditoriali. Le famiglie, già alle prese con un’inflazione che non accenna a rientrare del tutto, dovranno fare i conti con bollette ancora pesanti; le imprese, in particolare quelle ad alta intensità energetica come l’acciaio, la chimica o la logistica dei trasporti, potrebbero vedere erosi i margini di guadagno fino al punto di non riuscire più a onorare i debiti contratti negli anni dei tassi a zero. Un meccanismo a catena, questo, che finirebbe per coinvolgere anche gli istituti di credito, esposti verso quei medesimi soggetti.
Borse europee in calo: oltre 1.100 miliardi bruciati dall’inizio del conflitto
I numeri, del resto, parlano chiaro. Dall’inizio della guerra in Medio Oriente – una crisi che per certi versi rischia di pesare più della stretta energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 – l’indice paneuropeo Stoxx 600, quello che raccoglie le principali società quotate, ha registrato un calo del 6 per cento. Una flessione apparentemente modesta, se la si guarda in percentuale, ma che in termini assoluti significa oltre 1.100 miliardi di capitalizzazione andati in fumo. Un patrimonio distrutto, quello della borsa del Vecchio continente, che pesa come un macigno sulle finanze di milioni di risparmiatori e fondi pensione.
Lo stretto di Hormuz e l’impatto sugli utili per azione, peggio del 2022
A preoccupare gli analisti non è solo il dato storico, ma la proiezione futura. Il conflitto, e in particolare la minaccia di chiusura dello stretto di Hormuz – principale snodo mondiale per il transito di petrolio e materie prime energetiche – avrà conseguenze dirette sulla redditività aziendale. Secondo le simulazioni condotte da Bloomberg Intelligence, l’impatto sull’utile per azione (l’eps, l’indicatore che misura quanto guadagna una società per ogni titolo in circolazione) dello Stoxx 600 sarà più pesante di quanto non fu lo shock inflazionistico del 2022. Allora l’impennata dei prezzi del gas aveva già messo in ginocchio diverse filiere; stavolta, con un Medio Oriente in fiamme e la retorica bellica che si fa sempre più minacciosa – comprese le recenti invettive di Donald Trump, tornato alla Casa Bianca da oltre un anno, contro il regime degli ayatollah –, il rischio è che la leva energetica venga usata come vera e propria arma di ricatto geopolitico.
Missili, droni low cost e la vulnerabilità di un’Europa senza difese comuni
Sullo sfondo, ma non troppo, c’è anche un cambiamento nella natura stessa della guerra: quella dei droni low cost e dei missili a medio raggio, che hanno reso obsoleti molti dei tradizionali sistemi di deterrenza. Il moltiplicarsi di attacchi oltre i confini nazionali – lanci di missili su Paesi vicini, minacce verbali e azioni militari asimmetriche – espone le economie europee a shock improvvisi e difficilmente prevedibili. E senza una struttura di difesa comune, come ha più volte osservato l’economista Daniel Gros, l’Europa rischia di rimanere ostaggio delle decisioni altrui. Una vulnerabilità che l’Esrb, nel suo rapporto, non cita esplicitamente ma che traspare da ogni riga delle sue valutazioni sulla sostenibilità del debito e sulla resilienza del sistema bancario.




