Guerra in Ucraina, quattro anni dopo: il fronte logora entrambi gli eserciti in attesa dei colloqui di Ginevra

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sirene che squarciano il silenzio di città ormai mutilate, interi quartieri ridotti a scheletri di cemento e ferro, e colonne di profughi che continuano a fluire verso ovest: a quasi quattro anni dall’inizio dell’invasione ordinata da Vladimir Putin, l’istantanea del conflitto russo-ucraino resta drammaticamente ferma su quelle immagini. Eppure, se lo scenario esteriore appare immutato, la dinamica sottostante ha subito una trasformazione profonda, evolvendosi in una guerra di logoramento prolungato che, dopo oltre 1.400 giorni di combattimenti, ha cristallizzato il fronte in una linea apparentemente stabile ma percorsa da continue scosse telluriche. Le offensive, le controffensive e gli annunci di svolte decisive si susseguono senza riuscire a incidere in maniera definitiva sull’esito del conflitto, il quale, mai come in questa fase, rimane sospeso in un equilibrio incertissimo -3.

A rafforzare la percezione di una stabilità precaria contribuiscono le valutazioni espresse da fonti qualificate della NATO, secondo cui un crollo improvviso delle difese ucraine appare uno scenario improbabile nell’arco del 2026. L’Alleanza Atlantica, pur riconoscendo le difficoltà di Kiev legate alla limitatezza delle riserve e alla complessità di una linea del fronte estesissima, sottolinea come le perdite subite da Mosca abbiano raggiunto cifre impressionanti: si parla di circa 1,3 milioni di uomini fuori combattimento tra morti e feriti, con un picco di quattrocentomila perdite solamente nell’ultimo anno -9. I dati diffusi dallo stato maggiore ucraino, sebbene da prendere con la cautela del caso trattandosi di fonti direttamente coinvolte, dipingono un quadro ancor più pesante per le forze armate russe, con un conteggio che si aggirerebbe intorno a 1.250.000 unità -7. Una stima del Center for Strategic and International Studies (CSIS) prova a sintetizzare il massacro, ipotizzando che il numero complessivo di vittime militari, sommando i due schieramenti, possa avvicinarsi ai due milioni di uomini, una carneficina che non ha eguali per una guerra convenzionale dalla fine del secondo conflitto mondiale -10.

Su questo campo di battaglia insanguinato si innestano ora le complesse trame della diplomazia. La prossima settimana, a Ginevra, sono attesi i rappresentanti di Ucraina, Russia e Stati Uniti per un nuovo round di colloqui, e la scelta dei delegati da parte del Cremlino non è passata inosservata. Mosca ha infatti richiamato Vladimir Medinsky, consigliere presidenziale noto per la sua linea intransigente, a guidare la propria delegazione -6. Una mossa che, secondo alcuni osservatori, potrebbe preludere a un irrigidimento della posizione russa, in netto contrasto con l’approccio apparentemente più costruttivo mostrato nell’ultimo incontro. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, intervenuto alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ha fotografato con precisione le distanze che separano le parti, lamentando come da Washington giunga una pressione costante affinché Kiev faccia concessioni, senza che analoga richiesta venga rivolta a Mosca -1. Zelensky ha ribadito la necessità di garanzie di sicurezza solide e durature, rilanciando l’idea di un cessate il fuoco che, seppur temporaneo, possa creare le condizioni per tenere le elezioni nel Paese.

Il nodo delle garanzie di sicurezza e i piani offensivi russi

Il nodo cruciale, attorno a cui ruota l’intero impianto negoziale, rimane quello delle garanzie per il futuro dell’Ucraina. Il capo della diplomazia russa, Sergei Lavrov, ha respinto al mittente qualsiasi ipotesi di garanzie di sicurezza fornite dall’Occidente, riproponendo di fatto i termini di un accordo abbozzato a Istanbul nella primavera del 2022, un accordo che, di fatto, avrebbe lasciato l’Ucraina priva di difese credibili contro una rinnovata aggressione -3. Una posizione, questa, che stride con le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, il quale ha esortato Zelensky a muoversi con decisione per non perdere un’opportunità storica, mentre dall’altra parte si moltiplicano i segnali di una preparazione militare che poco ha a che fare con la pace -6. L’Institute for the Study of War (ISW) riferisce infatti che il comando militare russo starebbe pianificando un’offensiva su larga scala per l’estate del 2026, con l’obiettivo di completare la conquista delle regioni di Donetsk e Zaporizhzhia, un piano che dimostra la determinazione del Cremlino a perseguire i propri obiettivi con le armi qualora la via diplomatica non dovesse soddisfare le proprie ambizioni -8. Gli analisti dell’ISW evidenziano come i russi stiano cercando di guadagnare posizioni di partenza favorevoli, in particolare nelle direzioni di Slovyansk-Kramatorsk e di Zaporizhzhia, ma le loro avanzate procedono a rilento, impantanandosi in ostinati tentativi di logoramento delle linee ucraine -3.

L’impatto della guerra sui civili e le controffensive ucraine

Mentre i vertici politici e militari giocano la loro partita, la popolazione civile continua a pagare un prezzo altissimo. L’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani in Ucraina ha documentato che, solo nel mese di gennaio, il conflitto ha causato la morte di almeno 161 civili e il ferimento di altri 757, con la quasi totalità delle vittime registrata in territorio controllato dal governo di Kiev -5. Gli attacchi russi con missili e droni contro le infrastrutture energetiche, in un periodo dell’anno in cui le temperature sono costantemente sotto lo zero, hanno provocato disagi indescrivibili a milioni di persone, privandole di elettricità, riscaldamento e acqua corrente. Sul piano strettamente militare, non mancano tuttavia episodi che riequilibrano parzialmente le sorti del conflitto. Dopo aver subito per mesi l’iniziativa nemica, le forze ucraine sono riuscite a lanciare alcune controffensive locali, riconquistando terreno in aree strategiche. Secondo l’ISW, i difensori hanno liberato alcuni insediamenti nell’oblast di Zaporizhzhia e lungo il confine amministrativo con l’oblast di Dnipropetrovsk, respingendo in alcuni punti le linee russe fino a nove chilometri e mezzo -4.

Queste azioni, seppur non configurabili come una controffensiva generale, hanno il merito di aver complicato i piani russi per l’offensiva estiva, privandoli di posizioni importanti. Un fattore che avrebbe favorito queste riconquiste, secondo gli analisti, sarebbe legato ai problemi di comunicazione improvvisamente emersi nelle file nemiche a seguito del blocco, imposto dalla società SpaceX, di migliaia di terminali Starlink utilizzati illegalmente dai russi -4. La perdita di questo sistema satellitare, fondamentale per il coordinamento delle truppe e la gestione dei droni, avrebbe costretto Mosca a ridurre il numero di assalti, offrendo un inaspettato vantaggio tattico a Kiev. Un assist tecnologico che, unito alla tenace resistenza sul campo, mantiene aperto uno spiraglio in un conflitto che, altrimenti, sembrerebbe destinato a trascinarsi in una logorante guerra di posizione.

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