Ruud in semifinale a Roma tra i lampi del tennis e i capricci del cielo
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Redazione Sport
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Casper Ruud, lo si potrebbe definire un “habitué” delle fasi che contano del Foro Italico, ha ottenuto l’ennesima conferma della propria duttilità sulla terra battuta, superando Karen Khachanov in tre set (6-1, 1-6, 6-2) e strappando il pass per la semifinale degli Internazionali d’Italia. Un risultato, questo, che porta la firma di un giocatore capace di incassare il colpo dopo la pausa forzata, quasi un pugile che subisce l’urto del diretto avversario per poi risalire dalla lona, ritrovando quella lucidità che sembrava essersi dissolta nell’aria umida della Capitale. L’incontro, che per larghi tratti ha assunto le sembianze di una vera e propria giostra emotiva per lo scandinavo, è stato stravolto da uno stop di oltre due ore – oltre centocinquanta minuti di attesa, come riportano le cronache -2-10 – causato dall’acquazzone che si è abbattuto sul centrale, trasformando il rosso in un campo ostile prima ancora che Khachanov lo diventasse.
Il dominio interrotto e la ripartenza a singhiozzo del norvegese
Nel primo parziale, Ruud aveva messo in scena una lezione di tennis quadrato, dominante al servizio e chirurgico in risposta, ma l’interruzione per maltempo, sopraggiunta quando il punteggio recitava 6-1, 0-1, ha agito come un interruttore che spegne la luce all’improvviso. Al rientro in campo, la situazione è radicalmente cambiata; il russo, beneficiando forse della lunga pausa più dell’avversario, ha approfittato dello spaesamento del norvegese, sfilandogli via il set con un perentorio 6-1 che sapeva più di esercizio di stile che di battaglia tennistica. Un’inversione di tendenza che ha messo a nudo la fragilità mentale di Ruud in quel frangente, una fragilità che peraltro lui stesso ha ammesso a caldo, dichiarando di non sapere bene cosa fosse successo in quella seconda frazione prima di decidere di azzerare tutto nella terza.
La reazione orgogliosa e l’attesa per il prossimo avversario
Ma se il secondo paragrafo della partita aveva fatto temere un crollo psicologico per il finalista Slam, la reazione del terzo set ha dimostrato perché Ruud, anche quando non è il favorito assoluto, rappresenti un ostacolo duro per chiunque. Ha ritrovato la profondità di palla, ha aggredito Khachanov con il dritto, e ha chiuso i conti sul 6-2, regalando allo stesso pubblico romano – che lo aveva visto soffrire – un colpo da “tweener” da manuale, un lampo di pura tecnica che ha riequilibrato la bilancia dopo le ore di pioggia. La qualificazione alla sua quarta semifinale in carriera al Foro Italico (dopo le edizioni del 2020, 2022 e 2023) è così servita, in attesa di conoscere il nome dell’avversario che uscirà dal match tra lo spagnolo Jodar e l’azzurro Luciano Darderi.
Un meteo impazzito e un programma stravolto
Oltre il racconto del match, però, la cronaca di questa giornata romana è segnata indelebilmente dal fattore meteo. Il ritardo accumulato, che ha superato le due ore e mezza, ha avuto ripercussioni immediate sul programma della sessione serale, creando una sorta di effetto domino che ha scombussolato i piani degli organizzatori. Il quarto di finale femminile tra Svitolina e Rybakina ha subito uno slittamento consistente, e di conseguenza l’ingresso in campo di Luciano Darderi è stato posticipato a tarda serata, costringendo il tennista italiano a una lunga attesa negli spogliatoi mentre la terra battuta assorbiva l’acqua. Una situazione, quella vissuta sullo sfondo, che evidenzia come la programmazione di questi grandi eventi resti sempre in balìa di una variabile imprevedibile come la pioggia, capace di stravolgere equilibri e preparazioni atletiche in pochi minuti.




