Medici no-vax, il PTS boccia la norma: «Una pagina nera per il Parlamento»
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Redazione Interno
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Il Patto Trasversale per la Scienza (PTS) ha espresso forte preoccupazione per la norma che apre alla reiscrizione agli Albi dei medici no-vax e degli altri sanitari radiati durante l'emergenza Covid-19, definendola «una pagina nera per il nostro Parlamento». La disposizione è contenuta nel disegno di legge sulle professioni sanitarie, approvato dalla Camera dei deputati il 27 ottobre e ora all'esame del Senato. Secondo il PTS, la procedura straordinaria e agevolata riservata a chi è stato radiato per fatti non dolosi solleva dubbi sul rispetto delle evidenze scientifiche e sull'uguaglianza di trattamento tra professionisti.
Che cosa prevede la procedura per i radiati
La norma non stabilisce un reintegro generalizzato né automatico dei medici che durante la pandemia si erano opposti alla vaccinazione: consente soltanto, a determinate condizioni, di chiedere la reiscrizione all'Albo. L'emendamento, presentato da Fratelli d'Italia, era stato approvato in commissione Affari sociali già a luglio. Secondo la ricostruzione della stampa, la richiesta andrebbe presentata entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge e solo da chi abbia ancora pendente il ricorso davanti alla commissione competente.
Oggi, in via ordinaria, un professionista radiato può domandare la reiscrizione solo dopo cinque anni, deve aver tenuto una condotta irreprensibile e, se la radiazione è seguita a una condanna penale, ottenere la riabilitazione. È rispetto a questo percorso che il PTS segnala un trattamento diverso tra categorie di sanitari, con riflessi sul ruolo degli Ordini professionali.
Il voto alla Camera e le critiche degli Ordini
La disposizione ha superato il voto dell'Aula con 126 favorevoli, 113 contrari e due astenuti, ma il provvedimento non ha concluso il proprio iter: per diventare legge, il testo deve essere approvato nella stessa formulazione da Camera e Senato. La Federazione nazionale degli Ordini dei medici (FNOMCeO) ha criticato l'emendamento, con il presidente Filippo Anelli che si è detto sconcertato e deluso, e ha chiesto al Parlamento di fermare la norma, mentre le opposizioni l'hanno definita una vergogna.
Il tema ha diviso anche la maggioranza e ha catalizzato il dibattito pubblico, a scapito di altre parti della riforma. Per infermieri e coordinatori, per esempio, la novità più concreta riguarda i criteri di valutazione della colpa, che tengono conto di carenze organizzative e scarsità di risorse.
Il via libera finale della Camera al disegno di legge delega sulle professioni sanitarie è arrivato con 143 voti favorevoli e 113 contrari.
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