Vasco fa urlare Torino e manda a "fanculo la guerra" con "Gli spari sopra"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Lo stadio Olimpico di Torino, gremito di 36mila persone, ha accolto sabato sera il primo atto del Vasco Live Duemilaventicinque, tour che porterà il rocker di Zocca in sei città italiane fino alla fine di giugno. Un inizio esplosivo, quello torinese, in cui Vasco Rossi – che a 73 anni dimostra un’energia inossidabile – ha rinnovato il suo patto con il pubblico, mescolando classici intramontabili e sorprese, come l’esecuzione integrale di Vita spericolata, assente dai live da vent’anni. «Una botta micidiale», l’ha definita lui stesso, e il pubblico, in coro, non ha potuto che confermarlo.
Tra gli highlights della serata, Gli spari sopra si è trasformata in un manifesto pacifista, con Vasco che ha gridato «Fanculo la guerra!» scatenando l’urlo collettivo della folla. Un momento di rottura, tipico del suo stile, che ha ribadito come la sua musica – oltre a essere un rito collettivo – continui a veicolare messaggi diretti, senza filtri. Il concerto, durato oltre due ore, ha confermato la formula collaudata degli ultimi anni: pochi fronzoli, molta potenza e un rapporto simbiotico con i fan, molti dei quali lo seguono da decenni.
Non sono mancate, tuttavia, le ombre. Nei giorni del doppio appuntamento torinese, alcuni residenti della zona hanno denunciato episodi di degrado, documentati da video che ritraggono comportamenti incivili – tra cui minzioni e defecazioni all’aperto – da parte di gruppi di spettatori in attesa fuori dallo stadio. Le proteste, seppur circoscritte, hanno riacceso il dibattito sull’impatto dei mega-eventi nei quartieri, un tema che accompagna ormai da anni i concerti di grandi artisti negli impianti sportivi.




