Virtus, la grande rimonta non basta: l'Olympiacos spegne i sogni all'Arena
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Redazione Sport
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Un'impresa sfiorata nel segno del rimpianto. È questo il sentimento che resta alla Virtus Bologna dopo il ko per 97-94 contro l'Olympiacos, maturato nella diciottesima giornata dell'Eurolega, nonostante un'ultima frazione di gioco dalla carica emotiva travolgente. I greci, partiti con il piede giusto, avevano costruito un vantaggio che sembrava insormontabile, toccando punte di +19; la reazione delle V nere, rimaste a secco per lunghi tratti della partita, è stata però tardiva, seppur di straordinaria intensità, e ha portato la squadra di Dusko Ivanovic a un passo dalla completa risalita.
Una partita a due volti
Il match si è sviluppato secondo due script diametralmente opposti. L'Olympiacos, sfruttando la freddezza realizzativa di Tyler Dorsey – autore di 23 punti – e la precisione chirurgica di Evan Fournier – che ha messo a segno 21 punti con un impressionante 7/10 da tre punti – ha gestito con apparente tranquillità le prime tre frazioni. Sul fronte opposto, la Virtus ha faticato a trovare continuità, pagando, come ha poi ammesso lo stesso coach Ivanovic, «i troppi individualismi» e una fase difensiva non sempre all'altezza. Nonostante ciò, il primo quarto aveva visto Bologna esprimere una 'garra' notevole, con un'intensità difensiva che aveva promesso ben altro sviluppo.
La reazione a sirena ormai vicina
Il merito della squadra emiliana è stato quello di non arrendersi, imbastendo negli ultimi dieci minuti una rimonta da antologia che ha riacceso l'Arena. Guidati da un Luca Vildoza in stato di grazia – 17 punti – e dai contributi di Matt Morgan e Carsen Edwards – rispettivamente a 15 e 14 punti – i bianconeri hanno bruciato le distanze punto dopo punto, in una cavalcata che li ha portati a soli -1 dalla parità. La prestazione di Edwards, in particolare, assume i toni dell'eroico: dopo essersi azzoppato la caviglia nel primo quarto, ha giocato zoppicando un primo tempo definito "clamoroso", per poi alzare bandiera bianca nella parte conclusiva dell'incontro, segno della fatica e del probabile fastidio fisico.
Il finale e il prezzo degli errori
Proprio quando la svolta sembrava concretizzarsi, è mancata la giocata decisiva, l'ultimo tiro che avrebbe potuto ribaltare l'esito. La palla è rimasta nelle mani sbagliate o non è entrata nel canestro, lasciando spazio alla gioia degli avversari, che hanno così chiuso la partita sul +3. Un epilogo amaro per Ivanovic e i suoi, consci di aver sprecato un'occasione importante contro una formazione di altissimo livello, e altrettanto consapevoli che il basket, sport da 40 minuti, perdona raramente 30 minuti di gioco sottotono. La sconfitta, seppur onorevole per il carattere dimostrato, rimane una macchia nel percorso europeo.




