Startup in rivolta contro l’AI Act, mentre l’intelligenza artificiale di guerra avanza

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre l’Europa si prepara ad applicare l’AI Act, il regolamento UE sull’intelligenza artificiale entrato in vigore ad agosto 2023 ma ancora in fase di attuazione, cresce il malcontento tra le realtà innovative del settore. In Italia, 38 startup e investitori hanno firmato un appello formale per chiedere una “pausa tecnica” di 24 mesi, sostenendo che le norme previste rischiano di bloccare lo sviluppo tecnologico anziché favorirlo.

Giuseppe Vaciago, partner dello studio legale 42 Law Firm, sottolinea le criticità: «Da operatore del diritto, posso affermare che adeguarsi all’AI Act non è solo difficile, ma quasi impossibile, perché mancano linee guida chiare su cosa esattamente si debba fare». Un problema che non riguarda solo l’Italia, ma tutto il continente, dove le imprese tecnologiche denunciano un eccesso di burocrazia e costi insostenibili per le realtà più piccole.

Intanto, l’Unione Europea ha pubblicato il Codice di condotta per l’AI generativa (Gpai), il primo tentativo di tradurre in pratica i principi dell’AI Act. Il testo, che entrerà in vigore il 2 agosto 2025, mira a regolare l’uso su vasta scala di sistemi come ChatGPT e altri modelli avanzati, basandosi su un approccio a “rischio graduato”. Ma per molte aziende, il timing è troppo stretto e le regole troppo vaghe.

Parallelamente, mentre il dibattito normativo infuria, l’intelligenza artificiale applicata alla difesa avanza senza freni. Diversi governi, incluso quello degli Stati Uniti guidato da Donald Trump, stanno accelerando lo sviluppo di sistemi autonomi per scopi militari, sollevando interrogativi etici e strategici. Se da un lato l’Europa cerca di imporre limiti, dall’altro la corsa agli armamenti basati sull’AI rischia di rendere obsolete le stesse regole prima ancora che vengano applicate.

La sfida, dunque, è duplice: da una parte, c’è chi chiede più tempo per adattarsi alle nuove norme; dall’altra, c’è chi le considera già superate dall’evoluzione tecnologica. Senza contare che, in assenza di standard internazionali, il rischio è quello di un panorama frammentato, dove le aziende europee potrebbero trovarsi in svantaggio rispetto a concorrenti extra-Ue meno regolamentati.

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