Startup contro l’AI Act mentre avanza l’intelligenza artificiale di guerra
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Redazione Economia
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Mentre l’Unione Europea si prepara all’entrata in vigore dell’AI Act, prevista per il 2 agosto 2025, cresce il malcontento tra le aziende del settore, che temono un freno all’innovazione. In Italia, 38 startup e investitori hanno firmato un appello formale per chiedere una «pausa tecnica» di 24 mesi, sostenendo che le norme siano troppo onerose e rischino di penalizzare soprattutto le realtà più piccole. «Le regole appaiono poco chiare e sovrapposte», si legge nella lettera indirizzata alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, alla quale hanno aderito anche 44 grandi gruppi continentali.
Proprio ieri, Bruxelles ha presentato il Codice di condotta per l’intelligenza artificiale general-purpose (Gpai), il primo tentativo di tradurre in pratica i principi dell’AI Act. Il documento, sviluppato con il contributo di oltre mille esperti e parti interessate, mira a guidare le aziende nell’applicazione delle nuove regole su sicurezza, trasparenza e copyright, con un focus particolare sui modelli di IA generativa. Strutturato in tre capitoli, il testo è volontario ma rappresenta una sorta di «bussola» per chi dovrà adeguarsi alla normativa.
Tuttavia, non mancano le critiche. Le imprese lamentano che l’approccio «a rischio» adottato dall’UE potrebbe finire per rallentare lo sviluppo tecnologico anziché incoraggiarlo, nonostante l’intenzione dichiarata di promuovere un’intelligenza artificiale «umanocentrica». Tra le preoccupazioni, c’è anche il timore che il Vecchio Continente perda terreno rispetto a Stati Uniti e Cina, dove le regole sono meno stringenti. Intanto, mentre il dibattito infuria, avanzano le applicazioni militari dell’IA, un fronte sul quale l’Europa sembra voler mantenere un profilo più defilato.
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