L’Europa accelera sull’intelligenza artificiale, ma Meta frena: "Troppe incertezze"
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Redazione Economia
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Mentre la Commissione Europea ha appena pubblicato le linee guida per l’applicazione dell’AI Act – il regolamento che dal 2 agosto 2025 disciplinerà l’uso dei modelli di intelligenza artificiale – Meta ha annunciato di non voler aderire al Codice di condotta volontario, definendolo "ambiguo" e "eccessivamente restrittivo". La posizione del colosso di Menlo Park, resa nota attraverso un post su LinkedIn del Chief Global Affairs Officer Joel Kaplan, rischia di aprire un nuovo fronte di tensione tra Big Tech e istituzioni Ue, già divise sull’equilibrio tra innovazione e controllo.
Il Codice, che stabilisce principi di trasparenza, sicurezza e rispetto dei diritti fondamentali per i sistemi di AI generativa, rappresenta una tappa intermedia prima dell’entrata in vigore della normativa. "Introduce obblighi non chiari e misure che superano lo scopo della legge", ha affermato Kaplan, aggiungendo che "l’Europa sta commettendo un errore". Un’accusa che arriva dopo le proteste di 44 aziende, tra cui Siemens e Airbus, che nelle scorse settimane avevano chiesto alla Commissione di sospendere l’AI Act con una lettera dal titolo emblematico: Stop the clock.
Parallelamente, però, prende forma ToKAI, la prima piattaforma italiana – sviluppata da Tinexta Infocert in collaborazione con Keplera – dedicata alla verifica della conformità dei progetti AI alle nuove regole. Finanziata dal PNRR e da NextGenerationEU, l’iniziativa punta a ridurre i costi di compliance per le PMI, spesso svantaggiate rispetto alle multinazionali nella corsa all’adeguamento normativo. Uno strumento concreto, che potrebbe attenuare le resistenze delle imprese più piccole, preoccupate dagli oneri burocratici.
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