Confindustria chiede il disaccoppiamento delle bollette, Meloni punta sull’Europa e sul nucleare

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, durante l’assemblea annuale dell’organizzazione tenutasi a Bologna, ha riproposto con forza la necessità di separare i prezzi dell’energia elettrica da quelli del gas, misura che, a suo avviso, potrebbe alleviare il carico sulle imprese, in particolare sui settori ad alto consumo come la siderurgia. «Senza un intervento strutturale», ha sottolineato Orsini, «la competitività dell’industria italiana rischia di essere compromessa da costi energetici insostenibili».

Nel suo intervento, la premier Giorgia Meloni ha affrontato il tema con un tono diverso, concentrandosi sulle dinamiche europee. «L’Italia oggi è credibile», ha dichiarato, «ma l’Ue non sempre è dalla nostra parte». Rivolgendosi alla presidente del Parlamento europeo, presente in sala, ha aggiunto con un sorriso: «Tu sì, però, e per questo ti ringrazio». Il riferimento alle «maggioranze variabili» a Bruxelles ha lasciato intendere una certa frustrazione verso le politiche comunitarie, pur senza esplicitare critiche dirette.

Meloni ha poi insistito sulla necessità di eliminare i dazi interni all’Unione europea, definendoli un ostacolo al Mercato unico. «Secondo il Fmi», ha ricordato, «vendere un bene tra Paesi Ue costa come se ci fosse un dazio del 45%, contro il 15% degli Stati Uniti». Un divario che, secondo la premier, penalizza le imprese europee in un contesto globale già segnato da tensioni commerciali.

Sul fronte energetico, il governo sembra guardare con interesse al nucleare, in particolare ai mini-reattori, presentati come una soluzione innovativa per ridurre la dipendenza dalle fonti tradizionali. «Puntare su questa tecnologia», ha osservato Meloni, «potrebbe essere una svolta». Una posizione che, seppur non dettagliata nei tempi e nei modi, segna una distanza rispetto alle resistenze ideologiche del passato.

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