La grande manifestazione contro Khamenei a Toronto: 350mila persone in corteo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sabato, le strade di North York, sobborgo di Toronto, si sono trasformate in un fiume umano composto da circa trecentocinquantamila persone, una marea di manifestanti che hanno risposto all’appello per una mobilitazione globale contro la Repubblica Islamica dell’Iran -2. L’imponente adunata, parte di un “global day of action” che ha visto scene simili in decine di città nel mondo, ha avuto un obiettivo politico chiaro e immediato: chiedere al governo canadese, ma più in generale all’Occidente, il riconoscimento del principe ereditario in esilio Reza Pahlavi come guida legittima per una transizione democratica del paese -2. I manifestanti, molti dei quali impugnavano la storica bandiera del leone e sole, quella precedente alla rivoluzione del 1979, hanno scandito cori che inneggiavano al ritorno della monarchia, in una netta presa di distanza dall’attuale leadership religiosa rappresentata dall’ayatollah Khamenei. Tra i presenti, giunti anche da città statunitensi come Boston, si respirava un’aria di rivalsa e la convinzione che il movimento di protesta, nato in Iran alla fine dell’anno scorso, abbia ormai superato i confini nazionali per diventare una causa internazionale -6.

Reza Pahlavi, il principe esiliato e i contatti con l’Italia e i parlamentari

Mentre a Toronto la folla marciava, a Monaco di Baviera, altro epicentro delle proteste, lo stesso Reza Pahlavi ha incontrato una delegazione italiana composta da rappresentanti dell’Associazione Italia-Iran e dell’Istituto Milton Friedman, insieme ad alcuni parlamentari -4. Un incontro, quello bavarese, che ha visto la partecipazione degli onorevoli Roberto Bagnasco (Forza Italia), Alessia Ambrosi (Fratelli d’Italia) e Silvia Sardone (Lega), i quali avrebbero rinnovato al principe un invito a tornare presto in Italia, gesto interpretato come un segnale di attenzione da parte di una parte della politica italiana verso la causa dell’opposizione iraniana -4. Nel corso del confronto, si è discusso del cosiddetto “Iran Prosperity Project”, un’iniziativa di stampo liberista che mira a delineare strategie per un futuro economico e istituzionale del paese alternativo all’attuale regime, toccando temi come il radicalismo islamista in Europa e le prospettive per una transizione democratica e secolare di Teheran -7.

La risposta di Teheran: convocato l’ambasciatore tedesco

La portata delle manifestazioni della diaspora non è passata inosservata a Teheran, dove il regime ha reagito con i consueti strumenti diplomatici. L’Iran ha infatti convocato l’ambasciatore tedesco designato, Axel Dittmann, per presentare una formale protesta contro quelle che il ministero degli Esteri iraniano ha definito “attività anti-iraniane” sul territorio tedesco e contro le posizioni ritenute “distruttive” da parte di esponenti politici di Berlino -3. Durante il colloquio, al diplomatico è stata notificata la rimostranza ufficiale, un atto che sottolinea quanto le autorità persiane percepiscano come una minaccia concreta il sostegno politico che i governi europei, o singoli loro rappresentanti, sembrano offrire all’opposizione in esilio. Al centro delle rimostranze iraniane vi sarebbero in particolare le dichiarazioni del cancelliere tedesco, giudicate inaccettabili, e il sostegno a figure ed eventi che, agli occhi di Teheran, legittimano un’opposizione che mira al rovesciamento del regime -3.

San Valentino di protesta: oltre un milione di iraniani in piazza nel mondo

Il 14 febbraio 2026, data che per molti in Occidente coincide con la festa degli innamorati, resterà impresso nella memoria collettiva degli iraniani come il giorno della più grande mobilitazione globale dalla diaspora dalla rivoluzione del 1979. Oltre un milione di persone sono scese in piazza in tutto il mondo, dalle metropoli nordamericane come Los Angeles, dove si è ripetuta la stessa folla di Toronto, fino alle città europee e australiane -1. A Monaco, la polizia locale ha stimato la presenza di circa duecentocinquantamila persone, una folla che ha riempito la Theresienwiese ascoltando i discorsi di Pahlavi e di altre figure di spicco, tra cui il senatore statunitense Lindsey Graham -1-8. I manifestanti, molti dei quali indossavano cappellini rossi con la scritta “Make Iran Great Again” a chiara imitazione dello stile di Donald Trump, hanno chiesto la fine della Repubblica Islamica, in un’eco potente delle proteste che continuano a scuotere le città all’interno dell’Iran, dove nonostante la repressione e i blackout internet, non si fermano le grida di “Morte al dittatore” dai tetti -1.

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