Milano, l’inchiesta urbanistica scuote il potere: tra patti opachi e difese d’élite
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Redazione Interno
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MILANO – Trentatré anni dopo Tangentopoli, il terremoto che travolse la prima Repubblica, Milano torna a fare i conti con un’inchiesta che scuote le fondamenta del suo potere. Non più tangenti in valigia, ma presunti patti corruttivi tessuti nell’ombra, dove urbanistica e interessi privati si intrecciano in modo spregiudicato. La Procura, guidata dai pm Marina Petruzzella, Mauro Clerici e Paolo Filippi, accusa Giuseppe Marinoni, presidente della Commissione paesaggio, e l’architetto Federico Pella di aver orchestrato un «patto corruttivo» per influenzare il futuro di San Siro, bloccando progetti già incerti di Inter e Milan. Marinoni, definito «faccendiere» senza remore, avrebbe agito con l’assessore Giancarlo Tancredi, anch’esso finito nel mirino.
Manfredi Catella, coinvolto nell’inchiesta che investe la società Coima Sgr, replica con toni netti: «Le accuse non corrispondono al vero». Affidandosi a un team legale d’eccezione – tra cui Paola Severino per Coima e Francesco Mucciarelli per la sua difesa personale – liquida le richieste della Procura come infondate. Un muro di avvocati prestigiosi, scelti per arginare un’indagine che rischia di macchiare non solo nomi, ma un intero sistema.
Sul banco degli imputati, però, non ci sono solo imprenditori e funzionari. Il sindaco Giuseppe Sala, indagato per «fare l’amministratore», viene difeso a spada tratta dall’ex sindaco di Lodi Simone Uggetti, che accusa la Procura di «supplenza politica». «Sala vada avanti», dice Uggetti, sottintendendo che l’inchiesta sia un modo per deviare scelte urbanistiche legittime. Ma i pm non sembrano avere dubbi: i fili di questa trama portano a decisioni opache, dove il pubblico e il privato si confondono.




