Evelina Sgarbi e la “farsa” della perizia sul padre: “Ho chiesto al giudice la revoca, è vergognoso”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il braccio di ferro giudiziario e familiare che coinvolge Vittorio Sgarbi, la figlia Evelina e la compagna Sabrina Colle non accenna a placarsi, anzi si arricchisce di un nuovo, duro capitolo. Ospite per l’ennesima volta del salotto di Silvia Toffanin a Verissimo, programma di Canale 5, la giovane è tornata a raccontare davanti alle telecamere il suo punto di vista sulla vicenda, incentrando il discorso su quello che definisce un procedimento viziato alla radice. La decisione del giudice, che qualche tempo fa aveva escluso la necessità di un amministratore di sostegno per il critico d’arte disponendo però un approfondimento peritale sulle sue condizioni psico-fisiche, non ha evidentemente portato alla chiarezza sperata da Evelina.

Evelina Sgarbi ha usato parole pesanti come macigni per descrivere l'incontro che il padre avrebbe avuto con lo specialista incaricato dal tribunale. "L'incontro con i periti è stata una farsa", ha esordito senza mezzi termini, manifestando tutto il suo sconforto e, al contempo, un'esasperazione ormai difficile da contenere. La sua critica si appunta soprattutto sul metodo, che a suo dire renderebbe la consulenza tecnica d'ufficio non solo inutile, ma addirittura lesiva della corretta amministrazione della giustizia. Il nodo centrale, per la figlia del professore, risiede nella mancata consultazione della documentazione sanitaria pregressa: "Si fanno le perizie senza cartelle cliniche, ogni scusa è buona per manipolare i fatti". Una dichiarazione grave, che implica un disegno volto a occultare elementi essenziali per una diagnosi obiettiva.

Il sospetto di un'omessa verifica e l'istanza di revoca

La convinzione che l'accertamento disposto dal giudice sia stato condotto in modo superficiale, se non addirittura pilotato, ha spinto Evelina Sgarbi a compiere un passo formale davanti all'autorità giudiziaria. "Ho chiesto al giudice la revoca", ha rivelato in trasmissione, specificando di aver avanzato istanza per rimuovere il perito dall'incarico. Una richiesta motivata dalla scarsa fiducia nella procedura fin qui seguita, che lei stessa ha bollato come una messinscena atta a "chiudere la faccenda" in fretta, senza un reale approfondimento. A rendere il tutto ancor più inaccettabile, ai suoi occhi, contribuisce la qualifica professionale del tecnico designato, uno psicologo con competenze prevalenti in ambito minorile: "Trovo che non sia normale", ha spiegato, "che a farla sia uno psicologo che si occupa di minori, che deve visitare un malato oncologico depresso gravemente". Una specifica, questa, che aggiunge un ulteriore elemento di criticità a un quadro già estremamente complesso.

Le perplessità di Evelina non si fermano però all'aspetto formale della perizia, ma scavano più a fondo, lambendo il terreno, spinosissimo, della trasparenza sanitaria. Da tempo la figlia di Sgarbi chiede di poter visionare le cartelle cliniche del padre, ricevendo sempre, a suo dire, un netto rifiuto. "Se non ci fosse nulla da nascondere, le cartelle cliniche sarebbero già uscite fuori", ha ripetuto anche stavolta, estendendo di fatto l'ombra del sospetto su coloro che quotidianamente circondano e accudiscono il critico d'arte. Un’accusa, questa, che mira dritta al cuore del contendere, là dove si decide chi fa realmente gli interessi di Vittorio Sgarbi e chi, invece, perseguirebbe scopi diversi. La giovane ha riferito di non essere mai stata contattata direttamente dal padre, lasciando intendere che tra di loro si sia alzato un muro di silenzio che lei attribuisce all'influenza negativa di terzi.

Le parole del padre e la questione della manipolazione

A rendere ancora più intricata la matassa, come se ce ne fosse bisogno, ci si mettono le dichiarazioni pubbliche del diretto interessato. Vittorio Sgarbi, che pure in una recente intervista al Corriere della Sera aveva chiesto di essere lasciato in pace, rivendicando la sua estraneità alla spettacolarizzazione del dissidio familiare, ai microfoni si è mostrato lucido e combattivo, respingendo al mittente le preoccupazioni della figlia. Evelina, però, ascoltando quelle parole, non ci vede la mano del padre, bensì l'eco di un copione scritto da altri: "Non so fino a che punto sia manipolato e imbeccato", ha dichiarato, aggiungendo che "sembra che debba spostare i fatti". Un’insinuazione pesantissima, che dipinge l'immagine di un uomo fragile e suggestionabile, circondato da persone che lo piloterebbero per finalità personali, allontanandolo dai familiari e, soprattutto, dalla verità sulle sue stesse condizioni.

La questione, come emerge dalle sue parole, travalica i confini di una semplice lite familiare per assumere i contorni di una vera e propria battaglia di principio. "Per me è una questione di principio contro chi gli sta intorno", ha scandito Evelina, facendo leva su un dato che lei ritiene inconfutabile, ovvero il declino fisico e cognitivo del padre testimoniato, a suo avviso, da alcune fotografie. "Le foto parlano da sole. Mi dà fastidio spiegare l'ovvio", ha affermato con una punta di nervosismo, riferendosi a scatti che mostrerebbero un uomo irriconoscibile, lontano dall'immagine vulcanica e sicura di sé che il pubblico ha sempre conosciuto. Un amico di vecchia data del padre, ha aggiunto, "recentemente lo ha visto e ha detto che non lo ha riconosciuto". Eppure, nonostante queste evidenze, lei si trova costretta a lottare contro una narrazione opposta, che la dipinge come la figlia cattiva e ingrata.

Il peso psicologico di una battaglia solitaria

Questa battaglia, che si trascina ormai da mesi tra aule di tribunale e salotti televisivi, sta evidentemente lasciando il segno sullo stato d'animo di Evelina Sgarbi. La giovane ha confessato alla Toffanin di sentirsi "spesso demotivata", tanto da aver pensato più volte di gettare la spugna. Ciò che più la ferisce, al di là degli aspetti legali, è la percezione che suo padre sia ormai distante, quasi indifferente a quanto sta accadendo. "Ormai a mio padre neanche importa", ha commentato con amarezza, lasciando trapelare tutto il peso di una solitudine che si fa sentire nonostante, o forse a causa di, una visibilità mediatica così ampia. Una rassegnazione che stride con la determinazione mostrata fino a oggi, ma che racconta anche la fatica di portare avanti una causa che la vede contrapposta a figure che lei ritiene più forti e meglio posizionate per influenzare il padre.

In questo clima di sfiducia e sospetto, il futuro appare quanto mai incerto. L'esito dell'istanza di revoca del perito è appeso a una decisione del giudice, così come lo è la possibilità di accedere finalmente a quelle cartelle cliniche che per Evelina rappresentano la chiave di volta dell'intera vicenda. Il suo perito di parte, un neuropsichiatra, è già stato nominato, ma senza la possibilità di esaminare i documenti sanitari e senza un confronto leale con la controparte, la strada per fare chiarezza si preannuncia ancora lunga e irta di ostacoli. La giovane, stremata ma determinata, aspetta ora "cose positive", nella speranza che la giustizia riesca a penetrare quella che lei percepisce come una fitta coltre di omertà e manipolazione.

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