Evelina Sgarbi e l'ombra della perizia sul padre: “Un incontro farsa, ho chiesto al giudice la revoca del perito”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La guerra legale e familiare che avvolge Vittorio Sgarbi, critico d’arte e figura sempre al centro dell’attenzione pubblica, conosce una nuova e aspra puntata. A scendere in campo, nuovamente, è la figlia Evelina, la quale, ospite del salotto di Silvia Toffanin a Verissimo, ha riacceso i riflettori su quella che definisce una battaglia per la tutela della salute paterna, ma che agli occhi di molti appare come una lacerazione profonda e forse insanabile. La sua requisitoria si è concentrata in particolare sulla consulenza tecnica d’ufficio, la perizia medica disposta dal Tribunale di Roma dopo il rigetto della richiesta principale, quella per la nomina di un amministratore di sostegno -5.
Secondo il racconto della giovane Sgarbi, l’incontro con la professionista incaricata, la psicologa psicoterapeuta Lili Romeo, non avrebbe avuto nulla di sostanziale, configurandosi piuttosto come una messinscena -2-5. “L’incontro con il perito è stato una farsa”, ha dichiarato Evelina, usando parole pesanti come macigni e manifestando un esasperazione ormai difficile da contenere. Il nodo centrale della sua contestazione, che ha portato a un’istanza formale per la revoca del perito, risiede nella metodologia con cui si intende accertare lo stato cognitivo e psicologico del padre. “Gli faranno una visita per chiudere la faccenda, senza aver prima visionato le cartelle cliniche”, ha denunciato, bollando l’operazione come “vergognosa”. La mancanza di accesso ai documenti sanitari, un tema che la figlia solleva ormai da mesi e che vede contrapposta alla compagna di Vittorio Sgarbi, Sabrina Colle, diventa quindi il perno su cui ruota l’accusa di superficialità e di potenziale manipolazione dell’intero procedimento giudiziario -1-6-9.
“Si fanno le perizie senza le cartelle cliniche”: il cuore della discordia
La decisione del giudice, che a dicembre aveva optato per una perizia medica in luogo dell’amministrazione di sostegno, era stata inizialmente accolta con cauto ottimismo dai legali di Evelina Sgarbi. L’avvocato Iacobbi aveva parlato di un “primo importantissimo segnale” che avrebbe finalmente permesso di fare chiarezza sulle condizioni del professore, mettendo a tacere le “pseudo-opinionisti” e affidandosi al giudizio di un medico -2-8. Si stabiliva, nelle carte del tribunale, che la perizia dovesse accertare se Sgarbi fosse in grado di comprendere le conseguenze di atti di straordinaria amministrazione, compresa la capacità di testare e di contrarre matrimonio -2-8. Ma l’entusiasmo iniziale si è trasformato in delusione e rabbia. “Sono rammaricata, ma non mi stupisce per niente”, ha commentato Evelina a Verissimo a proposito dell’andamento delle cose, lasciando intendere che le sue aspettative di trasparenza siano state disattese -4.
La figlia del critico d’arte, che aveva basato la sua istanza originaria su preoccupazioni concrete legate al deperimento fisico del padre – si parlò, in passato, di un peso ridotto a 47 chili e di una condizione di profonda prostrazione – vede ora nel diniego all’accesso alle cartelle cliniche una prova della volontà di occultare la verità -10. “Se non ci fosse nulla da nascondere, le cartelle cliniche sarebbero già uscite fuori”, ha ripetuto, estendendo le sue critiche all’entourage paterno e alla compagna, accusati di alzare una “cortina” per tenerla lontana -1-6-9. La sua richiesta di revoca del perito si fonda proprio su questo presupposto: è possibile valutare uno stato di malattia complessa, che pare includere anche aspetti oncologici e depressivi, senza nemmeno prendere in visione la storia clinica del paziente? Una domanda che la giovane Sgarbi ha lanciato nello studio televisivo come un grido di accusa, sostenendo che “ogni scusa è buona per manipolare i fatti” -6.
La stanchezza di una guerra senza esclusione di colpi
Dal racconto di Evelina, traspare non solo la frustrazione per l’evoluzione giudiziaria della vicenda, ma anche un profondo sconforto personale. Le sue parole rivelano una stanchezza che va oltre la mera disputa legale. “Sono anche stufa”, ha confessato, ammettendo di sentirsi spesso demotivata e di aver sfiorato più volte il pensiero di mollare tutto -1-6. La battaglia che sta portando avanti, che lei stessa definisce “una questione di principio”, sembra averla logorata, anche perché il rapporto con il padre appare ormai ridotto a un dialogo tra sordi, filtrato da avvocati e dichiarazioni pubbliche. “Ormai a mio padre neanche importa”, è stata un’altra delle sue ammissioni più dolorose, a testimonianza di una distanza affettiva che si sovrappone e forse supera quella fisica -1.
Lo scontro, d’altronde, non è mai stato solo giudiziario, ma anche e profondamente mediatico. Vittorio Sgarbi, dal canto suo, in passato aveva liquidato l’iniziativa della figlia definendola una mossa “fuori misura e fuori logica”, attribuendola a una ricerca di attenzione e di un padre mai avuto -3-7. “Io voglio solo essere lasciato in pace, non ho scelto io di spettacolarizzare tutto questo”, aveva dichiarato il critico d’arte, cercando di prendere le distanze dal racconto di Evelina e ribadendo di stare bene dopo il ricovero per depressione -1-3-6. Una versione, quella paterna, che cozza frontalmente con le immagini e le descrizioni fornite dalla figlia, convinta che “le foto parlino da sole” e che il padre, nonostante si parli di una ripresa, non le sia affatto sembrato migliorato -1-6.
Il libro e l’eco di una ferita antica
A rendere il quadro ancora più complesso e stratificato, l’intervista di Evelina ha toccato anche corde più intime, quelle che riguardano il suo vissuto personale e che troveranno spazio in un libro di prossima pubblicazione. Le anticipazioni fornite in trasmissione svelano un retroterra psicologico che va ben oltre la cronaca giudiziaria, gettando una luce diversa su tutto il conflitto in atto. Nel brano letto in studio, la figlia di Sgarbi parla di un “amore confuso” ricevuto in eredità dal padre, un legame fatto non di continuità ma di attesa, un affetto che sembrava sempre “sul punto di scivolare via” -4. Questa educazione sentimentale, come la definisce lei, l’avrebbe portata a vivere le relazioni amorose con una tensione costante, con il panico di non essere scelta fino in fondo e la paura che l’affetto venga meno non appena lei smetta di essere “brillante” o “perfetta” -4.
Un’analisi che, se da un lato appartiene alla sfera più privata di Evelina, dall’altro contribuisce a delineare il contesto umano in cui matura la sua attuale crociata. La battaglia per le cartelle cliniche, per la trasparenza sulle condizioni del padre, per la nomina di un amministratore che lo tuteli, potrebbe allora leggersi anche come l’estremo tentativo di dare una forma, un riconoscimento e delle cure a una figura paterna che, nel corso degli anni, è stata percepita come emotivamente distante e sfuggente. Una richiesta d’aiuto che, tradotta in atti legali e querele, si scontra ora con la rigidità delle procedure e con la contro-narrativa di un padre che si dichiara accerchiato e desideroso solo di quiete. La prossima mossa spetta al giudice, chiamato a decidere sulla revoca del perito e, di fatto, sul destino di questa inchiesta familiare che continua a tenere banco.




