Evelina Sgarbi a Verissimo: “L’incontro con il perito è stato una farsa, ho chiesto al giudice la revoca”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non accenna a placarsi la bufera giudiziaria e familiare che avvolge Vittorio Sgarbi, anzi, le ultime dichiarazioni di sua figlia Evelina gettano nuova luce su quello che lei stessa definisce un iter illegittimo. Ospite per l’ennesima volta del salotto di Silvia Toffanin a Verissimo, la giovane, figlia del critico d’arte e di Barbara Hary, ha voluto aggiornare il pubblico sugli sviluppi di una vicenda che si trascina ormai da mesi, incentrata sulla richiesta, da lei avanzata, di un amministratore di sostegno per il padre. Una richiesta che il tribunale civile di Roma, pur negando nella sua formulazione originaria, ha di fatto parzialmente accolto disponendo una meticolosa perizia medica sulle condizioni psicofisiche di Vittorio Sgarbi. Ed è proprio su questo punto che si è concentrata la rabbia e la frustrazione di Evelina, la quale non ha usato mezzi termini per definire l’incontro con il consulente tecnico d’ufficio.

“Quella visita è stata una farsa”, ha esordito la ragazza dinanzi alle telecamere di Canale 5, raccontando un retroscena che, a suo dire, minerebbe alla base la validità dell’intero accertamento. Il suo sfogo, carico di amarezza, si è appuntato sulla metodologia seguita dal perito: un colloquio che lei ritiene superficiale, condotto senza che lo specialista avesse prima potuto esaminare la documentazione sanitaria pregressa del professore. “Gli faranno una visita per chiudere la faccenda, tanto per adempiere a un obbligo formale”, ha proseguito, “ma come si può valutare lo stato di un malato senza aver visionato le cartelle cliniche? Quelle dovevano essere il punto di partenza, non un optional. È una situazione vergognosa”. Evelina Sgarbi ha lasciato intendere che, a suo parere, dietro questa gestione affrettata e superficiale della perizia si celi la volontà di insabbiare la reale situazione, proteggendo qualcuno: “Se non ci fosse nulla da nascondere, le cartelle cliniche sarebbero già venute fuori. Io ho chiesto al giudice la revoca, non posso accettare che si proceda in questo modo”.

“Mi sento demotivata, vorrei mollare tutto. A mio padre non importa più niente”

Il racconto della figlia di Sgarbi, però, non si è limitato alla sola denuncia delle presunte irregolarità procedurali, ma è sceso nel profondo di un dramma personale che la vede logorata da una battaglia solitaria. Con un tono stanco e rassegnato, diverso dalla combattività mostrata in passato, Evelina ha confessato di sentirsi sempre più demotivata, arrivando a ipotizzare l’abbandono della sua crociata legale. “Spesso vorrei mollare tutto”, ha ammesso, “perché questa negatività e questa pesantezza mi stanno consumando. Continuano a prendere tempo, si tira in lungo, e io non ce la faccio più. Ormai a mio padre non importa niente di quello che sto facendo per lui, o forse nemmeno se ne rende conto”. Le sue parole rivelano un senso di impotenza di fronte a un muro di gomma, un tentativo di tutela che si scontra con l’indifferenza del diretto interessato e con una macchina giudiziaria che, agli occhi della giovane, procede a rilento e in modo distorto. “Non voglio più questa atmosfera tossica”, ha aggiunto, lasciando intendere che la sua determinazione, dopo mesi di battaglie, potrebbe essere giunta a un punto di rottura.

La replica del padre e il nodo delle cartelle cliniche

Sul fronte opposto, Vittorio Sgarbi, che pure ha più volte dichiarato ai media di voler essere semplicemente “lasciato in pace” e di non aver mai cercato la spettacolarizzazione di questa vicenda intima, mantiene una posizione di netta chiusura. In recenti interviste, rilasciate in concomitanza con la sua assoluzione in un altro procedimento giudiziario, il critico d’arte ha lanciato più di una frecciata alla figlia, invitandola a non dichiarare di “pensare al suo bene quando poi lo porta in tribunale”. Una frase che fotografa l’abisso comunicativo tra i due, con Vittorio Sgarbi che rivendica la solidità del nucleo familiare che gli è rimasto accanto, ovvero la compagna Sabrina Colle, la sorella Elisabetta e l’amico Ugo Ruffolo. Ed è proprio attorno alla figura della Colle, accusata da Evelina di tenerla lontana dal padre e di gestire in modo esclusivo i suoi contatti, che si concentrano i sospetti della ragazza. La battaglia legale, che vede contrapposti gli avvocati Iacobbi per Evelina e Ruffolo per Vittorio Sgarbi, si gioca dunque sul filo di questa documentazione sanitaria: l’accesso alle cartelle cliniche del professore, più volte richiesto e più volte ostacolato secondo l’accusa della figlia, è il vero oggetto del contendere, la chiave per dimostrare o smentire lo stato di presunta vulnerabilità in cui, secondo l’istanza depositata mesi fa, verserebbe il noto critico.

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