La telefonata di Trump alla Fifa e il caso Balogun: il Financial Times analizza la mossa più vista del presidente
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Redazione Sport
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Sembra incredibile eppure, rispetto ai suoi affari e ai dossier di guerra e pace, è probabilmente il gesto di Trump che il mondo intero ha notato di più. C'è una lettura del caso Balogun che sposta il punto di vista, e la firma il Financial Times: la telefonata di Trump alla FIFA non è un episodio da cronaca sportiva, ma una delle sue mosse più viste al mondo.
Nell'analisi di Edward Luce su FT, a confronto con la corsa incessante del presidente a moltiplicare la ricchezza di famiglia e con i grandi dossier internazionali, l'intervento sul Mondiale potrebbe passare per "una nota a piè di pagina".
L'analisi del Financial Times
La riflessione del Financial Times parte da un assunto preciso: la telefonata di Trump al presidente della FIFA Gianni Infantino riguardo alla squalifica di Folarin Balogun ha avuto un'eco mondiale difficile da ignorare. Non si tratta di un semplice episodio di cronaca sportiva, ma di un gesto politico che, per la sua visibilità, ha superato persino le mosse più discusse dell'amministrazione americana in ambito economico e internazionale.
Il quotidiano britannico sottolinea come la vicenda abbia messo in luce un arbitrio che, seppur minore rispetto ad altri, assume un valore simbolico dirimente.
Il caso Balogun e la reazione della FIFA
Il caso Balogun ha scosso la credibilità degli Stati Uniti e della FIFA, sollevando interrogativi sulla gestione della giustizia sportiva. La sospensione della squalifica del calciatore statunitense, ottenuta dopo l'intervento diretto di Trump, ha generato un'ondata di indignazione, in particolare in Africa, dove la decisione è stata letta come un'ulteriore prova dell'accondiscendenza dell'organismo calcistico verso le pressioni politiche.
La conferma del cartellino giallo a Michael Olise da parte della FIFA ha contribuito a creare un contrasto stridente: da un lato la rigidità delle regole per alcuni, dall'altro la loro flessibilità per altri, in un mondiale che fino a quel momento era filato via in maniera più o meno tranquilla.
L'intervento del presidente e le reazioni
La dinamica è chiara: Donald Trump, che pure ammette di non conoscere le regole del soccer, ha scoperto che un cartellino rosso comporta una squalifica, si è indignato e ha chiesto all'amico Gianni Infantino di fare qualcosa. Il gesto, che potrebbe apparire come un intervento estemporaneo, è in realtà l'ennesima dimostrazione di come il presidente americano utilizzi il suo potere anche in ambiti apparentemente marginali, generando conseguenze che vanno oltre il campo da gioco.
La decisione della FIFA di accogliere la richiesta di Trump, a dispetto delle regole, ha alimentato un dibattito sulla legittimità delle pressioni politiche nel mondo dello sport.




