Israele riceve i resti del soldato Hadar Goldin, Hamas parla di miliziani intrappolati
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Redazione Esteri
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Il convoglio che trasportava i resti del soldato israeliano Hadar Goldin ha raggiunto il Centro Nazionale di Medicina Legale a Tel Aviv, dopo che la consegna, mediata dalla Croce Rossa, è avvenuta nella Striscia di Gaza. Le autorità israeliane, confermando quanto dichiarato dall'ufficio del primo ministro Benyamin Netanyahu e dalle Forze di Difesa Israeliane, hanno identificato i resti come quelli del tenente Goldin, ufficiale caduto durante le operazioni del conflitto del 2014. La restituzione della salma, che Hamas afferma di aver recuperato proprio a Rafah, si inserisce in un quadro negoziale complesso, dove il ritardo nell'operazione sarebbe stato causato, secondo alcune voci, dalla necessità di trovare una via d'uscita per circa centocinquanta miliziani rimasti bloccati nei tunnel di quella zona, ormai sotto il controllo militare israeliano.
Le dichiarazioni delle Brigate Ezzedin al-Qassam
“Nel lessico delle Brigate Ezzedin al-Qassam non c'è posto per il principio della resa o della consegna al nemico”, ha dichiarato l'ala militare di Hamas, la quale ha poi aggiunto, in un passaggio cruciale, che “i mediatori devono trovare una soluzione che garantisca la continuazione del cessate il fuoco”. Questa presa di posizione, che arriva mentre i suoi uomini sono circondati nelle gallerie sotterranee, delinea una trattativa il cui esito appare tutt'altro che scontato, legando indissolubilmente la sorte dei combattenti a quella della tregua.
La dinamica dello scambio
La pratica dello scambio di corpi, sebbene penosa nel suo concretizzarsi, rappresenta un capitolo ricorrente in questo tipo di confronti, dove un cadavere israeliano, come riportano le cronache passate, è stato valutato in cambio della liberazione di un numero significativo di prigionieri palestinesi. Si tratta di una negoziazione che procede parallelamente alle operazioni militari, toccando le vite di civili presi in ostaggio, di detenuti e di soldati, accomunati da un medesimo, tragico destino.
L'identificazione e il contesto operativo
Le forze armate israeliane, dopo aver ricevuto la salma, hanno avviato immediatamente le procedure di identificazione per una conferma definitiva, un passaggio obbligato considerato il valore simbolico e umano della restituzione. L'episodio, che chiude una vicenda personale durata un decennio, si consuma sullo sfondo di una Rafah diventata il perno delle ultime operazioni di terra, un teatro in cui la guerra si combatte sia in superficie che nel dedalo di cunicoli sottostanti, dove la posta in gioco include, oltre alle vite, anche il controllo del territorio e la stessa tenuta di fragili accordi.




