Israele riabbraccia Hadar Goldin, il tenente tornato dopo undici anni
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Redazione Esteri
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Dopo più di un decennio di attesa, segnato da una lunga e dolorosa assenza, la salma del tenente Hadar Goldin ha fatto ritorno in Israele, un evento che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha definito, in un messaggio diffuso attraverso i social media, un riportare a casa il soldato. "Finalmente lo abbiamo riportato a casa", ha affermato Netanyahu, ricordando come per undici anni, a partire dall'Operazione Margine Protettivo del 2014, le foto di Goldin e di un altro militare, Oron Shaul, abbiano costantemente occupato il suo ufficio, a perpetua memoria di un debito non ancora saldato. L'identificazione del Corpo, consegnato dalle forze di Hamas a quelle israeliane, è stata successivamente confermata dalle analisi forensi, chiudendo un capitolo di incertezza per la famiglia del giovane ucciso in combattimento.
La consegna e il contesto delle operazioni
La riconsegna della salma, un atto che si inserisce in un quadro complesso e delicato, è avvenuta dopo che Hamas ne ha dichiarato il ritrovamento in una zona di Rafah, città al centro di recenti operazioni militari. Secondo alcune voci, che circolano senza una conferma ufficiale, il tempo intercorso tra il ritrovamento e la consegna effettiva sarebbe legato a dinamiche negoziali, le quali avrebbero avuto come oggetto il trasferimento di miliziani verso aree della Striscia di Gaza non sotto il diretto controllo dell'esercito israeliano. Nel frattempo, le attività del gruppo militante palestinese proseguono, come dimostrano i loro comunicati che, dai tunnel di Rafah, continuano a propagandare una resistenza incrollabile, rifiutando qualsiasi forma di arrendevolezza.
Il significato nazionale del ritorno
Ogni rimpatrio di un ostaggio, o del corpo di un soldato, rappresenta per Israele un momento di profonda unione nazionale, capace di trascendere, almeno temporaneamente, le divisioni politiche interne. La storia di Goldin, così come quella di altri giovani caduti, tocca direttamente una popolazione che, per la dimensione ridotta del paese e per la leva obbligatoria, sente queste perdite in modo collettivo e personale. Netanyahu, annunciando la notizia in una riunione di governo, non ha mancato di collegare questo evento agli sforzi più ampi, affermando di essersi rallegrato per il recupero di duecentocinquanta ostaggi e ribadendo l'impegno a riportarli tutti indietro, un obiettivo che rimane centrale nell'agenda pubblica.
Le reazioni e il percorso verso la sepoltura
Il ritorno dei resti di Hadar Goldin riecheggia i funerali di altri giovani soldati, come Omer Nutra e Itay Chen, cerimonie che hanno visto una partecipazione popolare commossa e vasta, con cittadini sventolare bandiere e condividere un dolore sentito come proprio. Questi momenti, al di là delle valutazioni sulle azioni di governo o dell'influenza di potenze straniere, fanno emergere una dimensione emotiva che unisce il paese, mostrando come non esista quasi famiglia che non sia stata toccata, o trasformata, dagli eventi bellici di questi anni. Il valore attribuito a ogni singola vita, e il dovere di ricondurre a casa i propri figli, costituisce un principio etico e nazionale ineludibile.




