Gli attori "desinistra" contro il ministro Giuli: un copione già scritto

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Michele Riondino, Claudio Santamaria, Elio Germano e Geppi Cucciari: un quartetto che, come prevedibile, ha preso di mira il ministro della Cultura Alessandro Giuli, riproponendo una dinamica ormai consolidata. Cambiano i nomi delle sigle politiche – dal Pds ai Democratici – ma non la tendenza a colpire chi rappresenta un’altra visione, quella che Giuli stesso definisce «destra sociale», costretta a fare «ciò che la sinistra non fa più».

Il ministro, intervistato da La Stampa, ha ironizzato sulle critiche ricevute, ricordando la sua formazione alla scuola de Il Foglio di Giuliano Ferrara, «i più snob del mondo». Una risposta che arriva dopo le parole di Massimo Cacciari, il quale gli aveva rimproverato un «complesso di inferiorità» verso la sinistra. «Radical no, ma sicuramente chic», ha replicato Giuli con una battuta, smorzando sul ridere le polemiche.

Intanto, però, il mondo del cinema sembra schierarsi compatto contro di lui. Claudio Santamaria, per esempio, ha difeso Elio Germano dopo il botta e risposta nato durante la serata dei David di Donatello, sostenendo che le istanze dei lavoratori del cinema «non sono né di destra né di sinistra». Un argomento che, però, suona come una presa di posizione politica, considerato il tono delle accuse rivolte al ministro.

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