Papa Leone XIV a Sant’Angelo Lodigiano il 20 giugno, il vescovo Malvestiti dà l’annuncio ufficiale in Episcopio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A trentaquattro anni di distanza dall’ultima, storica presenza di un pontefice in terra lodigiana – era il 1992 quando Giovanni Paolo II fece tappa tra Lodi e Caravaggio – il successore di Pietro si appresta a tornare. Papa Leone XIV, infatti, arriverà a Sant’Angelo Lodigiano il prossimo 20 giugno, un sabato che si preannuncia denso di significati spirituali e di attesa popolare. La notizia, attesa con discrezione ma non per questo meno sentita negli ambienti della curia, è stata ufficializzata nel primo pomeriggio di oggi, giovedì 23 aprile, direttamente dalla sede vescovile. A rompere il riserbo è stato monsignor Maurizio Malvestiti, vescovo di Lodi, il quale ha scelto l’Episcopio come palcoscenico per un annuncio che, inevitabilmente, richiama l’attenzione non solo dei fedeli locali ma dell’intera geografia ecclesiastica lombarda.

Un’intuizione teologica nata dal legame con la «piccola grande» missionaria

Il viaggio del Santo Padre – che rientra nel più ampio quadro della visita apostolica già programmata a Pavia per rendere omaggio a Sant’Agostino, le cui spoglie riposano nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro – troverà il suo momento più alto proprio in questa deviazione verso la cittadina natale di una delle sante più influenti del Novecento. L’intreccio, come spiegato da monsignor Malvestiti, è di natura squisitamente teologica: se a Pavia si venera il vescovo di Ippona, figura cardine del pensiero cristiano da cui lo stesso Leone XIV (al secolo Robert Francis Prevost) ha tratto ispirazione, a Sant’Angelo si celebra colei che della modernità seppe cogliere le fragilità, ovvero santa Francesca Saverio Cabrini. Nata proprio qui nel lontano 1850, la Cabrini si spense a Chicago nel 1917, divenendo la prima cittadina statunitense ad essere canonizzata e patrona universale degli emigranti. Un dettaglio, quest’ultimo, che per il pontefice di origini americane assume i contorni di un richiamo biografico inevitabile, quasi a voler ricucire idealmente le distanze tra il vecchio continente e le terre d’oltreoceano che hanno accolto le sue radici familiari.

Logistica e attesa: l’elicottero dall’Agostiniano e lo stadio «Carlo Chiesa»

Non è ancora stata diramata una tabella di marcia dettagliata al minuto, ma i primi elementi relativi alla logistica – filtrati contestualmente all’annuncio – delineano già i contorni di una giornata scandita da tempi stretti. Il pontefice, dopo la tappa pavese, raggiungerà il Lodigiano in elicottero, atterrando all’interno dello stadio «Carlo Chiesa» nel pomeriggio del 20 giugno. Da lì, il corteo si trasferirà verso il cuore del centro storico, dove sono concentrati i luoghi simbolo della santità cabriniana. Il momento clou dell’incontro è previsto nella basilica dei Santi Antonio Abate e Francesca Cabrini, sede di un discorso che, per l’occasione, si annuncia carico di riverberi pastorali legati al tema dell’accoglienza e delle migrazioni. Un filo rosso, quello della speranza e del conforto per gli ultimi, che la Cabrini ha tracciato con la sua opera instancabile negli ospedali e negli orfanotrofi di mezzo mondo e che oggi Leone XIV sembra voler riannodare con un gesto concreto, tangibile, scegliendo di calpestare il suolo dove tutto ebbe inizio.

Un vuoto colmato dopo trent’anni: dal Wojtyla di Caravaggio a oggi

Quello del 20 giugno non sarà un evento isolato, ma si inserisce in un solco ben preciso della tradizione recente. Per ritrovare un pontefice in queste zone bisogna sfogliare con attenzione gli archivi de «il Cittadino» di Lodi, che proprio il 24 aprile dedicherà un’edizione speciale all’avvenimento. Fu il 20 giugno del 1992, esattamente trentaquattro anni prima, quando Giovanni Paolo II – reduce dallo shock di Tangentopoli e con la guerra in Jugoslavia alle porte – parlò ai giovani di Caravaggio sotto una bufera di pioggia, invitandoli a tenere dritta la barra della morale in una società liquida. Oggi il contesto storico è profondamente mutato, ma la necessità di un colloquio diretto tra la Chiesa e le sue propaggini periferiche rimane intatta. La scelta del vescovo Malvestiti di convocare la stampa in Episcopio per dare l’ufficialità, dunque, ha restituito alla comunità un senso di continuità, dimostrando come, al di là delle agende vaticane, la provincia sia ancora in grado di attrarre lo sguardo universale della Chiesa romana.

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