Ferrari Luce, gli interni della prima elettrica disegnati da Jony Ive
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La strada verso il futuro, che Maranello aveva già iniziato a percorrere con le ibride, compie una svolta radicale con il primo modello interamente a batterie. Un progetto, questo, che trascende la semplice transizione tecnologica per affermarsi come una rilettura totale dell'esperienza di guida, il cui primo assaggio è arrivato dalla West Coast americana. A San Francisco, infatti, sono stati mostrati gli interni della vettura battezzata "Luce", frutto di una collaborazione quinquennale con il collettivo di design LoveFrom, fondato da Sir Jony Ive e Marc Newson. L'approccio, come era lecito attendersi da chi ha plasmato l'estetica di Apple per decenni, è quello di una reinvenzione puristica degli spazi e delle interfacce, dove ogni elemento sembra essere stato sottoposto a un rigoroso processo di distillazione formale e funzionale.
Un abitacolo come manifesto
Ciò che salta agli occhi, osservando i componenti svelati, è l'assenza totale di riferimenti convenzionali. Sparito il classico cruscotto strumenti analogico o digitale come inteso tradizionalmente, sostituito da una superficie integrata e minimale che ricorda, nella filosofia, l'essenzialità di certi prodotti high-tech. I materiali, che qualcuno potrebbe definire retrò per la loro warmness tattile, dialogano con inserti tecnologici perfettamente fusi nell'insieme, creando un contrasto voluto tra calore artigianale e fredda precisione. La plancia, ridotta all'osso, non ospita più una moltitudine di tasti o levette, ma delega le interazioni a pochi elementi fisici di raffinata fattura, i quali, è facile intuire, dovranno offrire una risposta tattile impeccabile. Un lavoro, quello di Ive e del suo team, che punta a trasferire nell'automobilismo un principio caro al design industriale moderno: la complessità tecnologica deve nascondersi, lasciando all'utente solo la semplicità d'uso e la bellezza dell'oggetto.
La tecnica dietro la rivoluzione
Sebbene la presentazione si sia concentrata sugli interni, alcuni dati tecnici hanno cominciato a filtrare, delineando una vettura che non sarà da meno, sotto il profilo prestazionale, rispetto alle sue sorelle a combustione. La Luce si baserà su un architettura a quattro motori elettrici, uno per ruota, capaci di erogare una potenza complessiva di circa mille cavalli. Una scelta che garantisce un controllo della trazione e della dinamica di veicolo di precisione assoluta, aprendo scenari inediti per la maneggevolezza di una Granturismo. Le batterie, la cui provenienza è stata individuata nel fornitore coreano SK On, rappresenteranno il cuore energetico di questa operazione, la cui autonomia e caratteristiche di ricarica sono ancora coperte da riserbo. La produzione, fatta eccezione per le celle, avverrà interamente in Italia, negli stabilimenti di Maranello, confermando la volontà di mantenere il "saper fare" entro il perimetro del distretto tradizionale.
L'attesa per il debutto ufficiale
La strategia di svelamento graduale, che ha portato prima la notizia del nome e poi questa anteprima parziale degli interni, alimenta l'attesa per l'evento di maggio, quando la vettura sarà mostrata nella sua interezza. Quel che è chiaro, fin d'ora, è che Ferrari non intende presentare semplicemente un'auto elettrica, ma un nuovo capitolo della sua storia, scritto con un linguaggio progettuale diverso. La Luce non si limiterà a emettere zero emissioni, ambisce a ridefinire l'estetica e l'ergonomia dell'abitacolo di una supercar, un territorio che molti ritenevano ormai cristallizzato. L'intervento di una mente come quella di Jony Ive, il cui lavoro ha influenzato generazioni di prodotti di consumo, segna un punto di non ritorno, dimostrando come l'innovazione, in un'epoca di trasformazione del settore, debba passare anche da una riprogettazione degli spazi in cui l'uomo e la macchina interagiscono.




