Moioli, un bronzo che sa di rivincita dopo la paura e una caduta in allenamento
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La decima giornata di queste Olimpiadi invernali, quelle che si corrono in casa e che portano con sé il peso di una responsabilità emotiva non indifferente, regala all'Italia un'altra medaglia, la diciottesima, che arriva dallo snowboard cross femminile. Michela Moioli, la bergamasca di Alzano Lombardo già oro a Pyeongchang nel 2018 e argento a squadre a Pechino nel 2022, è riuscita nell'impresa di conquistare il bronzo a Livigno, in una giornata riscaldata da un sole che sembrava voler benedire la sua prova. Quello che colpisce, però, leggendo la sua prestazione, non è tanto il metallo conquistato – pur sempre la sua terza medaglia olimpica in carriera – quanto il contesto in cui è maturato, un contesto di sofferenza fisica e di paura che avrebbe indotto molte altre atlete a gettare la spugna ancora prima di scendere in pista -1-8.
Solo quarantott'ore prima della finale, mercoledì, Moioli era finita rovinosamente durante una sessione di prove, riportando un brutto colpo al volto e procurandosi quei lividi e quei segni che, ieri, erano ancora ben visibili sul suo mento e che raccontavano una storia di dolore ben più profonda di un semplice graffio -1-5. Lei stessa, al termine della gara, ha lasciato intendere quanto la situazione fosse stata al limite, scherzando amaramente sul fatto che il venerdì 13, tradizionalmente portatore di sfortuna, per lei si sia trasformato in un giorno benedetto, soprattutto se paragonato a quello che stava vivendo poche ore prima, quando si trovava in ospedale per accertamenti -5. La sua partecipazione, insomma, non è mai stata così scontata, eppure la trentenne azzurra non solo ha voluto esserci, ma ha anche trovato la forza di rimontare in una finale che la vedeva partire ultima, per poi infilarsi con determinazione sul terzo gradino del podio, alle spalle dell'australiana Josie Baff, che ha conquistato l'oro, e della ceca Eva Adamczykova, argento -1-8.
La sua storia personale, del resto, si intreccia con un atteggiamento mentale che rifiuta la resa: è celebre il suo motto "Mola mia", ereditato dalla nonna Adriana, un'imperativa espressione dialettale che significa "non mollare mai", e che a Livigno ha trovato la sua applicazione più plastica -1. Se la sua Olimpiade ideale era iniziata idealmente quel lontano pomeriggio del 24 giugno 2019 a Losanna, quando la 134esima sessione del Cio assegnò i Giochi all'Italia, quella reale è proseguita tra le difficoltà, dimostrando che la resilienza, a volte, conta più della perfezione tecnica. E mentre Moioli esultava, mostrando i muscoli al pubblico in festa, altrove, in altre discipline, il copione per l'Italia prendeva pieghe diverse, fatte di luci e di ombre che si rincorrono senza mai incontrarsi del tutto.
Nel biathlon, ad esempio, la giornata è stata segnata dallo sconforto di Tommaso Giacomel. Il giovane azzurro, reduce da un sesto posto nella 20 km e considerato tra i favoriti per la sprint, ha completamente mancato l'appuntamento con la gara che sentiva più sua, chiudendo con un deludente ventiduesimo posto che gli è costato lacrime amare e un'auto-analisi spietata -9. Tre errori al poligono, due in piedi e uno a terra, hanno letteralmente fatto a pezzi le sue speranze di medaglia e, come ha dichiarato a caldo, compromesso irrimediabilmente anche la sua fiducia per l'inseguimento della domenica, consapevole del fatto che lo svantaggio accumulato fosse ormai incolmabile -9. Una reazione, la sua, che ha mostrato il lato più crudo dello sport, quello in cui la pressione e le aspettative giocano brutti scherzi, trasformando un talento cristallino in un'ombra di sé stesso nel momento clou.




