La rimonta di Moioli vale il bronzo, Giacomel affoga nel rimpianto
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Redazione Sport
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Il vento, a Livigno, non era certo l’unico avversario contro cui Michela Moioli ha dovuto lottare. C’era, innanzitutto, il ricordo di quella caduta in allenamento di mercoledì, un trauma facciale che avrebbe suggerito il forfait a chiunque, e invece la bergamasca, quella con il carattere che non si piega, ha deciso di presentarsi ugualmente al cancelletto di partenza. C’era la pista, ovviamente, con i suoi dossi e quelle curve paraboliche che nello snowboard cross non perdonano esitazioni, e c’erano le avversarie, atlete cresciute per azzannare il traguardo. E poi, a completare un quadro già di per sé complesso, c’era persino una certa atmosfera da dopofesta, quella stessa che nel lontano giugno del 2019, a Losanna, vide la sindaca di Stoccolma cimentarsi in un passo di Dancing Queen per convincere il Cio ad assegnare alla Svezia i Giochi invernali, quelli che poi, ironia della sorte, sono invece finiti qui, tra Lombardia e Veneto, portando la Moioli a scrivere un’altra pagina di storia.
La finale di venerdì, nella sua esecuzione, è stata la fotografia perfetta della carriera di Michela: partita quarta, quasi involuta, e poi una progressione costante, fatta di lamine che mordono la neve e di quella determinazione feroce che le ha permesso di rosicchiare metro dopo metro il terreno alle tre rivali. La medaglia di bronzo, arrivata alle spalle dell’australiana Baff e della ceca Adamczykova, profuma di impresa proprio per il contesto in cui è maturata, non fosse altro per il livido che ancora le segnava il mento e per le notti in bianco, quelle che lei stessa ha raccontato di aver trascorso ascoltando una vocina interiore che le intimava di non mollare -1. Con questo terzo posto, del resto, il medagliere personale dell’azzurra si arricchisce ulteriormente dopo l’oro di Pyeongchang 2018 e l’argento di Pechino 2022 nella gara a squadre -8.
Una decima giornata, quella dei Giochi di Milano-Cortina, che ha regalato sorrisi soltanto a metà. Se sul tracciato di Livigno si festeggiava, ad Anterselva, invece, il biathlon maschile si è dovuto scontrare con l’amarezza di Tommaso Giacomel. Il giovane azzurro, reduce da un sesto posto nella 20 km che aveva fatto ben sperare, è incappato in una sprint da dimenticare, chiusa in ventiduesima posizione a causa di tre errori al poligono che hanno compromesso irrimediabilmente la sua gara -9. Il racconto, nel dopo gara, è stato quello di un ragazzo con gli occhi lucidi e la voce rotta dalla frustrazione, consapevole di aver fallito l’appuntamento più importante, lui che partiva tra i favoriti e che invece si è dovuto arrendere a una prestazione opaca, lontana parente di quelle fornite in Coppa del Mondo -9. Una delusione, la sua, che pesa come un macigno, soprattutto in una disciplina come il biathlon dove la componente mentale, si sa, vale quanto la preparazione atletica.
E se il pattinaggio di velocità non ha regalato soddisfazioni, con Riccardo Lorello e Davide Ghiotto lontani dal podio nei 10000 metri, qualche conforto è arrivato invece dalla pista di sci di fondo in Val di Fiemme. Nella 10 km a tecnica libera, Martino Carollo ha firmato una prestazione di spessore, chiudendo settimo a meno di quaranta secondi dal dominatore norvegese Klaebo, un abisso che però, per un giovane di ventidue anni, rappresenta piuttosto un traguardo da cui ripartire -10. Una prova regolare, la sua, sempre ancorata alle prime posizioni, che lascia intravedere margini di crescita importanti in vista delle staffette e, soprattutto, del futuro. Il fondo azzurro, insomma, può sorridere, così come il curling maschile che, tra alti e bassi, continua a stupire, ma la giornata restituisce l’immagine di un’Italia che, al netto del podio di Moioli, deve ancora fare i conti con qualche occasione mancata.
Il peso delle aspettative e la resilienza di una campionessa
La differenza, nello sport di alto livello, la fa spesso la capacità di reagire agli imprevisti. Michela Moioli, dopo il brutto volo di mercoledì, avrebbe potuto alzare bandiera bianca, e invece ha stretto i denti, presentandosi in gara con lo sguardo di chi non vuole sprecare l’occasione di giocarsi le proprie carte davanti al pubblico di casa. La sua rimonta, in finale, è stata un concentrato di tecnica e cuore, una dimostrazione di forza che va oltre il semplice risultato cronometrico. Per Giacomel, al contrario, il poligono si è trasformato in una trappola, e i proiettili hanno fischiato lontano dal bersaglio, portandosi via sogni e certezze accumulate in una stagione da protagonista. Sono meccanismi sottili, quelli della testa, che in una rassegna a cinque cerchi si inceppano più facilmente.
Il tabellone olimpico tra luci e ombre
L’Italia, nel medagliere, continua a viaggiare a ritmo sostenuto, toccando quota diciotto podi complessivi. Ma al di là dei numeri, la decima giornata ha raccontato di una spedizione azzurra capace di esprimere carattere in alcune situazioni limite e di accusare il colpo in altre, dove le attese erano forse più pressanti. Il settimo posto di Carollo nel fondo, per esempio, è una di quelle prestazioni che non brillano per il metallo conquistato, ma che costruiscono il percorso di un atleta destinato a durare. Allo stesso modo, la prova del curling, con la vittoria contro la Gran Bretagna e la successiva sconfitta con la Germania, mostra quanto sia sottile il confine tra l’acclamazione e la delusione in un torneo olimpico.




