Torino-Milan 1-2, Amorim parte col piede giusto: Cissé e Rabiot firmano il successo, ma Capello vede un'ombra
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Redazione Sport
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La prima uscita ufficiale di Rúben Amorim sulla panchina del Milan ha regalato emozioni, spunti di riflessione e tre punti pesantissimi, quelli che servono a dare credito a un progetto tecnico che si annuncia ambizioso e già in parte rivoluzionario.
Sul campo del Torino, tra le mura amiche del Grande Torino che hanno sempre rappresentato un ostacolo insidioso per i rossoneri, la squadra di Amorim ha imposto la propria superiorità con un 2-0 che, a guardare i numeri e le occasioni create, non mente, anche se la partita è rimasta in bilico fino a un certo punto della ripresa, quando il guizzo del giovane Alphadjo Cissé ha rotto un equilibrio apparentemente solido.
Il patron Gerry Cardinale, presente sugli spalti per seguire dal vivo il debutto del nuovo corso, ha potuto constatare di persona come la squadra abbia assimilato con rapidità i principi di un calcio propositivo e verticale, pur nella consapevolezza che il cantiere è ancora aperto e che alcune certezze, specialmente in fase difensiva, sono state messe a dura prova dagli attaccanti granata.
La scossa di Amorim: big in panchina e fiducia ai giovani
La scelta più eclatante del tecnico portoghese, quella che ha fatto discutere ancor prima del fischio d'inizio, è stata quella di lasciare in panchina alcuni degli interpreti più rappresentativi della rosa, preferendo loro elementi che, fino a pochi giorni prima, sembravano destinati a un ruolo marginale o a una cessione sul mercato.
In questo senso, l'approccio di Amorim si è rivelato coraggioso e al tempo stesso pedagogico: lanciare dal primo minuto ragazzi come il 19enne Alphadjo Cissé, acquistato dal Catanzaro lo scorso gennaio e subito proiettato in una dimensione che per molti sarebbe stata troppo grande, oppure Musah, Jashari e Chukwueze, calciatori che nelle precedenti gestioni faticavano a trovare continuità.
Questa mossa, che poteva tramutarsi in un azzardo, ha invece pagato dividendi immediati, perché la squadra ha risposto con un'intensità e una voglia di dimostrare che forse, con un allenatore che crede ciecamente nelle loro qualità, anche gli esclusi possono diventare pedine fondamentali per l'economia della stagione.
L'impatto di Amorim, del resto, si è visto non solo nella scelta degli interpreti, ma anche nella costruzione del gioco, con una maggiore fluidità nei movimenti offensivi e una propensione a cercare la profondità che ha messo in difficoltà la retroguardia di Ignazio Abate, costretta a rincorrere spesso gli inserimenti dei centrocampisti milanisti.
Cissé, il gioiello di 19 anni che stregata Milano
E proprio uno di quei calciatori, Alphadjo Cissé, ha firmato la prestazione che resterà per lungo tempo impressa nella memoria dei tifosi rossoneri, perché non capita tutti i giorni che un esordiente titolare riesca a timbrare il cartellino della partita che sblocca il risultato e a convincere il pubblico con una maturità tattica che sembrava appartenere a calciatori ben più esperti.
Il centrocampista classe 2006, cresciuto nei vivai italiani e lanciato nel calcio dei grandi proprio grazie alla lungimiranza del Milan, ha realizzato il gol che ha spezzato l'equilibrio a metà secondo tempo, un momento cruciale della sfida in cui il Torino, ben messo in campo da Abate, aveva retto l'urto e pareva poter anche insidiare la porta di Maignan con le ripartenze.
Il gol di Cissé, arrivato al termine di un'azione manovrata che ha messo in luce la sua capacità di inserirsi senza palla e di finalizzare con freddezza, gli è valso il premio di MVP della partita, un riconoscimento che i sostenitori del Milan gli hanno tributato con entusiasmo, quasi a suggellare un rapporto che potrebbe durare a lungo.
Le sue movenze, l'eleganza nel proteggere il pallone e la lucidità nelle scelte hanno fatto gridare al nuovo talento, anche se è doveroso ricordare che si tratta soltanto della prima giornata e che il cammino è ancora lunghissimo per un ragazzo che deve dimostrare di avere le spalle larghe per reggere la pressione di una piazza esigente come quella milanese.
L'analisi tattica: solidità e due grandi spaventi
Al di là dell'entusiasmo per il risultato e per la prestazione dei giovani, l'analisi della partita proposta da molti osservatori evidenzia come il Milan abbia alternato momenti di buon calcio ad altri in cui ha sofferto la spinta fisica e la determinazione degli attaccanti del Torino, che hanno più volte messo in apprensione la difesa rossonera. Nel primo tempo, in particolare, la squadra di Amorim è apparsa a tratti ordinata ma poco incisiva, quasi timida nel cercare la conclusione, come se i nuovi schemi richiedessero ancora un rodaggio per essere eseguiti alla perfezione.
Il Torino, dal canto suo, ha provato a fare leva sulla fisicità e sulle ripartenze, e in un paio di circostanze ha sfiorato il gol con Njie e Aboukhlal, due attaccanti rapidi e abili nello sfruttare gli spazi che il Milan lasciava quando si spingeva in avanti con troppi uomini. Il primo tempo si è chiuso senza reti e con la sensazione che la partita potesse prendere una piega diversa da quella poi effettivamente verificatasi, perché il Milan appariva poco stimolato e quasi adagiato su un ritmo troppo blando per la caratura degli avversari.
Nella ripresa, però, l'atteggiamento è cambiato, e la squadra ha alzato il baricentro, trovando il gol con Cissé e poi raddoppiando con Rabiot, il quale è entrato a partita in corso e ha letteralmente cambiato il volto del centrocampo con la sua fisicità e la sua capacità di inserirsi.
L'impatto di Rabiot è stato devastante, come testimoniano il voto di 7,5 che gli è stato attribuito, e il suo gol è arrivato al termine di un'azione in cui ha dimostrato di saper essere decisivo sia in fase di interdizione che in quella offensiva, un aspetto che potrebbe rivelarsi determinante per il prosieguo della stagione.
Le voci del dopo partita: entusiasmo e campanelli d'allarme
Nel dopo partita, le dichiarazioni di Amorim hanno tradotto un cauto ottimismo, con l'allenatore portoghese che ha speso parole di elogio per il giovane Cissé, definendolo "già maturo" per il salto di qualità, ma anche sottolineando che si tratta di un punto di partenza su cui costruire con pazienza e senza fretta. Tuttavia, non sono mancate le voci più critiche, come quella di Fabio Capello, il quale ha colto l'occasione per mettere in guardia la squadra e lo stesso tecnico su un aspetto che potrebbe rivelarsi un problema nei prossimi impegni.
Secondo il noto allenatore, il Milan avrebbe mostrato alcune fragilità difensive e una certa tendenza a perdersi nei momenti di difficoltà, un "campanello d'allarme" che non va sottovalutato, soprattutto se si considera che il Torino ha giocato una partita dignitosa senza però essere particolarmente trascinante. Capello ha osservato che la squadra, pur vincendo, ha concesso troppo agli avversari e che, contro avversari di maggiore caratura, quelle stesse occasioni sarebbero state probabilmente trasformate in gol, con conseguenze ben diverse sul risultato finale.
Il match, insomma, ha restituito un Milan in costruzione, capace di entusiasmare con le scelte coraggiose e i giovani lanciati, ma anche un Milan che dovrà lavorare sodo per limare quei difetti che, in una Serie A sempre più competitiva, potrebbero costare caro. L'episodio del gol di Adams, che nel finale ha realizzato una perla per il Torino accorciando le distanze e rendendo il punteggio meno rotondo di quanto non fosse stato fino a pochi minuti prima, è stato l'ennesimo segnale che la partita non era mai stata realmente in ghiaccio, nonostante il doppio vantaggio.
La sostituzione di uno dei titolari a un quarto d'ora dalla fine, con relative condizioni fisiche da verificare, aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione per il tecnico, il quale dovrà gestire le energie dei suoi uomini in vista di un calendario che si preannuncia fitto di impegni e di insidie.
L'era di Amorim è cominciata con una vittoria, e questo è un fatto oggettivo che nessuna critica potrà mai scalfire, ma il percorso verso una piena maturazione collettiva è ancora tutto da scrivere, tra luci e ombre che si alterneranno nel corso di una stagione che si prospetta lunga e affascinante.
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