Fisco, la Gdf di Modena scopre un milione dal secondary ticketing illegale. Coppia di bagarini nei guai
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Redazione Economia
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Non convince l’acquisto di un biglietto per il concerto del proprio artista preferito o per la finale del campionato di calcio, magari a un prezzo inspiegabilmente gonfiato rispetto al valore originale? A Modena, la Guardia di Finanza ha messo a segno un’operazione che, chiudendo il cerchio intorno a un fenomeno tanto diffuso quanto subdolo, quello del secondary ticketing illegale, dimostra come dietro a quelle transazioni effimere si nasconda spesso un’attività imprenditoriale fraudolenta da centinaia di migliaia di euro. Il Comando Provinciale, coadiuvato dal Nucleo di polizia economico-finanziaria locale, ha infatti concluso un’indagine durata cinque anni – dal 2020 al 2025 – portando alla luce un sistema di acquisto massivo e sistematico di titoli di accesso a spettacoli, la cui successiva rivendita a prezzi maggiorati è avvenuta attraverso piattaforme online specializzate nel collegare la domanda rimasta insoddisfatta con un’offerta parallela, dietro naturale corresponsione di una commissione.
Acquistate migliaia di ingressi per grandi eventi, un milione recuperato a tassazione
Il bilancio finale dell’operazione, che ha visto finire sotto inchiesta due coniugi – lui napoletano, lei russa – è particolarmente significativo: un milione di euro è stato recuperato a tassazione, a fronte di ricavi complessivi accertati per due milioni di euro. Significa che la coppia, nella sostanza, aveva costruito una redditissima attività speculativa basandosi sulla legge della domanda e dell’offerta, ma fuori da ogni regola. Loro, spiegano gli investigatori, erano riusciti ad acquistare migliaia di biglietti per eventi di richiamo nazionale e internazionale, rivendendoli al doppio, o in alcuni casi al triplo, del prezzo di copertina. Un rincaro che, come emerso nel dettaglio delle indagini, ha toccato punte del 300 per cento, per esempio in occasione del concerto romano dei Coldplay nel 2024.
Centosessantasei account di posta e un giro d’affari milionario sulle piattaforme Viagogo e StubHub
La mole di dati acquisita dalle Fiamme Gialle modenesi ha permesso di ricostruire un meccanismo quasi industriale: i due indagati, per eludere i controlli e aggirare i limiti all’acquisto imposti dai circuiti di vendita primaria, avevano attivato la bellezza di 166 account di posta elettronica diversi. Una cifra, quest’ultima, che di per sé restituisce l’idea della pianificazione certosina messa in campo. Attraverso quegli stessi account, i coniugi sono riusciti a partecipare all’acquisto di biglietti per oltre cinquecento grandi eventi in cinque anni, incassando un profitto netto di circa un milione di euro. Le piattaforme utilizzate per la ricollocazione illecita dei titoli erano principalmente Viagogo e StubHub, due colossi del secondary ticketing legale solo sulla carta, laddove chi rivende non possieda l’autorizzazione del venditore primario o dichiari il falso sulla natura del proprio operato.
Rivendita illegale e fisco evaso: l’inchiesta della Guardia di Finanza come spartiacque
L’attività investigativa, partita dal Comando Provinciale di Modena con un focus mirato sul mercato parallelo dei titoli di accesso a spettacoli, ha dunque accertato che il fenomeno del secondary ticketing – quello vero, non autorizzato – non è solo una seccatura per i fan, ma una vera e propria frode fiscale. Le transazioni avvenivano completamente in nero, senza emissione di fattura né dichiarazione dei redditi, e i guadagni milionari finivano dritti nelle tasche dei due bagarini senza che nemmeno un euro fosse versato all’Erario. Il recupero a tassazione del milione di euro rappresenta, in quest’ottica, non soltanto una sanzione economica per i due coniugi, adesso formalmente indagati, ma anche la dimostrazione di come un’indagine patrimoniale ben condotta possa restituire legalità a un comparto – quello dei grandi eventi dal vivo – troppo spesso ostaggio di speculatori senza scrupoli.




