La guardia di finanza scopre due bagarini digitali a Modena: un milione evaso su 15mila biglietti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Li chiamano “bagarini digitali”, ma l’etichetta, in casi come questo, finisce per suonare persino riduttiva. La Guardia di finanza di Modena, attraverso un’analisi operativa di rischio battezzata ‘Follow the Ticket’ e sviluppata dal Nucleo Speciale Beni e Servizi, ha infatti smantellato un sistema speculativo su larga scala che vedeva protagonisti due coniugi modenesi – lui napoletano, lei russa – capaci di acquistare, in cinque anni, circa quindicimila tagliandi per eventi di ogni genere. Concerti (tra i quali spicca, per la portata del rincaro, quello dei Coldplay del 2024 a Roma), partite di calcio e spettacoli dal vivo venivano così sottratti al mercato ufficiale per essere rigirati su piattaforme come Viagogo e StubHub, con un sovrapprezzo che, in alcuni casi, sfiorava il 300 per cento. Il meccanismo, a ben vedere, appare quasi industriale nella sua serialità: i due sono riusciti a gestire centosessantasei account di posta elettronica diversi, ognuno dei quali riconducibile – attraverso verifiche incrociate – alle stesse due persone fisiche. E in questo modo hanno messo le mani su un totale di cinquecento grandi eventi, rivendendo poi i biglietti a prezzi gonfiati.

Un giro d'affari da due milioni, un milione fuori dal fisco

L’attività illecita, nel suo complesso, ha generato ricavi per circa due milioni di euro; la coppia, stando alle ricostruzioni delle fiamme gialle, ne ha però nascosti al fisco poco meno della metà, ovvero un milione di euro. Non solo secondary ticketing, quindi, ma anche e soprattutto evasione fiscale. I due coniugi – che devono rispondere di redditi non dichiarati per quell’importo – avevano costruito una sorta di impresa parallela, del tutto sommersa, basata su una domanda costante di biglietti per eventi sold out. Acquistando in blocco dai canali autorizzati (spesso grazie a bot informatici o a sistemi automatici di prenotazione), riuscivano a saturare l’offerta per rivenderla, pezzo per pezzo, a un pubblico disposto a pagare cifre ben superiori al valore nominale. Il margine di guadagno, in taluni casi, superava addirittura il triplo del prezzo originale.

Centosessantasei account e nessuna traccia apparente

L’indagine condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Modena ha preso le mosse proprio dalla difficoltà, per i rivenditori autorizzati, di distinguere un acquirente in buona fede da uno speculatore professionista. E infatti la coppia aveva disseminato le proprie tracce digitali con cura: 166 account di posta elettronica, altrettanti profili sulle piattaforme di ticketing, nominativi fittizi e metodi di pagamento diversificati. Eppure, l’analisi dei flussi finanziari e dei dati aggregati ha permesso di risalire a loro, inchiodandoli a un sistema di compravendita che – va detto – nulla aveva a che vedere con il semplice ri-venditore occasionale. Non si trattava di cedere il biglietto per un imprevisto dell’ultimo minuto, ma di un’operazione strutturata, condotta con metodi quasi aziendali: acquisti programmati, monitoraggio dei concerti più attesi, rincari calibrati in base alla domanda.

Le piattaforme online come piazze virtuali della bagarinaggio

Viagogo e StubHub, in questo contesto, hanno agito da vetrine perfette per il riciclo dei tagliandi. Su questi portali – dove la verifica dell’identità del venditore è spesso labile – i due coniugi potevano annunciare i biglietti a prezzi maggiorati senza che scattassero particolari controlli. La Guardia di finanza ha potuto quantificare il volume degli affari incrociando le dichiarazioni omesse (o mai presentate) con i movimenti bancari e le commissioni incassate dalle stesse piattaforme. Alla fine, il quadro è apparso chiaro: un giro enorme, 15mila biglietti smistati su mezzo migliaio di eventi, per un introito complessivo di due milioni, di cui la metà sparita nel buco nero dell’evasione. L’operazione ‘Follow the Ticket’ ha così restituito alla luce un fenomeno – quello del bagarinaggio digitale – che negli ultimi anni ha assunto dimensioni sempre più rilevanti, alimentato dalla crescita esponenziale della domanda di concerti e partite e dalla limitatezza dell’offerta ufficiale.

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