Spagna, il racconto del sopravvissuto e il silenzio del lutto dopo la serie nera di incidenti ferroviari
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Redazione Esteri
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“Avevo vetro in bocca, masticavo e sentivo il vetro. Poi mi sono svegliato e ho capito di essere vivo”. La testimonianza di Santiago Tavares, scampato al disastro di Adamuz, dove un treno è deragliato domenica scorsa, incide con la sua crudezza una ferita ancora aperta nel paese. Quell’immagine, di un Corpo che si ridesta nel dolore e nella consapevolezza di aver superato la morte, sintetizza il trauma di una nazione che si interroga, mentre la rete ferroviaria, considerata tra le più sicure d’Europa, viene scossa da una sequenza di eventi tragici. A poche ore di distanza, infatti, un altro grave incidente ha coinvolto il servizio locale Rodalies vicino a Gelida, in Catalogna, causando la morte di un macchinista e decine di feriti, cinque dei quali in condizioni molto gravi. I servizi, in quella regione, sono stati sospesi per il maltempo, un fattore che si aggiunge alle indagini tecniche già in corso.
L’inchiesta e il parere dell’esperto sul deragliamento
Mentre i soccorritori lavoravano tra le lamiere contorte ad Adamuz, salvando tra gli altri una bambina di sei anni, le autorità hanno avviato le procedure per stabilire le cause del disastro. Un esperto di prevenzione dei rischi, l’ingegnere Fernando Minaya Rodríguez, interpellato per un parere tecnico, ha escluso in via preliminare un guasto ai binari, concentrando invece l’attenzione sulla carrozza numero sei del convoglio Iryo. Le sue valutazioni, per quanto preliminari, indicano una possibile pista di indagine interna al treno stesso, anche se le indagini ufficiali dovranno confermare o smentire questa ipotesi. Nel frattempo, altri due deragliamenti minori, verificatisi mercoledì, hanno contribuito ad alimentare un dibattito pubblico sempre più acceso sulla sicurezza delle infrastrutture, un dibattito che ora attende dati certi e conclusioni tecniche definitive.
Il gesto istituzionale della monarchia e il minuto di silenzio europeo
Alla risposta tecnica si è affiancata, con tempismo significativo, una risposta istituzionale che ha visto la monarchia spagnola in prima linea. Il re Felipe VI e la regina Letizia hanno visitato il luogo della sciagura, un gesto che ha assunto un particolare risalto per la figura della sovrana. La regina Letizia, che prima del matrimonio reale ha esercitato la professione giornalistica, è stata descritta da chi la conosce bene, come lo storico giornalista Luis de León Barga, come una figura chiave nella gestione del lutto pubblico. La sua presenza tra i feriti, in particolare tra i bambini, è stata percepita come un momento di umanizzazione dell’istituzione, capace di trasmettere empatia in un frangente di dolore collettivo. Una sensibilità che ha trovato eco anche a livello continentale, con un minuto di silenzio osservato al Parlamento europeo, in una sessione che coincideva con il quarantesimo anniversario dell’adesione della Spagna all’Unione.
La riflessione nazionale sulla sicurezza
Questa serie di eventi, che ha portato via troppe vite in pochi giorni, ha inevitabilmente aperto una profonda riflessione in Spagna. L’interrogativo principale, che circola negli ambienti politici e tecnici e tra i semplici cittadini, riguarda la tenuta di un sistema ferroviario fino a ieri considerato un vanto nazionale. Gli incidenti, sebbene distinti per dinamiche e contesti – uno riguardante l’alta velocità e l’altro il trasporto regionale – pongono questioni parallele sulla manutenzione, sui controlli e sulla gestione del rischio. Le parole del sopravvissuto, con quel vetro masticato che diventa simbolo di una violenza subita e superata, risuonano come un monito a non archiviare troppo in fretta la tragedia, ma a cercare, con rigore e trasparenza, tutte le risposte possibili.




