Il “tesoro” di Zapatero, gioielli e petrodollari: la cassaforte dell’ex premier al centro dell’inchiesta Plus Ultra

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Oltre cento pezzi di alta gioielleria – collier tempestati di rubini, spille in oro massiccio, anelli con zaffiri e una cascata di smeraldi – sono stati rinvenuti dagli agenti della polizia spagnola all’interno di una cassaforte situata nello studio privato di José Luis Rodríguez Zapatero, l’ex leader socialista che ha governato la Spagna tra il 2004 e il 2011.

La perquisizione, effettuata nell’ambito del filone giudiziario che indaga il controverso salvataggio pubblico della compagnia aerea Plus Ultra, ha portato al sequestro di 103 oggetti di lusso per un valore stimato tra i 2 e i 3 milioni di euro, tra cui pregiati orologi Omega e Longines.

A dare man forte agli inquirenti è stata la segretaria storica dell’ex presidente, la quale ha giustificato l’apparente tesoro definendolo “parte dell’eredità della moglie” Sonsoles Espinosa, nonché una collezione accumulata grazie a “regali ricevuti durante viaggi ufficiali e privati”.

Le ramificazioni venezuelane e il ruolo della “Z”

Se il ritrovamento dei gioielli ha acceso l’immaginario collettivo, sono le carte sequestrate – e in particolare le agende manoscritte dell’imprenditore Julio Martínez – a costituire il nodo centrale dell’accusa mossa dal giudice istruttore José Luis Calama, dell’Audiencia Nacional.

Secondo quanto riportato dagli atti investigativi, Zapatero non si sarebbe limitato a intercedere per il salvataggio da 53 milioni di euro destinato a Plus Ultra durante la pandemia, ma avrebbe invece negoziato accordi direttamente collegati a risorse strategiche del Venezuela, tra cui tonnellate di petrolio, oro e nichel.

In quelle agende, scritte con la sigla “Z” o “Zorro” per celare l’identità dell’ex presidente, compaiono piani dettagliati che includono percentuali di commissione (un 10% scritto in rosso) su contratti petroliferi, con riferimenti espliciti a società statali venezuelane come la Corporación Venezolana de Minería (CVM) e a istruzioni specifiche per nascondere i movimenti della banca statale Bandes.

Il meccanismo delle società schermo e i conti delle figlie

La struttura della presunta organizzazione criminale, che il magistrato definisce “stabile e gerarchizzata”, ruotava attorno a un giro di fatture false e consulenze fittizie. Il flusso di denaro, secondo la tesi dell’Udef (l’unità anti-corruzione spagnola), sarebbe transitato attraverso società come “Analisis Relevante”, riconducibile all’amico e presunto prestanome Julio Martínez, per poi riversarsi nelle casse di “Whathefav”, un’agenzia di comunicazione intestata alle figlie di Zapatero.

Le indagini hanno quantificato in circa 1,9 milioni di euro le somme distribuite tra il 2020 e il 2025, con particolare attenzione ai 490 mila euro finiti direttamente a Zapatero e ai successivi 239 mila euro destinati alle imprese delle figlie, un passaggio che ha spinto il giudice Calama a disporre il blocco proporzionato dei conti correnti anche per Laura e Alba Rodríguez Espinosa.

Le chat, la fuga programmata e l’interrogatorio imminente

Non solo documenti cartacei: gli investigatori hanno messo le mani su hard disk, chiavette Usb e agende personali intestate “Presidente Zapatero” valide fino al 2025, elementi che hanno contribuito a ricostruire le presunte mediazioni illecite. Emerge, dalle chat sequestrate ai telefoni degli imprenditori coinvolti, la consapevolezza diffusa della capacità d’influenza dell’ex capo di governo, considerato l’ago della bilancia per ottenere favori – come il salvataggio di Plus Ultra – dalle alte sfere del governo spagnolo e da Caracas.

La tensione è salita ulteriormente quando la stampa iberica ha rivelato l’esistenza di un biglietto aereo acquistato frettolosamente per Santo Domingo, con un successivo volo privato in programma per raggiungere Caracas, un dettaglio che i legali di Zapatero hanno ovviamente smentito, sebbene abbia alimentato le richieste del partito Vox affinché gli venisse ritirato il passaporto diplomatico.

Zapatero, che ha sempre rivendicato la legalità delle sue consulenze e definito “assurdi” i collegamenti investigativi, è stato formalmente convocato per un interrogatorio il prossimo 2 giugno, chiamato a rispondere di accuse pesanti che includono traffico di influenze, riciclaggio, falsità documentale e associazione a delinquere.

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