Addio a Paolo Di Nunno, l'ex presidente che riportò il Lecco in serie B

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Un lutto improvviso e straziante ha colpito il calcio italiano, privandolo di una figura storica il cui nome è legato a una delle imprese più significative degli ultimi anni per un club di provincia. Paolo Di Nunno, che soltanto due giorni prima aveva seguito la sua Baranzatese nello stadio Ferruccio ottenendo un prezioso pareggio contro il Seregno, è morto all'età di settantasei anni, lasciando un vuoto profondo in tutti coloro che ne hanno condiviso la passione viscerale per il pallone. La notizia, diffusasi nel pomeriggio di martedì 20 gennaio, ha suscitato immediata incredulità, soprattutto in quanti, vedendolo in panchina con la consueta vitalità, lo avevano ritrovato identico a se stesso, a quel presidente che tra il 2013 e il 2017 guidò con determinazione il 1913 Seregno.

L'uomo dell'impresa storica bluceleste

La sua memoria, tuttavia, rimarrà per sempre scolpita nella cronaca sportiva lombarda per un traguardo epocale, conseguito durante la sua presidenza al Lecco. Fu infatti sotto la sua guida, e grazie alla squadra plasmata dall'allenatore, che il club bluceleste riuscì a centrare, dopo un'attesa lunga cinquant'anni, la promozione in serie B, un'impresa che riportò la società di via don Pozzi nei ranghi del calcio professionistico di secondo piano. Quella promozione, un vero e proprio sogno per tifosi e addetti ai lavori, rappresenta il sigillo indelebile della sua visione e del suo impegno, elementi che gli valgono oggi riconoscimenti unanimi.

Il cordoglio delle istituzioni calcistiche

Il mondo del calcio si è immediatamente unito nel dolore, esprimendo attraverso comunicati ufficiali la propria vicinanza alla famiglia. La Lega Pro, per voce del presidente, dei vicepresidenti e dell'intero consiglio direttivo, ha pubblicamente espresso il proprio cordoglio, unendosi al lutto che ha colpito il Lecco Calcio e tutti i suoi sostenitori. Allo stesso modo, il Canosa, di cui Di Nunno era presidente onorario, lo ha ricordato con parole commosse, sottolineando il peso della perdita non solo per la società ma per l'intero movimento.

Un vuoto difficile da colmare

La sua scomparsa, giunta mentre era ancora attivamente coinvolto nella guida della Baranzatese, interrompe bruscamente un percorso di dedizione al calcio che non conosceva soste, segnato da un'energia e una sfrontatezza che lo caratterizzavano sia negli uffici dirigenziali sia in panchina. La notizia, oltre a lasciare smarriti gli amici di una vita e i collaboratori più stretti, riapre le pagine di una storia sportiva fatta di obiettivi ambiziosi e traguardi concreti, il cui ricordo oggi si mescola inevitabilmente al dolore per una partita che, questa volta, non si è potuta giocare.

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