A Bastia Umbra il test di Medicina finisce nel mirino

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La giornata del 20 novembre presso UmbriaFiere, dedicata al cosiddetto ‘semestre filtro’ per Medicina e Chirurgia, ha sollevato, al di là della sua funzione selettiva, un velo di contestazioni che diversi candidati hanno prontamente sollevato. Nelle ore immediatamente successive allo svolgimento della prova, infatti, molti di loro hanno utilizzato gruppi WhatsApp e contattato testate locali per segnalare una serie di criticità organizzative, le quali, a loro dire, avrebbero potuto minare l’uniformità di trattamento e la correttezza stessa della selezione. Secondo le numerose testimonianze che hanno iniziato a circolare, il test – articolato in tre distinte prove per chimica, fisica e biologia, ciascuna composta da 31 domande tra risposta multipla e completamento – si è svolto con tempistiche ben precise: ai candidati sono stati concessi 45 minuti per sessione, intervallati da una pausa di un quarto d’ora tra una materia e l’altra, un lasso di tempo che alcuni hanno giudicato insufficiente per il recupero della concentrazione.

Le segnalazioni dalle aule

Le lamentele, peraltro, non sono rimaste confinate alla sola percezione di un disagio logistico, ma hanno toccato aspetti più concreti, come la presunta incapacità di vigilanza da parte del personale addetto, un elemento che, se confermato, avrebbe creato le condizioni per comportamenti irregolari. Se ne è avuta eco, seppur indirettamente, quando Andrea Maggi ha parlato, senza mezzi termini, di un “mancato scandalo”, citando esplicitamente, tra i fatti riportati, “le foto delle prove circolate durante lo svolgimento dei test, le chat intasate e i cellulari che squillavano in aula, con candidati che copiavano senza ritegno dai telefonini”. Questa Descrizione, sebbene non si riferisca nello specifico alla sede umbra, delinea un quadro nazionale di cui le segnalazioni di Bastia Umbra sembrerebbero essere una conferma, un sintomo di una problematica più ampia e trasversale che investe la tenuta del nuovo sistema di accesso.

Il contesto nazionale del ‘filtro’

Il modello del semestre filtro, che posticipa la selezione alla fine di un primo periodo di studi, è stato al centro di un acceso dibattito fin dalla sua introduzione, e gli eventi di queste settimane non hanno fatto che alimentarlo. All’Università degli Studi dell’Aquila, per citare un altro caso emblematico, la natura spiccatamente selettiva del meccanismo è apparsa in tutta la sua evidenza: su circa 550 iscrizioni iniziali pervenute a settembre, soltanto 470 studenti si sono presentati materialmente a sostenere la prova, per contendersi appena 200 posti disponibili. Un imbuto che, da solo, spiega le tensioni e le aspettative che gravano su questi appuntamenti, trasformando le aule d’esame in un campo di gara dove la posta in gioco è altissima e dove qualsiasi anomalia organizzativa viene immediatamente percepita come un’ingiustizia.

La risposta istituzionale

In questo clima di confusione e di polemiche crescenti, la ministra Anna Maria Bernini è intervenuta per dare un segnale di continuità, annunciando, anche attraverso i propri profili social, l’apertura delle iscrizioni per il secondo appello del semestre aperto. Una mossa che, al di là delle intenzioni, sembra voler procedere secondo il calendario stabilito, senza che le proteste e le segnalazioni di presunte irregolarità abbiano, per il momento, sortito un effetto tangibile sul piano delle decisioni ministeriali. Il sistema, dunque, prosegue il suo iter, mentre dalle varie sedi universitarie continuano a piovere resoconti che mettono in discussione l’impeccabilità dello svolgimento delle prove, lasciando in sospeso una domanda cruciale sulla reale capacità di garantire pari opportunità a tutti i partecipanti.

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