Accesso a Medicina, il semestre filtro boccia nove studenti su dieci
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Redazione Interno
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L’onda d’urto dei primi risultati del nuovo sistema di selezione per Medicina e Chirurgia, il cosiddetto semestre filtro, continua a propagarsi nelle aule universitarie e nel dibattito pubblico, rivelando criticità che vanno ben al di là delle più pessimistiche previsioni. I dati, pubblicati sulla piattaforma Universitaly, dipingono un quadro che molti definiscono drammatico: a livello nazionale, soltanto una percentuale compresa tra il 10 e il 15 per cento degli studenti iscritti al primo semestre è riuscita a superare tutte e tre le prove d’esame previste, che sono Chimica, Biologia e, soprattutto, Fisica. Quest’ultima, in particolare, si è configurata come lo scoglio insormontabile per la stragrande maggioranza dei candidati, trasformando il primo appello in una selezione durissima le cui conseguenze potrebbero lasciare posti scoperti in numerose sedi universitarie italiane.
Il caso emblematico di Pavia e la prova di Fisica
Un esempio particolarmente significativo, che sintetizza la portata del fenomeno, viene dall’Università di Pavia, ateneo di antica tradizione medica. Qui, stando a quanto riportato, solo il 15 per cento degli immatricolati è riuscito a superare l’esame di Fisica, la materia che si è rivelata la più ostica e selettiva in assoluto. Una percentuale che, sebbene leggermente superiore alla media di altri poli, conferma comunque l’eccezionale difficoltà della prova, la quale ha di fatto azzerato le chance di gran parte degli aspiranti medici. Questo scenario, che qualcuno ha definito senza mezzi termini una “carneficina accademica”, ha inevitabilmente riacceso le polemiche sulla riforma voluta dalla ministra Bernini, la quale ha sostituito il tradizionale test d’ingresso a numero chiuso con questo meccanismo di selezione post-immatricolazione.
La finestra del secondo appello e il rischio di posti vuoti
Agli studenti che non hanno superato gli esami o che hanno ottenuto un voto troppo basso per essere competitivi nella successiva graduatoria nazionale, resta ora un’ultima opportunità: il secondo appello, fissato per il 10 dicembre. In quell’occasione, potranno ripetere le prove, tentando quel riscatto che appare per molti l’unica via per non vanificare l’iscrizione al corso di laurea. Si preannuncia, dunque, un vero e proprio boom di “ripetenti”, i quali si troveranno a dover affrontare nuovamente lo stesso scoglio in un clima di grande pressione. Il rischio concreto, paventato da diversi osservatori, è che una selezione così stringente finisca per non riempire tutti i posti disponibili, creando un paradosso per un percorso di studi sempre iper-richiesto.
Le implicazioni di un sistema sotto esame
Al di là delle reazioni emotive, i numeri del primo appello pongono interrogativi sostanziali sul funzionamento del semestre filtro, il cui obiettivo dichiarato era quello di selezionare i migliori attraverso un giudizio basato sul merito accademico continuativo, e non sulla performance unica di un quiz. Tuttavia, l’esito così estremo delle prime prove, con punte di non promossi che sfiorano il 90 per cento in alcune discipline, lascia intendere come possa esserci un divario significativo tra la preparazione con cui gli studenti escono dalle scuole superiori e ciò che viene richiesto loro in ambito universitario fin dalle primissime settimane. Un divario che il nuovo sistema, nella sua attuale applicazione, sembra misurare in modo talvolta brutale, senza forse concedere quel tempo di adattamento che molti ritenevano insito nella filosofia del “filtro” progressivo.




